Post

Giancarlo Perini tra Chiappucci e Bugno

Immagine
http://www.ciclonews.biz/giancarlo-perini-duca-benidorm/?fbclid=IwAR1vyawl_qlPa64zp-MlToZvpxdtZ_lGZ7WrYCKFtvSYY0hk5zvaf78Ds7E
11 novembe 2019
Giancarlo Perini il gregario di Chiappucci che fece vincere a Gianni Bugno il Campionato Mondiale di Benidorm del 1992
Giancarlo Perini nasce in località Costa Nicrosi, a Carpaneto Piacentino il 2 dicembre 1959, a undici anni scopre la bicicletta e fin da subito è autentica passione. Si iscrive al Gruppo Sportivo del Comune di Cadeo. Dopo la classica trafila nelle corse giovanili, nel 1976 passa alla A.S.D. Pedale Arquatese di Castell’Arquato, gareggiando per cinque stagioni tra i dilettanti (due anni con la terza categoria, poi tre tra seconda e prima).
Tra i dilettanti riesce a mettersi in mostra grazie alla vittoria nella Coppa d’Inverno, al Gran Premio di Verteva e alla Coppa Fiera di Mercatale.
Al Giro d’Italia dilettanti del 1980 conquista il titolo di miglior giovane e si classifica al quinto posto in classifica generale. La buona performa…

QUATTRO UOMINI E UN MURO

Immagine
https://www.facebook.com/ciclismoliquido/posts/3052689238079950?hc_location=ufi
di FILIPPO CAUZ - Bidon
In questa fotografia ci sono quattro corridori e un muro. Di soliti i ciclisti si relazionano con i muri per tre ragioni principali. Una è tecnica: un muro è un ottimo supporto a cui appoggiare la bicicletta. Una è fisiologica: in mancanza di bagni i muri sono spesso validi orinatoi. La terza è dolorosa: il muro capita che sia il punto terminale di una scivolata. In questa fotografia il muro non serve a nulla di tutto ciò. Rappresenta invece un belvedere, un punto d'osservazione su un mondo nascosto, che suscita interesse e curiosità nei quattro ciclisti. E non è l'unica anomalia. L'altra, la più ovvia, è che tra i quattro corridori professionisti e il muro, il più famoso è quest'ultimo, per quanto non sia certo il più celebre tra i muri del ciclismo.
Il 1° luglio del 1987 il Tour partì da Berlino. La Société du Tour de France non aveva mai portato il proprio "d…

Ennio Vanotti: «VIcino al capitano fino all'ultimo»

Immagine
di CHRISTIAN GIORDANO © in esclusiva per RAINBOW SPORTS BOOKS ©
Gregario dentro, fino all’ultimo.  E non potreste fargli complimento migliore. Ennio Vanotti ha il cuore grande come le sue montagne bergamasche. S’intuisce già dalle indicazioni che mi dà per raggiungerlo a casa sua, un piovigginoso pomeriggio di febbraio che sul far della sera vira forte sul nevischio.  «Non verso la Roncola», m’avverte al telefono per non farmi sbagliare strada, come invece puntualmente faccio salendo fino in centro di San Bartolomeo, l’Almenno sbagliato.  Ennio Vanotti è stato, «fino all’ultimo», “il” gregario nel senso più compiuto e più completo del termine. Sutter, Corti, Baronchelli-Contini-Prim, Saronni, Moser, Bugno, Rominger i suoi capitani. Tutti “serviti” con impegno e dedizione, lealtà e generosità a volte ai limiti dell’autolesionismo: perfino quel Moserone da cui, per quasi tutta la carriera, non aveva voluto saperne di andare perché il Cecco, con i suoi domestique, sarà anche sempre stato di …