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Visualizzazione dei post da 2005

FOOTBALL PORTRAITS - Il capolinea di George Best: era già tutto previsto

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di CHRISTIAN GIORDANO
Guerin Sportivo, 25 novembre 2005

«Ho pianificato tutto», raccontava seduto in un locale di Malta a sorseggiare uno spritz (vino bianco e soda), «non lo dirò a nessuno, prenderò un aereo per una cittadina spagnola in mezzo al nulla, troverò un bar, ordinerò una bottiglia di cognac Louis XIII, la scolerò tutta e così sia». Non ce l’ha fatta, George Best. Voleva andarsene accanto all’etichetta più amata, lui che delle etichette s’è fatto beffe per la vita. Vissuta, quella sì, come voleva e non solo, come tanti, troppi, come poteva. Colpa imperdonabile per gli estremisti dell’etichetta e delle etichette, in campo e fuori. E forse anche per se stesso, il suo peggior nemico. Quella tragica vacanza maltese fu il vero capolinea per Beastie.

Era l’estate del 2003, un anno dopo il trapianto di fegato. George aveva ricominciato a bere (e a concedersi scappatelle) e la seconda moglie Al…

FOOTBALL PORTRAITS - Faccia d' angelo, polso di ferro: così Mandorlini si gioca tutto

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Christian Giordano la Repubblica - ed. Bologna, 13 novembre 2005
Faccia d' angelo. Ai tempi dell'Inter lo chiamavano così, per i riccioli scuri e gli occhi chiari, chiarissimi: azzurro tenebra, per dirla alla Arpino. Andrea Mandorlini, però, sul campo, di angelico aveva poco, pochissimo: per referenze chiedere a Ruben Buriani, l'ex rossonero. Da giocatore era un mastino, un duro. E tale è rimasto da allenatore. Per referenze chiedere, stavolta, a Giacomo Cipriani, che in soli due giorni ai suoi ordini deve aver capito, a suon di urlacci, quand'è ora di "tagliare sugli esterni" e quando invece di "andare dentro". 
In campo, il Mandorla sapeva fare tante cose, forse nessuna strabene, ma tante: era la sua forza e il suo limite. Non sono stati tanti a credere in lui, ma chi l'ha fatto non se n'è poi pentito. Primo fra tutti Giovanni Trapattoni, che lo "i…

HOOPS PORTRAITS - Operazione Yao Ming: progettato in laboratorio

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di CHRISTIAN GIORDANO la Repubblica - ed. nazionale, 21 ottobre 2005

«Il Dragone che fa Yao». Dovesse uscirne l' edizione italiana, il titolo potrebbe essere questo. Solo che le fusa di quel gattone di 2.24 per 138 chili di talento e marketing, non sarebbero rassicuranti. Anzi. Il solo pensiero che la teoria sia concepibile, prima ancora che fattibile, fa rabbrividire: Yao Ming, centro cinese degli Houston Rockets della Nba, sarebbe stato progettato in laboratorio. Non in senso strettamente genetico, ma programmato a tavolino: facendo accoppiare i futuri genitori, ritenuti "adatti" in seguito a un complicato e ovviamente segretissimo processo di selezione "naturale" per talento, struttura fisica e atteggiamento mentale. Una specie di Frankenstein del parquet.  E' l' arditissima e inquietante tesi sostenuta in Operation Yao Ming: The Chinese Sports Empire, American Big Business, and the Making of an NBA Superstar, libro-choc (diffidare dalle pubblicazion…

FOOTBALL PORTRAITS - Weah: Liberian Boy (2005)

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Nato il 1° ottobre 1966 a Monrovia, capitale della Liberia, George cresce in una famiglia di 12 figli. A 18 anni gioca nella squadra leader della nazione, non a caso denominata Invincible Eleven, e tre anni dopo emigra in Camerun, al Tonnerre Yaoundé. Nel 1988 a suon di gol (14 in 18 gare) trascina i suoi il titolo e debutta nella nazionale liberiana. Claude le Roy, allora Ct del Camerun, lo segnala ad Arséne Wenger, che se lo porta in Francia, al Monaco, per dare un terminale offensivo all’inventiva dell’inglese Glenn Hoddle. Alla prima stagione nel Principato, Big George, è subito nominato Giocatore africano dell’anno, premio che vincerà anche nel 1994 e nel 1995. Nel 1991 vince la Coppa di Francia e l’anno dopo passa al PSG, che nel giro di due anni vince il campionato. Nel 1995 lo acquista il Milan, abbagliato dalle prodezze regalate da Weah nel confronto diretto in Champions League. 
In rosson…

FOOTBALL PORTRAITS - Gullit, cervo esce di foresta (2005)

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Dall’impegno sociale al sexy football, dalle polemiche con i suoi allenatori ai matrimoni falliti, dalle imprese sul campo alle difficioltà in panchina, da Arrigo Sacchi a Nelson Mandela: “Cervo di foresta” ha sempre avuto vissuto a modo suo, facendosi forza della sua potenza fisica, della sua enorme classe e dell’istintività tipica di uno spirito libero
di CHRISTIAN GIORDANO Eurocalcio, n. 58 – agosto 2005
Vujadin Boskov ha regalato frasi e locuzioni ormai entrate nel linguaggio comune dei calciofili. Una di queste definisce Gullit «cervo che esce di foresta (di brughiera, nella versione originale, nda)», una pennellata di rara efficacia e che ritrae tutto: l’imponenza e la regale maestosità dell’animale calcistico, la strapotenza fisico-atletica e quel senso di selvatica naturalità che lo ha sempre accompagnato, in campo e fuori. 
Dal sexy-football al reggae, dall’anarchia tattica e sentimentale ai…

91st Liège-Bastogne-Liège

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FOOTBALL PORTRAITS - Robinho, Million Dollar Baby (2005)

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Lo ha “scoperto” Pelé, che lo ha subito trattato come un figlio adottivo e ha scommesso sul fatto che possa diventare persino più bravo di lui. È nato il nuovo re del calcio? Beh, a Madrid pensano di sì…
di CHRISTIAN GIORDANO Eurocalcio, n. 54 – aprile 2005
Un anno fa era solo un ragazzino che sognava l’Europa. Ora è l’Europa a sognare lui. Il 21enne Róbson de Souza “Robinho” in patria è da almeno sei anni Pelezinho, il mini-Pelé. 
Stavolta l’etichetta, meritata per lo sconfinato talento, si deve al Più Grande in persona. Nel marzo 1999 l’immenso O’rei era il responsabile delle giovanili del Santos, la squadra della sua vita. Nel vivaio santista giocava un 15enne frugoletto pelle (color ebano) e ossa, con la faccia da bambino e un sorriso incantatore; molto, troppo simile al suo di quarant’anni prima, per trattenere le lacrime. «La prima volta che ha toccato la palla sotto i miei occhi, mi è venuta la pell…

FOOTBALL PORTRAITS - Eusébio, il mio nome è Nessuno

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di CHRISTIAN GIORDANO Eurocalcio, n. 53 – marzo 2005
Nessuno: così lo chiamavano da ragazzino, orfano e povero, nel natio Mozambico. Crescendo, grazie al calcio è diventato qualcuno: la Pantera Nera, la risposta afroeuropea alla Perla Nera Pelé
«Nacque destinato a lustrare scarpe, vendere noccioline o borseggiare la gente distratta. Da bambino lo chiamavano Ninguém – niente, nessuno – (…) Fece il suo ingresso sui campi correndo come può correre solo chi fugge dalla polizia o dalla miseria che gli morde i talloni. E così, tirando e zigzagando, divenne Campione d’Europa a vent’anni. Allora lo chiamarono la Pantera». Nera. Ecco come l’uruguayano Eduardo Galeano descrive il leggendario Eusébio in Splendori e miserie del gioco del calcio, autentico testo sacro di ogni devoto a calcio e letteratura. Tra grandi, si sa, ci s’intende. 
Eusébio da Silva Ferreira nasce nel gennaio 1942 in una modesta dimora di…