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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2018

Claudio Gregori - Greg, l'ultimo aedo

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di CHRISTIAN GIORDANO ©
in esclusiva per RAINBOW SPORTS BOOKS ©

«Non immaginiamoci i corridori come degli angeli intatti.  Sono uomini, e da uomini vivono» - Claudio Gregori

Locanda della Contea Torre d’Isola (Pavia), mercoledì 28 febbraio 2018
- Claudio Gregori: tu sei l’ultimo aedo di un certo ciclismo, pieno di campioni e di personaggi.

«Io sono un aedo fortunato, perché ho avuto la grande fortuna che Candido Cannavò, direttore della Gazzetta, ha visto in me un giornalista di colore. E facendo il colore, mi sono occupato di tutti gli sport e in particolare del Giro d’Italia. Ne ho fatti ventotto. E quindi attraverso questa lunga esperienza ho conosciuto campioni straordinari e mi sono calato dentro l’epos del ciclismo. Il Giro d’Italia è un po’ un’Iliade. C’è Achille, c’è Ulisse, il furbo, e c’è anche Tersite. Ci sono molti Tersiti, soprattutto in questo periodo che ho fatto io. Basta pensare ai maestri del doping. Però ci sono anche paladini valorosi e, nella storia del Giro ci sono…

Ferretti, la nostalgia del Sergente

Tuttobici, numero 11 - Anno 2012
di Pier Augusto Stagi
Sette anni. Sono già trascorsi sette anni da quando Gian­carlo Ferretti ha lasciato il ciclismo. E tanti ce ne sono voluti per assorbire il colpo. Per metabolizzare il distacco da un grande amo­re, per riordinare i pensieri, per trovare dentro di sé lo slancio e la voglia di guardarsi dentro, di smettere di raccontarsela e di mettersi a raccontare. Così, con la complicità di Rosalba, sua moglie, ha messo in fila uno dopo l’altro una serie di ricordi, che poi sono storie e che a loro volta vanno a comporre la storia di un ottimo corridore, divenuto in seguito uno dei tecnici italiani più apprezzati e vincenti della storia del ciclismo. Siamo andati a trovarlo a San Bernar­dino di Lugo, in quel piccolo borgo del­la Romagna, in un giorno d’inizio ottobre, quando i colori dell’estate so­no ormai spenti e quelli dell’autunno si preparano a prendere il loro posto.
Come va, Giancarlo? «Bene, devo dire che adesso va molto meglio. Non ti n…

Le donne, vere eroine del ciclismo

Numero 9 - Anno 1996
Appunti di viaggio
di Gino Sala
Non ho mai posseduto un’automobile e tantomeno la patente. In compenso ho viaggiato molto grazie al giornale (L’Unità) che per tanti anni mi ha spedito al seguito di migliaia di corse con macchina e pilota. Adesso sono un pensionato attivo che si accomoda sulle vetturette di Massimo Chiodini e Andrea Viola, due dei miei nipoti già grandicelli. Il terzo, pardon la terza, è una graziosa femminuccia di nome Arianna e sorella di Andrea, diciannovenne non ancora abilitata per mettersi al volante, pedalatrice come il vecchio cronista che a giorni alterni si avvale di una bici da donna targata Fondriest. 
Sono confidenze che non interessano il lettore, ma per completare un quadro per così dire familiare, lasciatemi aggiungere che in opposizione al dilagare dei computer, mi avvalgo di tre portatili, tre macchinette che non mi hanno mai tradito, una di marca tedesca, le altre due italiane. Le mie preferenze sono per un’Olivetti lettera 22 a…

Ennio Vanotti: «Vicino al capitano fino all'ultimo»

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di CHRISTIAN GIORDANO © in esclusiva per RAINBOW SPORTS BOOKS ©
Gregario dentro, fino all’ultimo.  E non potreste fargli complimento migliore. Ennio Vanotti ha il cuore grande come le sue montagne bergamasche. S’intuisce già dalle indicazioni che mi dà per raggiungerlo a casa sua, un piovigginoso pomeriggio di febbraio che sul far della sera vira forte sul nevischio.  «Non verso la Roncola», m’avverte al telefono per non farmi sbagliare strada, come invece puntualmente faccio salendo fino in centro di San Bartolomeo, l’Almenno sbagliato.  Ennio Vanotti è stato, «fino all’ultimo», “il” gregario nel senso più compiuto e più completo del termine. Sutter, Corti, Baronchelli-Contini-Prim, Saronni, Moser, Bugno, Rominger i suoi capitani. Tutti “serviti” con impegno e dedizione, lealtà e generosità a volte ai limiti dell’autolesionismo: perfino quel Moserone da cui, per quasi tutta la carriera, non aveva voluto saperne di andare perché il Cecco, con i suoi domestique, sarà anche sempre stato di …