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Visualizzazione dei post da luglio 11, 2019

Giallo Cicco, mi ci ficco

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La Planche des Belles Filles, la montagna degli italiani. E della maglia gialla.  Qui Vincenzo Nibali vinse nel 2014, e la strappò a un francese, Tony Gallopin. Qui Aru vinse nel 2017, e il primato restò in Sky ma passò da Geraint Thomas a Chris Froome (che qui aveva vinto nel 2012, e in giallo andò Bradley Wiggins). 
Qui non ha vinto Giulio Ciccone, secondo dietro il belga Dylan Teuns, compagno di Nibali alla Bahrain-Merida. Ma il "Cicco" - che di Nibali compagno lo sarà l'anno prossimo alla Trek-Segafredo - l'ha sfilata per 6" a un francese, Julian Alaphilippe. 
Con Geraint Thomas e Thibaud Pinot l'ultimo big ad arrendersi su quell'impennata brutale, allungata quest'anno con un sadico sterrato di un km al 24% di pendenza.
Tale era la fatica che Giulio scuoteva la testa per non averlo vinto, il primo tappone (con 7 GPM) di questo Tour 106, e senza rendersi conto di essere in giallo. 
Li ha staccati tutti, la reincarnazione del "camoscio d'…

Peugeot: A cycling dynasty

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http://www.cyclingnews.com/features/peugeot-a-cycling-dynasty/?utm_source=facebook&utm_medium=social&utm_campaign=prendas1&fbclid=IwAR3H339OW1y2CN66UtwRfb_JwFFXxX3iPAA2M2BdOQqpUO7xZPJolzJBw94
30 years since the end of the most successful team in cycling history


It has been exactly 30 years since the name Peugeot last cropped up in the professional peloton, when Roger Legeay's Z-Peugeot team boasted Robert Millar and Gilbert Duclos-Lassalle. The end of the 1989 season marked the end of the longest sponsorship in the sport, and the exit of the most successful team in Tour de France - and perhaps cycling - history.
Over 88 years of both primary and co-sponsorship, Peugeot (and independent riders on Peugeot bikes) won 10 Tours, beating the structure currently known as Movistar into second place by three wins, while Team Sky and Renault boast six apiece. Alongside those victories stood countless Monuments, as well as national and world champions.
The company started out all …

Madrid 1982: una vittoria da Urlo

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di CHRISTIAN GIORDANO
Finali Mondiali, Rainbow Sports Books

C'è quello di Edvard Munch. Quello di Allen Ginsberg. E quello di Marco Tardelli. È l’Urlo.

Con il suo Grido, un olio su cartone dipinto nel 1893 e oggi conservato al Munch-museet di Oslo, il maestro norvegese ha dato voce e colore al rantolo muto del Novecento, regalandoci una gelida, inquietante icona che incarna - spietatamente - la condizione esistenziale della modernità.

Nel 1956 una poesia, che esprimeva una disperata e impotente denuncia contro il materialismo, si abbatté con la forza di un uragano nello stagnante conformismo della letteratura. E, più in generale, della cultura americana: era Howl di Ginsberg, considerato il portavoce della Beat Generation degli anni Cinquanta, pubblicata presso la City Lights Books di San Francisco, casa editrice fondata e diretta da Lawrence Ferlinghetti. L’anno del processo per oscenità (!) è invece il succesivo, 1957.

L’11 luglio 1982, il secondo gol, quello «della sicurezza» …