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Visualizzazione dei post da Giugno, 2016

Il Day-After inglese

Mezzo secolo di day-after così si sentono. E si vedono. Basta guardare le facce. A cominciare da quella di Hodgson. Il Ct più pagato di questo Europeo, e inevitabilmente il primo responsabile della Brexit che nessun tifoso inglese mai avrebbe votato.
Il giorno dopo l'ennesima delusione del football nazionale è un susseguirsi di espressioni vuote, quasi terree, che siamo abituati a vedere - e ad aspettarci - ad altre latitudini. Invece, l'indomani della storica "Corea" inglese e le conseguenti dimissioni di un condottiero sin troppo veterano per trascinare un gruppo come sempre prosciugato da una stagione tanto lunga quanto logorante, si assiste a un fenomeno più latino che anglosassone: un'intera giornata mediatica dominata dal post-flop contro l'Islanda.
"Vergogna nazionale", il titolo-simbolo dei tabloid, a cui s'è accompagnato un inedito zero in pagella a tutti i componenti la spedizione inglese a Euro2016.
Su Sky Sports News, per tutto il g…

Eros Poli: Ventoux’s most unlikely hero

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by CYCLING WEEKLY, June 16, 2016 At 6ft 4in, Eros Poli would typically be found in the laughing group on any Tour de France climb. But in 1994, having gone out on a lone break on the flats before Mont Ventoux, the Italian Mercatone Uno rider hit the foot of the climb with a 25-minute solo lead. It proved enough for him to survive at the head of the race and he came down the other side for a famous solo victory in the nearby town of Carpentras. Here, he recalls the day to Cycling Weekly.
“In 1994, there were numerous fans, and many Italians because Marco Pantani was going so well. The bad memory I take away is that I arrived at the base after riding around 100km in time trial mode to gain time. I thought if I was going to win the stage I’d need at least 25 minutes’ advantage on the group. I’d lose about a minute every kilometre. If I had three minutes [at the top], that’d be enough to last the descent and 20 remaining kilometres on the flat. The worst bit was when for the first time in…

Vestivamo alla Mariner

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Comincia a giocare dalle sue parti, nel Lancashire, al Chorley, club dilettantistico di non-League, prima di essere ceduto al Plymouth Argyle per quattro soldi nel luglio 1973. Poche settimane della nuova stagione e Paul Mariner ha già rubato il posto a Jimmy Hinch, mettendosi in luce come uno dei migliori attaccanti della Third Division. 
Nel 1975-76, in coppia con Billy Rafferty trascina l’Argyle alla promozione in Second Division. Su di lui mettono gli occhi club di First Division quali Ipswich Town, West Bromwich Albion e West Ham United. Ma è di Bobby Robson, nell’ottobre 1976, la padriniana offerta che il club del Devon non può rifiutare. Con sette gol in dieci giornate di campionato, Mariner dimostra di saper segnare in Division Two come aveva fatto in Division Three, e così l’Argyle ne accetta la valutazione fatta dall’Ipswich: 220.000 sterline più il cartellino di Terry Au…

Le radici di Ibrahimović

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http://carotenuto.blogautore.repubblica.it/2016/06/17/le-radici-di-ibrahimovic/
MALMÖ. L’uomo arrivato a Parigi da re e andato via da leggenda, a casa sua è qualcosa in meno e molto di più. È un idolo e un fantasma, è un dio lontano, del resto a chi verrebbe in mente di venerare un vicino di casa. Mentre Manchester si prepara ad accoglierlo con un assegno da 13 milioni all’anno per ricongiungerlo a Mourinho e guastare i giorni a Guardiola, esiste un solo posto in cui sia ancora possibile essere Ibrahimović senza smettere di sentirsi Zlatan. Qui, dove tutto è iniziato, dove grazie a lui la vita è cambiata prima che il ponte di Öresund unisse la città a Copenhagen. 
“Un Mondiale senza di me non merita di essere visto” disse nell’estate del 2014. “Non riesco a immaginare un Europeo senza di me”, ha ripetuto a ottobre. Avrà 34 anni, otto mesi e dieci giorni quando il 13 giugno inizierà il suo torneo, l’ultima stagione di caccia con la Nazionale, avversaria l’Irlanda. Poi toccherà a noi, e…

FOOTBALL PORTRAITS - Sturridge, il gol nel sangue

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Christian Giordano
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«Sì, tu, giovanotto col numero 36, scaldati ché tra poco entri».
Sotto di due gol al Bramall Lane contro lo Sheffield Utd in FA Cup, Sven-Göran Eriksson - ceduto Rolando Bianchi alla Lazio - raschia il fondo della panca e trova una pepita 18enne: Daniel Sturridge. 
Nipote, cugino e figlio d’arte, anche nel ruolo, “Danny Boy” al 47’ controlla con la coscia destra un pallone sporco recapitatogli da sinistra da Martin Petrov e col mancino lo spara secco sotto l’incrocio. Finirà 2-1, e col milionario Manchester City fuori al quarto turno contro una squadra di seconda divisione. Fra gli sfottò del Regno per il gol segnato da Luton Shelton al 12’ nell’area intasata di palloncini, preludio al raddoppio siglato al 24’ da John Stead. Serataccia per i Blues, che negli spogliatoi non ritroveranno contanti, orologi e…

A casa di Luka

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Christian Giordano
Modrić
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Dalla guerra nell’ex Jugoslavia agli esordi con la Dinamo Zagabria, dalla fugace esperienza col Tottenham in Premier League ai nuovi galácticos del Real Madrid nella Liga. Un talento purissimo, quello di Modrić: il Cruijff di Balcani. Più forte di ogni avversità e capace di incantare ovunque, dal White Hart Lane al Bernabéu. Il Miedo Escénico? Luka non ha paura. Non più.

Froome, Cummings e Sagan: prove di Tour

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Cinquantasette chilometri di fuga solitaria Cummings nell'ultima tappa del Delfinato.
Centoventi metri di volata in testa Sagan nella prima del Giro di Svizzera.
Sono i due estremi del ciclismo e due modi opposti di corridori diversi per preparare il Tour de France.
Il 35enne britannico è uomo da imprese di un giorno, come la tappa di Mende alla grand Boucle 2015 beffando i francesini Bardet e Pinot, e libero da obblighi di classifiche.
Il 26enne slovacco campione del mondo può vincere dappertutto, e al Tour inseguirà la quinta maglia verde consecutiva che lo porterebbe a un passo dal record di sei consecutive del tedesco Erik Zabel.
Ha fatto invece tris, anche se non in fila, Chris Froome, che il Delfinato l'ha vinto per la terza volta in carriera dopo i successi del 2013 e del 2015; stavolta sul podio con lui sono saliti il francese Romain Bardet (per 12 secondi) e l'irlandese Daniel Martin (per 19).
Per il Team Sky, dopo il back-to-back di Wiggins nel 2011-2012 è il qui…

Delfinato, attenti a quei tre

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Romain Bardet e Thibaut Pinot, Thibaut Pinot e Romain Bardet: piaccia o no, e i due fra loro non si piacciono, le speranze del ciclismo francese di rivincere un grande giro passano da quei due. Gli Aru e Nibali d'oltralpe, entrambi classe '90 come il nostro Fabio, ma a differenza dei nostri ancora a caccia di successi importanti.

Al Tour 2015, nella tappa di Mende, per marcarsi a vicenda regalarano la vittoria al britannico Cummings. Nella tappa regina del Delfinato, sesta e penultima frazione prima del gran finale di domenica a SuperDévoluy, stavano per far saltare il banco: tappa a Pinot in volata e maglia gialla a Bardet, che ha sperato di indossarla fino a metà dell'ultima salita, l'ascesa verso Meribel che chidueva il tappone di 187 km partito da La Rochelle.

Chris Froome però, come dimostrato con l'assolo a Vaujany del giorno precedente sembra già in fomra Tour e ha resistito, grazie ancora al gran lavoro dei compagni, su tutti Sergio Henao e quel Mikel Landa …

Hampsten, il lupo del Gavia

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di SIMONE  BASSO, Il Giornale del Popolo, 10 giugno 2016
Un modo originale per celebrare il Giro di Svizzera, che parte da Baar l'11 giugno, è ricordare - senza amarcord - uno dei suoi plurivincitori. Andrew (Andy) Hampsten, classe 1962, protagonista nella seconda metà degli anni ottanta e di uno scorcio dei novanta, ci sembra perfetto.
Campione e pioniere, il biondo che nacque in Ohio (Columbus) rappresentò - poco dietro Greg Lemond - la frontiera americana. Il suo nome rimbalzava già qua e là sui periodici stile Miroir e Biesse. Due volte medagliato, da juniores, nella 70 km iridata (1979, 1980), crebbe - dilettante - con la (piccola) Levi's Raleigh.
Al battesimo del fuoco con i pro' del vecchio continente (1985), si mise subito in evidenza. Firmò un contratto con la 7-Eleven, la compagine nordamericana che colmò le distanze, soprattutto culturali, con l'altra parte dell'Atlantico.
Hampsten, dei ragazzi del diesse Mike Neel, era il più futuribile. C'erano Ro…

Delfinato, Froomie forse troppo presto

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Sei chilometri e mezzo di salita vera, con punte alnche al 10 percento, ed ecco una prima istantanea dello stato di forma dei big a tre settimane dal via del prossimo Tour de France.

Chris Froome attacca ai -2,3 e si stacca di ruota tutti, andando a vincere a braccia alzate la quinta tappa di un Delfinato tanto spettacolare quanto competitivo.

Il britannico ha sfilato la maglia gialla ad Alberto Contador, quinto a 21 secondi sul traguardo di Vaujany e ora staccato di 27 dal capitano del Team Sky, nuovo leader della classifica generale con 7 secondi di vantaggio sull'ex compagno di squadra, Richie Porte, l'ultimo ad arrendersi allo strapotere di Froome.

Perfetta stavolta la tattica del Team Sky, con l'azione di Mikel Landa ai meno 5 km, che (complice il forcing di Daniel Martin) ha indotto Contador a rispondere ma, fataalmente, anche ad andare a fuorigiri rispetto al nuovo stile doi scalata di Froomie: in piedi sui pedali, per mantenere più a lungo altissime velocità più a…

Impresa Aru, nove mesi dopo

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All'indomani della sua giornata più difficile in questo Delfinato, ecco l'impresa. La vittoria che gli mancava da nove mesi, da quella Vuelta2015 che - dopo i due podi rosa - lo ha fatto diventare grande da grandi Giri. 
Fabio Aru è fatto così: è nato per sorprendere. E infatti, nel finale di 187 km molto vallonati, ha sorpreso tutti. In primis i velocisti, regolati dal norvegese Alexander Kristoff davanti a Niccolò Bonifazio.
Il sardo dell'Astana, 26 anni il prossimo 3 luglio, prepara il suo esordio al Tour de France e il giorno dopo aver perso 21 secondi dal leader Contador attacca in maniera per lui insolita. Prima sulla Cote de Secheras, a 21 km dall'arrivo, poi con un secondo contrattacco in discesa ai -14,5 km staccando i fuggitivi ripresi dal gruppo dei big, con la maglia gialla Contador che negli ultimi tre km ha pure forato. Un'azione, quella di Aru, quasi alla Nibali, con cui sarà co-capitano alla Grande Boucle. 
Se Vincenzo e Fabio non si faranno la gue…

FOOTBALL PORTRAITS - Piqué & Puyol, la strana coppia

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di Christian Giordano, 15 marzo 2016 
El petit capità 
Carles Puyol è un campagnolo di La Pobla de Segur, comarca di Pallars Jussà, profonda Catalogna, a quasi tre ore d’auto da Barcellona. Secondogenito di Josep e Rosa, proprietari terrieri e di vacche, ha studiato come il fratello Josep Xavier alla locale escola de la Sagrada Família.

https://twitter.com/juezcentral/status/450424895411744768

Putxi, di due anni più grande, era forse più tecnico. Giocava da attaccante, ma non aveva la stessa feroce determinazione del fratello. Una filosofia, quella del non mollare mai, che l’unico Puyol ad aver sfondato s’è poi tatuato sulla pelle. Sul bicipite sinistro «El poder está en la mente» e «Sólo resisten los más fuertes». Sul basso ventre «querer es poder»: amare (o volere) è potere.

Tifoso devoto, da piccolo Puyi se il Barça perdeva si chiudeva in camera sbattendo la porta e andava a letto senza cena. La sua fortuna è stata trovare un allenatore del posto, Jordi Mauri, testardo almeno quanto…

Esteban Chaves, el ciclista del brazo 'biónico'

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Este perfil, del líder de la Vuelta a España, narra el accidente que casi lo retira del deporte.

Por: LISANDRO RENGIFO | 11:26 p.m. | 24 de agosto de 2015

Era todo para Johan Esteban Chaves en el ciclismo. Por su mente no pasaban sino los gratos recuerdos de haber sido el campeón del Tour de l’Avenir del 2011 y de lo que había hecho hasta el momento encima de su bicicleta, porque ya había tomado la decisión de no ir más, de no salir a entrenar, de bajarse de la máquina por siempre, porque la fuerza y la movilidad de su brazo derecho eran casi nulas debido al accidente en el Trofeo de Laigueglia, aquel 16 de febrero del 2003.

De ese día no se acuerda de nada, solo de que en el kilómetro 100 pasó por la zona de alimentación. Luego, se despertó en el hospital y a su lado estaba el DT del Colombia Coldeportes, el italiano Óscar Pellicioli, quien le contó el accidente. Esteban pidió hablar con su familia, y el técnico le dijo: “Pero si ya has hablado dos veces con ellos”.


El choque contra…

De la fobia al amor: la historia de Esteban Chaves en el ciclismo

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http://www.senaldeportes.tv/content/de-la-fobia-al-amor-la-historia-de-esteban-chaves-en-el-ciclismo

Enviado por Equipo Señal De... el Vie, 20/05/2016 - 17:28


“¡Párate que tienes que seguir!”, le escuchó decir a su padre Jairo, mientras se descubrió en el piso con media cara raspada. En la pista de bicicrós del Salitre, en Bogotá, no alcanzó a rectificar en la última curva y ante las palabras de su padre, frunció el ceño, se llenó de orgullo, terminó la prueba y decidió que era el fin. Volvió herido a la tribuna, con los ojos llorosos y entregó la bicicleta: “No quiero saber nunca más de esto”. Esteban Chaves tenía siete años.

Había crecido viendo correr a su papá en circuitos de la Universidad Nacional y en competencias aficionadas. Era Esteban quien le pasaba la bomba, el inflador, las ruedas, la hidratación. Fue él quien lo animó en una subida en el Alto La Cuchilla en un frío que no pudo resistir. “Papá, esto del ciclismo es muy duro”, le dijo al ver que se retiró, se cubrió con un…

El Trinche: la leggenda di Tomàs Felipe Carlovich

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http://blog.futbologia.org/2012/06/el-trinche-la-leggenda-di-tomas-felipe-carlovich/


Matt Pumpkin

Hanno inventato molte cose su di me. Alcune sono vere, altre no. Se vi ricordate qualcosa, significa che uno è vivo. Che uno è entrato e ha giocato. Si è divertito.
Questo è un gioco e dev’esser preso come tale.
(Tomàs Felipe Carlovich)

L’uomo ritratto in questa foto non è mai esistito.
Nessun giocatore della nazionale campione del mondo nel 1978 lo ha mai definito “il più grande libero nella storia dell’Argentina”, anteponendolo al glorioso capitano albiceleste Daniel Passarella*. Nessun commissario tecnico della Selección lo ha mai descritto come “il calciatore più meraviglioso mai visto giocare”*. E, soprattutto, nessuno ha mai avuto il coraggio di elevarne il talento al di sopra di quello espresso da Diego Armando Maradona, il giocatore più idolatrato e ammirato nella storia di questo pianeta*. Esattamente come nessuno di noi potrà mai raccontare di averlo visto saltare in dribbling u…