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Visualizzazione dei post da aprile 1, 2019

No. 2 Michigan State vs. No. 3 Texas Tech — which team has the edge?

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https://eu.usatoday.com/story/sports/ncaab/2019/04/01/ncaa-tournament-final-four-preview-michigan-state-texas-tech/3329015002/
Scott Gleeson USA TODAY Published 11:55 AM EDT Apr 1, 2019
The Duke vs. Gonzaga showdown that top analysts envisioned in this semifinal never materialized. 
Instead, two veteran-laden teams in Michigan State and Texas Tech that played spoiler to those No. 1 seeds will square off for a clash that's sure to live up to the billing. These are the regular-season champions from the country's top two conferences, the Big Ten and the Big 12 — based on the NCAA's NET rating — after all.
Each of these teams have identities that largely rest on their best player's takeover abilities. For Michigan State, that go-to guy is Cassius Winston. For Texas Tech, it's Jarrett Culver. Both players were named their respective conference players of the year. 
Tip-off: Saturday, 8:49 p.m. ET, CBS
Michigan State's path to the Final Four:  The Spartans (32-6) nea…

No. 1 Virginia vs. No. 5 Auburn — which team has the edge?

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https://eu.usatoday.com/story/sports/ncaab/2019/04/01/ncaa-tournament-final-four-can-5-seed-auburn-bounce-virginia/3328581002/
Scott Gleeson USA TODAY Published 9:31 AM EDT Apr 1, 2019
Virginia vs. Auburn?
For those who picked this Final Four matchup on their bracket, kudos. 
The Cavaliers might've been the least likely of No. 1 seeds to get to the NCAA tournament's final weekend after historically losing to a No. 16 seed last March and looking shaky in the ACC tournament. 
And even though the fifth-seeded Tigers had won the SEC tournament heading into the NCAAs, they had a gauntlet path to get to the Final Four in a Midwest Regional in which many envisioned Kentucky or North Carolina winning. 
Tip-off: Saturday, 6:09 p.m., CBS
Virginia's path to the Final Four:  The anxiety-ridden Cavaliers (33-3) got a scare in their first round matchup against Gardner-Webb and trailed at halftime one year after stunningly losing to Maryland-Baltimore County. But coach Tony Bennett adjust…

Final Four Men's Preview: a Weekend of Classics, and the Promise of More

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Michigan State’s Cassius Winston, right, with Aaron Henry after Sunday’s win over top-seeded Duke sent the Spartans to the Final Four.CreditCreditPatrick Semansky/Associated Press
by Marc Tracy April 1, 2019

WASHINGTON — The first games of last year’s N.C.A.A. men’s basketball tournament made plenty of memories: Virginia’s historic first-round upset; the beginning of Loyola-Chicago’s fun Final Four run; Nevada’s exciting upset of second-seeded Cincinnati.
But you may hardly remember that tournament’s regional semifinals and finals, the games over the second long weekend. Some were close, others not. Only Kansas’s 80-76 overtime win over Duke registered as a classic. Even the Final Four felt like little more than the predetermined coronation of a dominant Villanova.
The contrast represented a trade-off. The theory went like this: If you want the wonderful anarchy of a crazy and unpredictable first weekend, you might have to settle for latter rounds with more than their share of lopside…

ORLANDO WOOLRIDGE - Jordan prima di Jordan

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di DANIELE VECCHI
Old Timers - Quando la NBA era lʼAmerica
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Uno dei pionieri dell’alley-oop primordiale. All’All-Star Game del 1985, a Indianapolis, partecipò allo stesso Slam Dunk Contest (la gara delle schiacciate) di Julius Erving, Michael Jordan e Dominique Wilkins, e raccolse a mani basse i più sinceri complimenti da parte soprattutto degli avversari. 
Campo aperto, correre, segnare, divertire e divertirsi su un campo di basket, è questo che sapeva fare meglio Orlando Vernada Woolridge, nato il 16 dicembre 1959 a Bernice, in Louisiana, e deceduto il 31 maggio 2012 a casa dei suoi genitori a Mansfield, sempre in Louisiana, quando il suo cuore non ha più retto ai cronici problemi di cui era affetto. 
Orlando a Mansfield ci era cresciuto, e già alla Mansfield High aveva fatto parlare di sé i reclutatori universitari, per il suo atletismo e la sua straordinaria attitudine realizzativa. Orlando era uno…

LEON WOOD - La Second Life di Mister “T”

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di DANIELE VECCHI
Old Timers - Quando la NBA era lʼAmerica
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E vuoi che nemmeno una volta in 14 anni di carriera in grigio, nessun giocatore abbia mai detto a Leon Wood, magari a brutto muso: «Perché, tu, da giocatore, non avresti protestato per un fischio come questo?!». Tanti, ce ne sono stati, di questi giocatori, e per tutti è finita alla stessa maniera. La pallina che gira dentro il fischietto, le mani che si congiungono per un attimo e, con i palmi perpendicolari, formano una T. Leon Wood ha fischiato, fallo tecnico. 
Non cʼè affermazione più dolorosa che un arbitro voglia sentirsi dire, la verità. In quel lontano 1997 parlò da sé la faccia di Michael Jordan, che, entrando in campo allo United Center e vedendo Leon Wood in grigio, spalancò gli occhi e scoppiò in una sonora risata. «Leon?! In a refʼs uniform?!» disse, tra il sorpreso e il divertito. 
Fa specie sapere che un discreto giocatore…

JAYSON WILLIAMS - Lʼartista del dentro-fuori

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di DANIELE VECCHI
Old Timers - Quando la NBA era lʼAmerica
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Di persone problematiche al mondo ce ne sono milioni. Se una di queste è una ex stella NBA, tutto viene amplificato dai media. È il caso di uno dei più classici potenziali dominatori della lega, definizione sentita decine di volte per i futuri nuovi Michael Jordan o Shaquille OʼNeal, cioè giocatori di grandi mezzi tecnici e fisici ma con evidenti lacune psicologiche e di mentalità. 
Uno di questi è stato il duro Jayson Williams, ala forte/centro degli anni Novanta, che ha vissuto i suoi anni migliori nei New Jersey Nets, una delle tante quasi-grandi squadre che hanno cercato, invano, di spodestare dal trono NBA lʼimmenso Michael Jordan e i suoi Chicago Bulls del Repeat-the-Three-peat: due volte campioni NBA per tre stagioni consecutive, dal 1991 al 1993 e dal 1996 al 1998. 
I New Jersey Nets del 1997-98, squadra data in crescita e dal grandi…

GUS WILLIAMS - The Wizard

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di DANIELE VECCHI
Old Timers - Quando la NBA era lʼAmerica
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Gus Williams, maglia numero uno verde-gialla dei Seattle SuperSonics, rappresenta gli albori della diffusione della NBA in Italia. Assieme ai vari Kareem Abdul-Jabbar, Magic Johnson, Larry Bird e Julius Erving, era uno dei protagonisti delle prime partite NBA viste in televisione in Italia, in coppia con Jack Sikma formava una valida e credibile alternativa allo strapotere, anche mediatico, di Los Angeles, Boston e Philadelphia. 
Così a nord, così lontana dal resto dellʼAmerica che conta, così poco metropolitana, Seattle ha sempre sofferto una sorta di forzata esclusione mediatica, pur essendo una delle più belle città degli Stati Uniti. Ora i Seattle SuperSonics si sono trasformati negli Oklahoma City Thunder, ma prima che ciò accadesse, i Sonics sono stati un bel pezzo di storia della NBA al massimo livello, e Gus Williams rappresenta …

BUCK WILLIAMS - The Rumble in the Middle

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di DANIELE VECCHI
Old Timers - Quando la NBA era lʼAmerica
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In 17 stagioni NBA e 1.307 partite giocate, 12.6 punti e 10 rimbalzi di media sono cifre che hanno un significato ben preciso. Significa essere dediti, credere in se stessi e nel proprio ruolo, essere dei veri combattenti. Chi ha visto giocare Charles Linwood Williams in arte “Buck”, chi è rimasto ammirato e impressionato dalle sue battaglie dʼarea contro Karl Malone, Michael Cage, Charles Oakley, A.C. Green o Horace Grant, sa che, nonostante lʼimportanza delle cifre, i numeri della sua carriera non dicono tutto di lui e del suo atteggiamento sul parquet. 
Ala forte atipica di 203 centimetri, fisico longilineo, non troppo muscoloso ma con una potenza, e una presenza a rimbalzo, fuori del comune, Williams è stato per tutti gli anni Ottanta e metà degli anni Novanta il prototipo della power forward dura e rimbalzista; sguardo impenetrabile, p…

DOMINIQUE WILKINS - The Human Highlight Film

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di DANIELE VECCHI
Old Timers - Quando la NBA era lʼAmerica
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Provate a chiedere a un tifoso della Fortitudo Bologna, o a uno del Panathinaikos, che cosa pensa di Dominique Wilkins, “The Human Highlight Film”, come venne soprannominato ai tempi degli Atlanta Hawks. Non ve ne dirà un gran bene, anche se ʼNique ha vinto quasi da solo l’Eurolega nel 1996 ed è stato protagonista, nel 1998 a Bologna, di una delle più forti Fortitudo di sempre, ovviamente dopo essere stato, piuttosto a lungo, uno dei giocatori più dominanti nella NBA. 
La sua permanenza europea, giocoforza arrivata verso la fine della carriera, non sarà ricordata come la più fedele, intensa, atletica e dedita della storia del basket, ma la sua carriera, nel suo insieme, di certo sì. 
Fin dai tempi della Washington High School (liceo non della capitale degli Stati Uniti, ma dellʼomonima Washington in North Carolina… Dominique – anche se nato a …