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Visualizzazione dei post da Giugno, 2018

Flavio Giupponi: «Cattivo non lo sono stato mai»

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di CHRISTIAN GIORDANO © in ESCLUSIVA per Rainbow Sports Books ©
Flavio Giupponi, allora 23-enne e pro’ da due, dal Giro ’87 si aspettava molto. E come lui gli italiani. 
L’anno prima, era stato maglia bianca di miglior giovane, chiuse quarto ma in calando, (senza) forse anche per via del lavoro di sostegno al capitano, Beppe Saronni, che fu in maglia rosa per undici tappe (con l’intermezzo delle due di Gibì Baronchelli) prima di lasciarla definitivamente a Roberto Visentini. 
Nell’87, per sua stessa ammissione, alla Del Tongo lui era la quarta punta dietro il tridente Saronni-Baronchelli-Contini. La strada però avrebbe detto altro. Saronni e Baronchelli quel Giro non l’avrebbero finito, e Contini nemmeno iniziato. 
Giupponi lo chiuse quinto (a 7’42”), primo degli italiani; per trentun anni il peggior risultato tricolore, poi ripetuto – ma da 35-enne – da Domenico Pozzovivo nel 2018. 
E qualcuno pure arricciò il naso. 
«Fosse stato più cattivo…» divenne il ritornello di una carriera da – a …

SE GIUPPONI METTE I DENTI...

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/06/10/se-giupponi-mette-denti.html

dal nostro inviato GUIDO VERGANI la Repubblica, 10 giugno 1989
LA SPEZIA - Se Giupponi: il Giro vive i suoi ultimi palpiti su questo se. Se Giupponi attacca, se Flavio si libera dalla sindrome ragionieresca, se il ragazzo di Ponteranica si ribella al destino di eterno piazzato e magari rischia di naufragare, di perdere il secondo posto in classifica generale e l'aureola di (...). 
Ieri, alla partenza da Voghera, sotto il Duomo di rossi mattoni e di padana possanza, la carovana era febbrile di questi se, mentre il bergamasco, il soggetto di queste ipotesi-speranze aspettava il via quasi nascosto nel sedile della propria ammiraglia e il massaggiatore Mainardi si accollava il compito di press agent, di narratore della psicologia, del carattere di Flavio. E' un bravo ragazzo, diceva, uno che ascolta. Niente mattane, niente colpi di testa. Forse, mancava un po' di carattere, di m…

La Corea dei tedeschi

Clamoroso alla Kazan Arena: dopo 80 anni la Germania esce al primo turno di un mondiale, e per la prima volta nella fase a gironi.
Come noi, quindi, ora anche i tedeschi hanno la loro Corea, quella del Sud che nei minuti di recupero li ha battuti 2-0 con gol di Kim e Son, uno che in Germania - all'Amburgo prima al Bayer Leverkusen poi, c'è cresciuto ed è esploso.
La maledizione del titolo continua: per la quarta volta negli ultimi cinque mondiali i campioni in carica escono al primo turno: la Francia nel 2002, l'Italia nel 2010, la Spagna nel 2014 e ora la squadra di Joachim Löw, che dopo 2 anni da vice e dodici da Ct è forse giunto al capolinea di una gestione che ha allevato e portato una generazione di fenomeni a vincere un mondiale e una confederations cup, oltre a un secondo e due terzi posto agli Europei più un terzo posto mondiale.
Il team manager della Mannschaft Oliver Bierhoff, però, suo malgrado ci aveva visto giusto: non siamo stati abbastanza bravi, aveva va…

Dejagah, iraniano di Berlino: il bad-boy sogna il colpo

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Fama da cattivo, è cresciuto con i big tedeschi lanciati da Löw:«Possiamo centrare gli ottavi»
di Pierfrancesco Archetti, Gazzetta dello Sport, 25 giugno 2018
I ragazzi del 2009, anno in cui divennero campioni d’Europa Under 21, furono portati quasi in blocco nella Germania dei grandi da Joachim Löw, per il Mondiale 2010 in Sudafrica. Neuer, Boateng, Khedira, Özil, Hummels formano ancora il nucleo centrale dei campioni del mondo. L’attaccante di talento di quel gruppo era un berlinese di famiglia iraniana, Ashkan Dejagah, cresciuto nel campetto in cemento di Wedding, quartiere della capitale. I suoi compagni nelle infinite partite dell’adolescenza erano i fratelli Boateng. «Siamo partiti con un sogno a Berlino e siamo qui alla Coppa del Mondo» ha scritto qualche giorno fa Jerome sui social, con hashtag #Berlinboys. Dejagah è passato anche dal ritiro tedesco, prima di Iran­-Marocco, per salutare gli amici di sempre. 
BAD BOYS  Dejagah, 31 anni, è stato anche capitano dell’Iran, adesso …

Il marchio Masciarelli

http://www.masciarelli.eu/it/about/
Il marchio MASCIARELLI nasce dalla passione di una famiglia per le due ruote. 
Palmiro Masciarelli ha iniziato la sua carriera di ciclista giovanissimo, riportando diverse vittorie nelle serie giovanili e nei dilettanti. Fu corridore professionista dal 1976 al 1988 e per 10 anni il fedele gregario di Francesco Moser, vincendo 10 gare nella massima categoria e vestendo 9 volte la maglia azzurra della nazionale Italiana ai Campionati del Mondo. Negli anni in cui ha corso con Moser, è stato il tester di innovazioni e nuovi materiali di biciclette da corsa. Una competenza che non si è fermata con la fine della carriera, perchè dal 1988 ha fondato la Cicli Masciarelli (negozio di ciclismo, che da anni vende i migliori marchi di biciclette da corsa) con il quale ha avuto la possibilità di testare ogni prodotto e scrutare i pregi e difetti di ognuno di essi. Palmiro è stato dal 1996 al 2002 general manager del Team Cantina Tollo, diventato poi Acqua e Sapon…

Storia di Palmiro Masciarelli

http://www.museociclismo.it/content/articoli/1517-Storia+di+Palmiro+Masciarelli/index.html
Passista scalatore, è stato professionista dal 1976 al 1988 con 10 vittorie. Ha il non piccolo pregio di essere stato al fianco di Moser nei primi dieci anni di carriera, stabilendo un record notevolissimo poiché di cambi fra gli uomini a disposizione dell'asso di Palù se ne sono registrati in gran numero. E Moser, in compenso, non ha esitato a riconoscere a Masciarelli la qualità di amico fedele e di gregario prezioso.

Ciò fa emergere la difficoltà nell'andare a cercarsi le soddisfazioni personali anche perché la modesta punta di velocità lo ha condannato a moltissimi piazzamenti in classiche e in tappe dei Giri. Così nel suo bottino, oltre alla Coppa Bernocchi '83 e al Gran Premio Montelupo '82, sono entrate una tappa della Tirreno-Adriatico a Civitanova nel '78, la tappa di Bolzano nel Giro del Trentino '80, la tappa di Potenza nel Giro e quella di Carcassonne nel Tour …

Palmiro Masciarelli, padre e maestro per i figli ciclisti

http://www.museociclismo.it/content/articoli/5695-Palmiro+Masciarelli%2C+padre+e+maestro+per+i+figli+ciclisti/index.html
Tuttobici Numero: 1 Anno: 2002
di Gino Sala
Se fossi chiamato a elencare i migliori gregari non avrei il minimo dubbio a inserire tra le mie preferenze il nome di Palmiro Masciarelli. Un signor corridore, abruzzese di Pescara, tredici stagioni di professionismo, nove vittorie a dimostrazione di valori soffocati per aver sgobbato molto per gli altri e pochissimo per se stesso. Il Masciarelli in auge dal 1976 al 1988, taglia atletica imponente, 1,80 di statura, 69 chili di peso, sette volte in maglia azzurra, grandissimo aiutante di Francesco Moser, serio, costante, esemplare nel suo lavoro.
Un uomo per il quale ho sempre provato stima e affetto. Negli ultimi anni di attività, quando gregari e capitani ebbero la buona idea di abolire la società delle spinte, Palmiro ebbe modo di confidarmi che per lui le corse erano diventate passeggiate. Già, quante fatiche nell'…

Palmiro Masciarelli

http://www.museociclismo.it/content/articoli/4764-Palmiro+Masciarelli/index.html
Palmiro Masciarelli è nato a Pescara il 7 gennaio 1953 ed è passato professionista nel 1976, dopo aver vinto da dilettante il G.P. Liberazione a Roma nel 1975
In 12 anni di professionismo, ha conquistato nove vittorie tra cui due tappe al Giro d'Italia (Bibbiena '81 e Potenza '83), una alla Vuelta (Burgos '84) e la Coppa Bernocchi nell'83.
Taglia atletica imponente, 1,80 di statura, 69 chili di peso, per sette volte ha vestito la maglia della Nazionale ai Mondiali: miglior piazzamento l'ottavo posto di Barcellona nel 1984.
E' stato uno dei gregari storici di Francesco Moser e ha disputato nove Giri d'Italia. Serio, costante, esemplare nel suo lavoro, non aveva bisogno di essere sollecitato. Intuiva immediatamente il dafarsi, era uno scudiero forte e intelligente, capace di rimanere in prima linea anche nelle fasi più calde.
Dal '96 ha cominciato ad occuparsi di squadr…

ON TOP OF THE WORLD

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THE HOME of an NBA champion 48 hours after the Finals looks sort of like a honeymoon suite the morning after a wedding: balloons at the door, nachos in the kitchen, friends on the couch, rehashing the previous night’s activities. Kevin Durant’s commemorative hat was already in the closet, next to his Longhorns’ and Redskins’ lids, and his MVP trophy perched on the windowsill along with its predecessor. “Reminds me of when I was a kid,” Durant said. “My brother and I would line up all our fifth-place trophies from the rec league on the dresser and see who could stack the most.”
by LEE JENKINS, Sports Illustrated, June 18, 2018

He sat atop the kitchen counter, corn on the cob sizzling in a frying pan, late-afternoon sun pouring through floor-to-ceiling windows. Across the Bay, he could see almost to Oracle Arena. Durant lived in the Oakland Hills last season, but he found the location desolate, so he moved to an apartment on the 54th floor of a high-rise in downtown San Francisco. At ru…