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L’eredità di Raschi

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di Marco Pastonesi gazzetta.it, 3 gennaio 2009
Buttata lì. Come una sfida, una scommessa, un sogno. Come una cosa che andava fatta. Come un debito. Dopo il “Ronda di notte”, ci voleva un “Ronda di giorno”. “Ronda di notte” era una raccolta di antichi pezzi scritti da Bruno Raschi. Li chiamiamo così, gli articoli: pezzi. E pezzo dopo pezzo, incastrati, ne veniva fuori un Giro, un Tour, un ciclismo, il ciclismo degli anni Sessanta, garibaldino, il ciclismo degli anni Settanta, farmaceutico, il ciclismo dei primi anni Ottanta, chimico.
Ma sono quelle cose che si dicono quasi senza pensarci. Un libro è un libro. Un libro di Bruno Raschi è ancora di più. Perché Raschi non voleva scrivere libri, aveva pudore e rispetto, sosteneva che un giornale dura un giorno, anche meno, invece un libro dura tutta la vita, e se commetti un errore – un errore di valutazione – ne rimani colpevole per sempre.
Di solito le sfide si lanciano ma no…