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Visualizzazione dei post da gennaio 15, 2018

Orlando Maini: «Visenta? Un "duraccio", ma che talento»

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di CHRISTIAN GIORDANO ©  in esclusiva per RAINBOW SPORTS BOOKS © 
“Serata con Davide Cassani” l’Ustareja d’e Sol
Solarolo (Ravenna), 15 gennaio 2018

- Orlando Maini, se ti dico “Sappada ’87” che cosa ti viene in mente?

«Mi viene in mente un gran casino, perché fra Roche e Visentini è successo quello. Alla fine ha vinto Roche, Roberto ha avuto una crisi di nervi che gli è costata cara. Probabilmente, se riusciva a rimaner più calmo – è facile dirlo, ma non è facile farlo – magari quel Giro poteva essere suo, anche perché lo meritava».
- Tu che ricordo hai invece del Visentini uomo e corridore?

«Secondo me, un grande corridore. Caratterialmente, ripeto, era un nervoso e pagava spesso questo suo difetto d’essere troppo nervoso. Un ragazzo spensierato. Un ragazzo che poteva fare a meno del ciclismo, invece correva in bici, che a quel tempo non erano tanti quelli che si potevano permettere di dire: anche se non vado in bici, a caso ho comunque un’attività che mi permette di vivere bene. I…

Amadori: «Visentini un purosangue, Roche numero uno»

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di CHRISTIAN GIORDANO ©
IN ESCLUSIVA PER RAINBOW SPORTS BOOKS ©


In 12 stagioni da pro' (1979-1990), 11 volte azzurro (10 da titolare). Questo per dire che gregario sia stato Marino Amadori, romagnolissimo di Predappio, classe '57. Uno comunque da 8 vittorie, tra cui Trofeo Matteotti, una tappa alla Tirreno-Adriatico, le coppe Placci, Sabatini, Agostoni, il Giro del Piemonte. Aggiungeteci rigorosità e puntualità certosine, e capirete perché l'allora Ct Alfredo Martini ne abbia fatto il proprio ambasciatore in corsa e l'attuale Ct Davide Cassani, con cui è amico da una vita, un fedelissimo nel proprio staff tecnico federale.  Direttore sportivo (1991-2004) in tutte le categorie (dilettanti, femminile, professionisti), è dal 2008 il Ct dell'Under 23 maschile su strada.  Lo incontro alla annuale "Serata con Cassani" con i sodali Roberto Conti, Renato Laghi e Orlando Maini. Quattro chiacchiere con aperitivo come se ci conoscessimo da una vita, prima di dileguarm…

Renato Laghi: «Visentini? Pazienza poca, classe tanta»

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di CHRISTIAN GIORDANO ©
in esclusiva per Rainbow Sports Books ©
“Serata con Davide Cassani”,  l’Ustareja d’e Sol
Solarolo (Ravenna), 15 gennaio 2018 
- Renato Laghi, il suo rapporto con Roberto Visentini: quando è nato e come si è sviluppato negli anni? «Visentini è passato professionista nel 1978 alla Vibor. È stato mio compagno di squadra e di camera. Essendo lui del ’57 e io del ’44, dopo aver fatto parte di tante squadre, io ero a fine carriera, anche se l’anno prima avevo vinto una bella tappa al Giro d’Italia. Italo Zilioli, il direttore sportivo, ingaggiò Visentini proprio perché vedeva in lui una promessa. Aveva vinto il campionato mondiale juniores, era una grande promessa. Al primo anno, si distinse subito a cronometro: fece secondo dietro Moser a Venezia, con arrivo in piazza San Marco. E poi dimostrò già di andare forte in salita, ma essendo un ragazzo di appena ventun anni, doveva fare esperienza». 
- Come andarono le cose con quel contratto con Boifava? «Boifava, terminat…

Lucien Pothier

Il 15 gennaio 1883 nasceva Lucien Pothier, corridore francese che fu 2° nella prima edizione del Tour de France, quella del 1903. Nato a Cuy, nel dipartimento di Yonne, Pothier è apprendista macellaio e consegna gli ordini spostandosi in bicicletta. A diciannove anni viene reclutato dalla squadra La Française e diventa professionista. Nel Tour de France dell'esordio Pothier fa valere la sua regolarità per terminare infine sul secondo gradino del podio, a poco meno di 3 ore daMaurice Garin. L'anno successivo, dopo aver colto un terzo posto alla Parigi-Roubaix, vince la tappa di Bordeaux ed è ancora secondo, ancora alle spalle di Garin, ma i primi quattro della classifica generale vengono squalificati per aver commesso una serie di infrazioni e Pothier viene radiato, commutando poi la pena in tre anni di sospensione. Pothier non è più il corridore incisivo degli anni del debutto, si ritira alla Grande Boucle nel 1907 e nel 1909 e dopo l'interruzione bellica della Prima Guer…

Alberto Fernandez

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Il 15 gennaio 1955 nasceva Alberto Fernandez, professionista dal 1978 al 1984, quando perì in un incidente stradale, che vanta la vittoria di due tappe al Giro d'Italia e una alla Vuelta. Nei sette anni di attività prima della morte, Fernandez, uno dei migliori corridori spagnoli degli anni Ottanta, conquistò trenta vittorie, tra cui due tappe al Giro d'Italia 1983 a Campitello Matese e al Colle San Fermo, concludendo al terzo posto in classifica generale alle spalle di Saronni e Visentini. Nello stesso anno vinse una tappa alla Vuelta, vestendo per tre giorni la maglia di leader e salendo sul terzo gradino del podio finale, battuto da Hinault e Lejarreta, mentre fu secondo nell'edizione del 1984, anticipato per l'inezia di 6" dal francese Caritoux. Tra le altre vittorie, trionfò al Giro dei Paesi Baschi nel 1980, al G…

Andrea Noè

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Compie oggi gli anni Andrea Noè, nato a Magenta il 15 gennaio 1969. Professionista dal 1993 con la maglia della Eldor, la sua carriera avara di successi lo ha visto trionfare in una tappa del Giro d'Italia 1998 a San Marino ed in una del Tour de Romandie 2000 a Leysin. Nella classifica generale del Giro d'Italia (a cui partecipò per ben 16 volte) fu quarto nel 2000 e nel 2003 e sesto nel 2001. Nel Giro d'Italia 2006 corse come gregario del più quotato per la vittoria finale Danilo Di Luca nel team Liquigas. Nel Giro d'Italia 1998 al termine della tappa di Schio vestì la maglia rosa, perdendola il giorno successivo a Piancavallo; nel Giro d'Italia 2007 indossò ancora per due giorni le insegne del primato, dopo l'arrivo al Santuario della Madonna della Gurdia, per vedersi detronizzare da Di Luca a Briançon. Soprannomi…

Silvano Contini

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Tanti auguri oggi a Silvano Contini, nato a Leggiuno, in provincia di Varese, il 15 gennaio 1958, professionista dal 1978 al 1990 con 44 vittorie. Nato nello stesso paese di Gigi Riva, parve ad un certo punto in grado di portare in auge gli orgogli paesani anche a livello ciclistico. E lo fece, ma non nei termini che, ad un certo punto, ci si poteva aspettare. Corridore completo, ma non dotato di una tempra nervosa pari alle doti fisiche, gli manca quel Giro d'Italia che è andato vicino a vincere e che invece non vinse, e quella fortuna che, spesso, gli ha voltato le spalle.  Contini passò presto al professionismo, a soli 20 anni, da giovane speranza senza l'eclatante passato in una categoria propedeutica come i dilettanti, dove, nemmeno 1000 vittorie danno certezze di essere qualcuno nel pedale che conta. E lo fece sul finire del …

Storia di Maurizio Fondriest

http://www.museociclismo.it/content/articoli/1121-Storia+di+Maurizio+Fondriest/index.html
Ha iniziato l'attività a 10 anni nella categoria Giovanissimi, nella quale ha ottenuto 35 successi (6 nel 1975, 12 nel 1976 e 17 nel 1977). E' poi passato tra gli Esordienti (una vittoria nel 1978 e 12 nel 1979) per proseguire tra gli Allievi (4 affermazioni nel 1980 e 11 nel 1981) e gli Juniores (14 primi posti nel 1982 e 11 nel 1983). 
Da dilettante le vittorie sono 21 di cui 2 nel 1984, 5 nel 1985 (tra queste spiccano 2 tappe al Giro d'Italia e il Piccolo Giro di Lombardia) e 14 nel 1986 (con 3 tappe al Giro d'Italia). 
Professionista dal 1987, esordisce in maglia Ecoflam alla Settimana Siciliana il 22 febbraio e in 12 stagioni ottiene 69 vittorie in gare su strada. Tra le più importanti il Campionato del mondo di Renaix nel 1988 e la Coppa del Mondo nel '91 (in maglia Panasonic) e il bis del '93 con la Lampre. Il '93 è la sua annata migliore: 26 successi tra i qual…

Fondriest: un ottimo ciclista cui è mancato poco per entrare nell'Olimpo

http://www.museociclismo.it/content/articoli/1146-Maurizio+Fondriest%3A+un+ottimo+ciclista+a+cui+%C3%A8+mancato+poco+per+entrare+nell%27Olimpo+dei+campioni/index.html
Trentino di Cles, classe 1965, ha impersonificato il profilo del ciclista per corse di un giorno. Ciò che ha raccolto in termini di vittorie è stato inferiore rispetto al lavoro da lui prodotto, ma anche rispetto all'agonismo e alla "cattiveria sportiva" che ha impresso alle competizioni da lui affrontate: soltanto la presenza costante di un campionissimo, che di volta in volta cambiava (Fignon, Jalabert, Soerensen), lo ha privato di quel numero di successi che gli avrebbe consentito di uscire dal limbo degli ottimi ciclisti ed entrare nell'Olimpo dei campioni. Anche se parlare soltanto di ottimo ciclista per uno che ha vinto un Mondiale su strada, due Coppe del mondo, una Sanremo, un Campionato di Zurigo e una Freccia Vallone, è riduttivo.
Già nelle categorie giovanili si distingue per la capacità di i…

Maurizio Fondriest, campione di stile

http://www.museociclismo.it/content/articoli/5655-Maurizio+Fondriest%2C+campione+di+stile/index.html
Tuttobici  Numero: 5 Anno: 2005
di Gino Sala
Volendo parlare di Maurizio Fondriest dirò subito che sono stato un suo fervente ammiratore. Mi piaceva vederlo in azione per il suo stile, la sua pedalata composta, la sua leggerezza, il suo modo di andare a caccia di vittorie. 
Nato a Cles il 15 gennaio del 1965, già in evidenza nella categoria dilettantistica, professionista per una dozzina di stagioni, un'ottantina di successi, altezza 1,80, peso 72 chili, un trentino di ottimo aspetto, per intenderci. Adesso costruisce bici da corsa apprezzate ovunque, ha due figli, mentre scrivo è in attesa di un maschio. Una bella famiglia, un uomo felice per il suo passato e il suo presente pur avendo qualcosa da rimpiangere.
«Rimpiango di non aver potuto dimostrare interamente il mio valore. Il mal di schiena ha condizionato la mia carriera», rimarca Maurizio. La salute è la cosa più bella della …

Maurizio Fondriest

http://www.museociclismo.it/content/articoli/10829-Maurizio+Fondriest/index.html

Nato a Cles (TN) il 15 gennaio 1965. Completo. Professionista dal 1987 al 1998, ha ottenuto 69 vittorie. A frenarlo a lungo, fu uno dei tanti accostamenti che l'osservatorio italiano ha sempre esternato di fronte ad un giovane in gamba.

Nel suo caso, l'appellativo di "erede di Moser", sia per l'esser anche egli trentino e sia per le caratteristiche molto simili. Qualità che mise in evidenza da dilettante e che parevano esplodere anche fra i professionisti. Ma non fu così a lungo, ed è indubbio che il confronto non gli facesse bene perché Maurizio era caratterialmente assai diverso da Francesco. Non aveva la medesima cattiveria agonistica, in altre parole ben difficilmente vinceva quando non era il più forte, e in più fu afflitto a lungo da diversi guai fisici.

In ogni caso un gran bel corridore, capace di sacrificarsi come spalla, a volte anche quando aveva le possibilità di fare il …