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Visualizzazione dei post da Settembre, 2016

Arsèneal, 20 anni dopo

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di CHRISTIAN GIORDANO, Sky Sport 24 
«Arsène who?». Il Daily Mirror così titolava l'arrivo all'Arsenal di uno sconosciuto francese proveniente dal Giappone. Era il 28 settembre 1996, data-spartiacque per il club nord-londinese, che mai si era affidato a un allenatore straniero. 
Da allora ci saranno un Arsenal avanti e uno dopo Wenger. Meglio: ci saranno un calcio inglese pre e uno post Wenger. Perché il mago alsaziano non si è limitato a colorare il «Boring, boring Arsenal» nel più divertente dei giochi palla a terra in campo aperto, secondo solo al Barca dei tres amigos Pep-Tito-Luis Enrique. No: ha rivoluzionato il football d'oltremanica, a parole difendendone la gloriosa tradizione, e nei fatti smantellandola a colpi di modernità. Nel bene e nel male. Dal no agli alcolici per i suoi giocatori, riconvertiti alla dieta mediterranea, alle coppe e coppette nazionali snobbate a forza di turnov…

HOOPS MEMORIES - Texas Western '66, la storia vera di Glory Road

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Christian Giordano  RAZZA IDEA
I Miners campioni NCAA 1966

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Non puoi farne giocare cinque tutti insieme,
sono indisciplinati.
Non puoi farne giocare cinque tutti insieme,
non ti ascolteranno.
Non puoi farne giocare cinque tutti insieme,
quando il gioco si farà duro
non reggeranno la pressione.


di CHRISTIAN GIORDANO
Nello sport ci sono episodi, circostanze, eventi destinati a trascendere il mero fatto agonistico. E, talvolta, a generare una serie di falsi miti, di fasulle etichette, d’inesattezze e semplificazioni che, negli anni, diventano nuove verità.

È il caso della finale NCAA 1966, persa 72-65 dalla grande e tutta bianca Kentucky del coach retrogrado e razzista Adolph Rupp contro la Texas Western piccola e nera del suo illuminato e progressista collega Don Haskins, il primo a giocarsi la gara per il titolo nazionale del college basketball con un quintetto interamente di origine afroamericana.

Le cose non…

Ecco Superman Lopez: c’è una stella a Superga

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La 97a edizione della classica Gazzetta Milano-Torino: vince lo scalatore colombiano dell’Astana, 22 anni, già 1° al Giro di Svizzera. Nel 2013 accoltellato dai ladri, ma non mollò la bici
di Ciro Scognamiglio - INVIATO A TORINO
twitter @cirogazzetta
Gazzetta dello Sport, giovedì 29 settembre 2016 Una, due, tre coltellate alla gamba destra. Due ladri cercarono così, tre anni fa, di rubare la bicicletta a Miguel Angel Lopez, uscito in allenamento in Colombia nei dintorni di Sogamoso. Non ci riuscirono. Lopez si difese. Tornò a casa sanguinante, ma come ne era uscito: in sella.
PODIO  Adesso Lopez si mette la mano sul petto quando sul gradino più alto del podio della Milano-Torino dei 140 anni (prima edizione 1876, era la numero 97) sente suonare l’inno di Colombia. E’ orgoglioso. Ha firmato per distacco la classica più antica all’ombra della Basilica di Superga dopo un bel duello sull’ascesa finale con il canadese della Cannondale Michael Woods, uno che prima di fare il ciclista a tempo…