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Visualizzazione dei post da luglio 23, 2014

Lamporecchio, l'ombelico del Tour

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Certo che fa l'occhiolino, Rafal Majka. Primo sulle Alpi a Risoul, primo sui Pirenei a Pla d'Adet. Il 24enne polacco della Tinkoff Saxo neanche doveva esserci al Tour, e invece in quattro giorni ha già vinto due tapponi. E con il secondo successo da pro, la maglia a pois di miglior scalatore - così amata dai francesi - sembra ormai la sua seconda pelle. Come la gialla per Vincenzo Nibali.

Allo Squalo, dopo le tre vittorie e i due secondi posti, mancava soltanto il terzo gradino del podio. In cima al Pla D'Adet è arrivato anche quello, alle spalle del suo amico-rivale di sempre: Giovanni Visconti. La 17esima tappa, infatti, è stata anche la sua grande occasione perduta.

Nato a Torino e cresciuto a Palermo, come Nibali anche Visconti ha lasciato la Sicilia per la Toscana. Enzo per Mastromarco, Giovanni per San Baronto: 3 chilometri attorno a Lamporecchio, e una rivalità fortissima: ma più tra tifosi che tra i corrdiori. Quante volte - tra juniores e dilettanti - Nibali fac…

MAESTRI DI CALCIO - Wenger: Arsèneal e vecchi merletti

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«A football team is like a beautiful woman. When you do not tell her, she forgets she is beautiful». Una squadra di calcio è come una bella donna. Se non glielo ricordi, si dimentica di esserlo. 
«We do not buy superstars. We make them». Non compriamo superstar. Le produciamo.
(Arsène Wenger)
di CHRISTIAN GIORDANO, Guerin Sportivo

«Arsène who?». Il Daily Mirror titola così l’arrivo all’Arsenal di uno sconosciuto francese proveniente dal Giappone. È il 28 settembre 1996, data-spartiacque per il club nord-londinese, che mai si era affidato a un allenatore straniero. Da allora ci saranno un Arsenal avanti e uno dopo Wenger. Su quella panchina il più longevo e il più vincente: 3 Premier League e 4 FA Cup (con due Double) e 4 Charity/Community Shield. Più quattro finali perse: in Champions League nel 2006 a Parigi contro il B…

MAESTRI DI CALCIO - Shankly, la Kop sei tu

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«Some people believe football is a matter of life and death,  I am very disappointed with that attitude.  I can assure you it is much, much more important than that.»
«If you are first you are first. 
If you are second you are nothing.»
«Liverpool was made for me, and I was made for Liverpool.»

di CHRISTIAN GIORDANO, Guerin Sportivo

Non c’è niente da fare. Impossibile parlare di lui senza riportare (magari incompleta) la più citata delle sue celebri massime: «Certa gente crede che il calcio sia questione di vita o di morte. Questa mentalità mi delude. Vi posso assicurare che [il calcio] è molto più importante». Nella frase c’è parecchio di Shankly, il primo grande manager del Liverpool e l’uomo che è riuscito a fare di un piccolo club di seconda divisione un «bastione di invincibilità». 
William (Bill) Shankly nasce il 2 settembre 1913 nel villaggio minerario di Glenbuck, Ayrshire (Scozia sud-occidentale…

MAESTRI DI CALCIO - Sebes, l’Uomo dei Sogni

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di CHRISTIAN GIORDANO, Guerin Sportivo
Nella trasposizione cinematografica di Shoeless Joe, romanzo dedicato da William Patrick Kinsella a Joseph Jefferson Jackson, campione (anche di corruzione) del baseball statunitense d’inizio Novecento, un contadino dell’Iowa, ex sessantottino, costruisce un campo dove far giocare, in sogno, i più forti di sempre. 
Tolti il non-rapporto col padre e le americanate di fine anni Ottanta (la pellicola diretta da Phil Alden Robinson è del 1989), riportate indietro di quarant’anni le lancette dell’ideologia e traslato il tutto nel cuore della vecchia Europa, l’Uomo dei Sogni alias Ray Kinsella (Kevin Costner) sembra il Ct che ebbe il privilegio di poter schierare, tutta insieme e appassionante, la migliore generazione di fenomeni mai prodotta dal calcio continentale; per un capriccio del caso, nata e cresciuta quasi tutta nella stessa città: Budapest.
Il tecnico del…

MAESTRI DI CALCIO - Saldanha, il corsaro rosso

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«Chi sceglie i giocatori sono io, 
quando il presidente scelse i suoi ministri non chiese la mia opinione»
- João Saldanha
«Chi non è il più forte deve essere il migliore»
(Slogan per il Campionato Carioca del 1957)
di CHRISTIAN GIORDANO, Guerin Sportivo «Appena salito in cielo, si presenta a San Pietro: “Fui contrabbandiere di armi a 6 anni, leader studentesco a 20, membro del Partito Comunista tutta la vita. Fui anche giocatore e tecnico di calcio, analista di scuola di samba (?), coautore di enciclopedia, attore di cinema, candidato a vicesindaco”.
Be’, ci serviva uno diverso, un grande personaggio, risponde il santo.
“È quello che dicevano di me: un grande personaggio. Contraddittorio come è costume della categoria. Lucido e confuso al tempo stesso, intelligente e ingenuo, gentile e collerico, giusto e assurdo, il migliore degli amici e il peggiore dei nemici. Un innamorato della verità che ha cam…

MAESTRI DI CALCIO - Monsieur AuxerRoux

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«I coni da allenamento li rubavo in autostrada ogni volta che salivo a Parigi in macchina.  Allora ci si arrangiava così» - Guy Roux
di CHRISTIAN GIORDANO, Guerin Sportivo
«GUY Roux è il capo della società, è da sempre così». Lo dice senza giri di parole Patrice Loiseau, ex difensore auxerroise Anni 80 e oggi titolare di un negozio di articoli sportivi nei pressi dell’Abbè Ernest Deschamps, lo stadio dedicato al vicario che nel 1905 fondò l’Auxerre. E aggiungerebbe «e così sarà per sempre» se potesse confidare nell’immortalità del santone che dal 1961 (un record) comanda il club-simbolo del calcio in Borgogna. Comanda, non solo allena o dirige, perché all’AJA (Association de la Jeunesse Auxerroise), come i tifosi chiamano la squadra, non si muove foglia che Guy non voglia. Secondo la leggenda, che nella fattispecie ha uno spesso fondo di verità, controlla o supervisiona tutto lui: dalla campagna acqui…

MAESTRI DI CALCIO - Rehhagel, König Otto

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di CHRISTIAN GIORDANO, Guerin Sportivo

Alla vigilia dell’Europeo portoghese un tedesco, diventato chissà come Ct della Grecia, si vantava in conferenza stampa che l’aver raggiunto la fase finale gli consentiva privilegi vietati ai comuni mortali. Per esempio, transitare con la propria auto nel centro di Atene sulle corsie preferenziali riservate agli autobus. Più che un oscuro segno della decadenza dei tempi, un chiaro segnale della mutevolezza degli umori del calcio; dopo le sconfitte nelle prime due partite del girone di qualificazione, Rehhagel doveva tornarsene a casa, meno di un mese dopo quella conferenza stampa, il privilegio è diventato «riuscire ad entrarci, ad Atene». 
Facile, ad Europeo vinto (dalla Grecia!), dimenticare che cos’era la selezione ellenica prima dell’arrivo del nuovo “Kaiser” del calcio europeo (a proposito, una montatura le polemiche legate alla sua presunta auto-proclama…