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SEVENTIES - Tony Currie, artista al bacio

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di CHRISTIAN GIORDANO © - Rainbow Sports Books ©

TONY CURRIE (Edgware, nel Middlesex, 1° gennaio 1950) non è stato soltanto uno dei più talentuosi centrocampisti inglesi, dotato di grande visione di gioco e lanci lunghi e precisi. Era un artista del pallone. E come tutti gli artisti, grandi o piccoli che siano, era nato per saltarle le righe, non per vivacchiarci dentro.
Quando già lavorava per una ditta di costruzioni edili, firmò da dilettante per il Queens Park Rangers. Non confermato dopo la breve parentesi da apprendista al Chelsea, nel maggio 1967 lo prese il Watford con cui conquistò la nazionale giovanile. Sei gol nelle sue prime quattro partite di campionato e, subito il suo diciottesimo compleanno, per 35 mila sterline, eccolo allo Sheffield United.
In gol al debutto con i Blades, battuti 3-2 dal Tottenham, saltò il match successivo perché... doveva andare a sposarsi.

Presto monitorato per la nazionale maggiore, pur non militando certo in un club à la page, giocò per la  Foo…

Tour '87, storico e spettacolare

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Roche fa l'andatura verso Millau
http://oldforum.cicloweb.it/viewthread.php?tid=5606
Fu il Tour più combattuto degli ultimi 20 anni. Giusto 20 anni fa. Ancora più di quello del 1989. Quando alla penultima tappa erano ancora in tre in corsa... per vincere. La scampò Stephen Roche, che fece doppietta per poi andare a prendersi il tris al mondiale. 
Il Tour 1987, storico e spettacolare. Già durante la fine del 1986 la Grand Boucle chiudeva due ere. Mancava Hinault che aveva chiuso col ciclismo proprio alla fine di quell’anno. Ma anche a livello organizzativo ci furono novità. Félix Lévitan, storico ‘condirettore’ andò in pensione. Rimaneva Goddet, che avrebbe continuato ancora per due anni, ma la sua ormai era solo presenza. A dirigere il Tour arriva Xavier Louy con l’aiuto di Francois Naquet Radiguet. I due perfezionano qualcosa a cui Goddet e Lévitan hanno lavorato da anni. Far partire il Tour da Berlino [Ovest], in piena ‘guerra fredda’. E così fu. Il percorso che Tour che Louy e N…

We look back at Stephen Roche’s bronze medal ride in the 1983 World Pro Champs

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http://www.stickybottle.com/latest-news/we-look-back-at-stephen-roches-bronze-medal-ride-in-the-1983-world-pro-champs/
Stephen Roche winning stage 2 of the Health Race Rás Tailteann from Longford to Westport in 1979 from Denis Brennan. 
He would win the race overall aged just 19 years, competing with a strong Irish Cycling Federation selection that also included Tony Lally, John Shortt, Ollie McQuaid and Alan McCormack. 
His last big outing for Ireland as an amateur was the 1980 Moscow Olympics and the following year, 1981, he would turn pro with Peugeot. He immediately beat Bernard Hinault for his first pro win at the Tour of Corsica. 
Just two months into his pro career, he would win Paris Nice, with Sean Kelly winning the following seven editions of that race. Roche continued to blaze the trail and in 1983 won a series of huge races before taking bronze at the World Championships in Switzerland at the end of that season. 
(Photo with thanks to Eddie Dawson http://www.rastailteann.c…

1983 - Juve regina d'Albione

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https://www.youtube.com/watch?v=YTVwgC9wkUk

1983, il popolo juventino «scopre» Platini Calcio di coppa, uno spot di squadra
Vincere oltremanica, per le squadre italiane, è sempre stata un’impresa. La prima si registra nel torneo continentale più importante, il 2 marzo 1983 al Villa Park di Birmingham. I bianconeri, già sbarazzatisi dei danesi dello Hvidovre (1-4/3-3) e, negli ottavi, dello Standard Liegi (1-1 in Belgio, 2-0 casalingo firmato da Paolo Rossi), sono ospiti dell’Aston Villa regina d’Europa l’anno prima.
La Rai ha scelto la differita e così milioni di juventini si sintonizzano sulla rete commerciale, la jurassicaTelemontecarlo, che ha acquistato i diritti per trasmettere la diretta. E qui Rossi, fregandosene delle più elementari esigenze di palinsesto, la combina grossa. Pronti-via, sulla sinistra Cabrini scambia con Bettega e va al cross, rapinoso colpo di testa di “Pablito” e gol: 0-1 dopo meno di 40” dal fischio d’inizio. I «Villans» non hanno ancora toccato il pallone …

1984 - Profondo giallorosso

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L’anno dopo Atene tocca per la prima volta alla Roma. Complici infortuni (Ancelotti in primis) e leggerezze difensive dovute principalmente al passaggio di Vierchowod alla Sampdoria, la «Maggica» abbandona già nel girone d’andata le speranze di bis in campionato. Ma in coppa marcia spedita superando l’IFK Goteborg (3-0/1-2), il CSKA Sofia (1-0/1-0), la Dynamo Berlino (3-0/1-2) e il Dundee United (0-2 in Scozia, 3-0 all’Olimpico) del caso Vautrot. 
Con la finale in casa, tutto sembra pronto per celebrare Di Bartolomei che alza la Coppa dei Campioni, compreso il concerto gratuito di Venditti al Circo Massimo. La sindrome-Amburgo, evidentemente, non ha insegnato nulla. E così, il 30 maggio, la Roma, che deve fare i conti con l’assenza per squalifica del terzino sinistro Maldera e gli acciacchi di Falcão, non può che partire favorita. 
La partita però si mette subito male. Al 15’ Neal, capitano dei «reds», approfitta di una carica di Whelan su Tancredi, tollerata dall’arbitro svedese Fre…

1965 - Peiró, che gol…

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di Christian Giordano © - Guerin Sportivo ©
© Rainbow Sports Books

L’Inter si ripete nel 1965, anno in cui l’Italia schiera, oltre ai campioni d’Europa, il neoscudettato Bologna (eliminato al primo turno dall’Anderlecht: 0-1; 2-1; 0-0 allo spareggio, i belgi si qualificano per sorteggio). I nerazzurri superano la Dinamo Bucarest (6-0/1-0), i Glasgow Rangers (3-1/0-1) e il Liverpool (1-3 in Inghilterra e 3-0 a San Siro). In finale, a Milano, il 27 maggio 1965, prevarranno per 1-0 (Jair al 42’) sul Benfica. Nei «Momenti di Coppa» però entra di diritto la semifinale di ritorno, la magica serata di Inter-Liverpool. 
Davanti ai 54.082 di "Anfield" il Liverpool ha dominato, tanto che perfino Herrera è costretto ad ammetterlo: «Avevamo già perso in passato, ma stasera ci hanno proprio battuto», e non è proprio la stessa cosa. Il 3-1 era pesante, ma sarebbe potuto degenerare in un pesantissimo 4-1 se Lawler, superati tre difensori, non si fosse limitato a colpire l’esterno della re…

HOOPS MEMORIES - Il sabbatico di Barry: il riposo del Guerriero

https://www.amazon.it/Hoops-Memories-Momenti-basket-americano-ebook/dp/B01JAC2GTQ

di CHRISTIAN GIORDANO ©
Rainbow Sports Books ©

Quando nel 1965, con i San Francisco Warriors, Rick Barry irruppe nel basket pro, erano in parecchi a dubitare che avrebbe segnato come era solito fare alla University of Miami (29.8 PPG). Barry era molto esile, 1.99 ma per appena 90 kg, e se il suo talento era incontestabile, a lasciare perplessi era la sua capacità di far fronte al martellamento fisico che avrebbe sicuramente subito misurandosi a livello professionistico.
Ma queste perplessità scomparvero immediatamente con Barry che alla sua prima stagione andò oltre i 25 di media e vinse il Premio di Rookie of the Year. L’anno seguente, esplose a più di 35 punti a partita che lo laurearono capocannoniere NBA. Trascinati da Barry in attacco e dal roccioso Nate Thurmond sotto i tabelloni, i Warriors si erano spinti sino alle finali NBA, ma poi avevano dovuto arrendersi agli irresistibili 76ers di Chamberla…