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Visualizzazione dei post da novembre 21, 2019

Cynthia Marshall - Per la sorellanza

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È l’amministratrice delegata dei Dallas Mavericks, una squadra dell’Nba. È stata chiamata per risolvere il problema del sessismo. Ed è diventata un simbolo del movimento #MeToo nello sport
di Mary Pilon, Bloomberg Businessweek, Stati Uniti INTERNAZIONALE, 25 gennaio 2019
In una giornata di settembre Cynthia Marshall, l’amministratrice delegata dei Dallas Mavericks, una squadra della NBA, la principale lega professionistica, entra nel suo ufficio. Il suo telefono vibra senza sosta. La maggior parte dei messaggi che riceve riguarda un rapporto di 43 pagine in cui vengono denunciati vent’anni di abusi e molestie ai vertici della società. Il documento, scritto da una squadra d’investigatori ingaggiati dalla società, ha spinto il proprietario della franchigia, Mark Cuban, ad annunciare che, invece di pagare una multa all’NBA, donerà dieci milioni di dollari alle organizzazioni che combattono la violenza domestica e cercano di favorire la presenza delle donne ai vertici dell’industria sport…

Benji Wilson - A Big Ben hanno detto stop

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di Christian Giordano
LOST SOULS - Storie e miti del basket di strada

«Let’s pop him». Facciamolo saltare.
Un attimo, tre vite. Buttate via per sempre. E per che cosa? Per leggi di strada per le quali chi nulla ha, nulla rispetta. Se non, forse, la reputazione.
Per farsene una, nella distorta e distorcente mentalitàdel ghetto, a volte basta imporre al prossimo di cederti il passo. A Benjiamin “Benji” Wilson invece era bastato diventare, in due anni (e con 18 centimetri in più), la star della Neal F. Simeon Vocational High School.
Da junior, quel «Magic Johnson con tante altre cose, tra cui difesa e tiro in sospensione», specie se eseguito dall’angolo, aveva trascinato i Wolverines di coach Bob Hambric al titolo statale dell’Illinois. Superate Chicago Robeson (44-42) nel Super-Sectional al Pavillion di University of Illinois-Chicago e via via, alla Assembly Hall di Champaign, Rock Island (48-44) nei…

HOOPS PORTRAITS - Earl "the Pearl" Monroe, the Original Black Jesus

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di CHRISTIAN GIORDANO 
© Black Jesus Magazine - © Rainbow Sports Books
Chi ha avuto la fortuna di vederlo in azione difficilmente ne potrà dimenticare l’impareggiabile fiuto cestistico, l’inesauribile bagaglio di movimenti, la capacità di scovare, per quanto marcato e raddoppiato se non addirittura triplicato, un tiro, o un passaggio sempre preciso al millimetro. Ma a differenza di un Dr. J o di un Michael Jordan, abituati a volare, Earl Monroe era immarcabile nonostante le gambe scricchiolanti che quasi gli impedivano di staccare da terra. E spesso Monroe ingannava così bene l’avversario da riuscire a tirare senza lasciare del tutto il parquet.
Strano a dirsi, da ragazzino Earl, cresciuto in un sobborgo di Philadelphia, non aveva giocato molto a basket, gli piaceva di più il calcio. La palla a spicchi aveva cominciò a prenderla in mano alla junior high (equiparabile alle nostre medie inferiori, nda) e…