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Visualizzazione dei post da febbraio 14, 2019

La versione di Buffa - Check Point Charlie

Storie di Dionigi e Paola, genitori attenti, di una Milano post-bombardamenti bellici, di spettacoli proibiti, di rientri notturni sotto la neve, di uno slavo rottamatore, di un primo trionfo multietnico, dell’utilità dei fustini di detersivo, di tempeste azteche. E di una curiosità che non muore mai
di Federico Buffa
Il signor Dionigi, bassobrianzolo di Paderno Dugnano, a casa lo vedono poco. L’Autosole, la grande dorsale che sta per attestare del neo-benessere italiano, la devono ancora inaugurare e quella Milano-Napoli sui camion della Gondrand, lungo le statali che ricalcano l’antica via francigena, non sembra finire mai. Sua moglie, la signora Paola, si sdoppia nel ruolo di madre di due figli e la guardiola d’una portineria. Il secondogenito, il piccolo Carlo, da quando si sono trasferiti all’Isola, il quartiere dietro la stazione di Porta Garibaldi a Milano, vive per le strade come tutti quelli nati negli anni 40. Lui, poi, le bombe alleate che hanno semidistrutto l’Isola non l…

1958 - Gento di passioni

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1958, per il Milan prove tecniche di grandezza
di CHRISTIAN GIORDANO ©
Guerin Sportivo

L’anno dopo la «mission impossible» della Fiorentina ci riprova il Milan. Orchestrati da tre «cervelli» (Cesare Maldini in difesa, Liedholm in mediana e Schiaffino sulla trequarti) e contando sull’esplosività del centravanti argentino Grillo, i rossoneri arrivano alla finale di Bruxelles, la prima in campo neutro, dopo aver superato il Rapid Vienna (4-1/2-5; 4-2 nello spareggio, allora ancora previsto), il Glasgow Rangers (4-1/2-0), il Borussia Dortmund (1-1/4-1) e il Manchester United (1-2/4-0). Ma il 28 maggio 1958 allo stadio «Heysel», ancora una volta, è il Real ad imporsi. La partita è avvincente e vede il Milan capace di portarsi sul 2-1, a 13 minuti dal termine ma agli uomini di Viani, oltre a un pizzico di fortuna, manca ancora una certa «abitudine» a vincere, rara e intangibile qualità che al club madridista non fa certo difetto.
Il Milan degli assi d’importazione (Cucchiaroni e Bredesen o…

Lombardia - The Italian Monument of Champions

Words Peter Easton // Photos by Photo Sport International
In the final moments of his life, as he descended the Col de Portet d’Aspet in the French Pyrenées during the 1995 Tour de France’s 15th stage, one can only hope Fabio Casartelli thought of his beautiful wife Annalisa and his infant son, Marco. The 1992 Olympic Road Race Champion crashed hard on the Col and died en route to the hospital. Th e ESPN broadcast on July 18th showed the grisly scenes of the wreck, and the thrill of watching a bike race was replaced with the harsh reality of the dangers of competitive cycling.
20 years later, Casartelli’s bike hangs in the small chapel of Madonna del Ghisallo, above Lake Como. Th e bike — with its gearing still in the 53x11and its front fork twisted from the crash — hangs as a memorial in the cycling shrine. The chapel of the patron saint of cycling honors both the joy and suff ering of cycling, and it is an icon during the fi nal Classic of the cycling season, Il Giro di Lombardia.

1963 - Rocco e i suoi figliocci

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1963, la Coppa arriva in Italia
di CHRISTIAN GIORDANO ©
Guerin Sportivo

Per la prima vittoria italiana bisogna aspettare il 1963 quando è il Milan, guidato da Rocco e Viani, ad iscrivere il suo nome nell’albo d’oro. I rossoneri eliminano l’US Luxembourg (8-0/6-0), l’Ipswich Town (3-0/1-2), il Galatasaray (3-1/5-0) e il Dundee (5-1/0-1). Alla finale di Wembley, in programma il 22 maggio 1963, i rossoneri affrontano il Benfica campione in carica.
Il primo tempo è di marca portoghese. Il Benfica, grazie alle trame tessute da fini palleggiatori come Santana e Coluña (sul quale si immola in marcatura Pivatelli), mantiene il controllo del centrocampo e il Milan gira a vuoto. E al 18’ va sotto. Torres intercetta il pallone e lancia sulla destra Eusébio che nello scatto si «mangia» David e Trapattoni, accorso in raddoppio, e conclude in gol.
Nel secondo tempo, la maggior determinazione del Milan prevale sulla maestria tecnica degli artisti lusitani. Decisivi anche i correttivi tattici che i…

Un Mazzola così

1964, il Colonnello «rivede» capitan Valentino Un Mazzola così
La Coppa dei Campioni passa da via Serbelloni a via Dante ma resta a Milano, non per merito del Milan campione in carica (eliminato ai quarti dal Real, 1-4/2-0), bensì dei «cugini» nerazzurri. L’Inter del “Mago” Herrera e del «presidentissimo» Angelo Moratti elimina l’Everton (0-0/1-0), i francesi del Monaco (1-0/3-1), il Partizan Belgrado (2-0/2-1) e il Borussia Dortmund (2-2/2-0). In finale, a Vienna, il 27 maggio 1964, l’attende il grande Real Madrid. Di Stéfano è al canto del cigno, ma le «merengues», con Puskas, Gento e Santamaria, fanno sempre paura. Sospinti da migliaia di tifosi giunti da tutta Italia, i nerazzurri si impongono per 3-1.
Sul finire del primo tempo, Mazzola scaglia dal vertice sinistro dell’area un potente destro che non dà scampo a Vicente: 1-0. Dopo un’ora di gioco l’Inter raddoppia con Milani. Lancio di Suárez e destro fulminante del centravanti nerazzurro. Sembra fatta. Dieci minuti dopo però, c…

The Hawk è passato di qui

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http://www.ilfortitudino.it/gli-anni-dellascensore/
L’estate successiva si apre la possibilità di ingaggiare una leggenda del basket americano: Connie Hawkins, “The Hawk”, ormai trentacinquenne ma ancora in grado in pre-campionato di far strabuzzare gli occhi a tutti con i suoi passaggi ad effetto e il suo carisma. Un giovane Fulvio Polesello si ritrova tra le mani palloni che non si sa da dove sbuchino e che lui deve solo depositare facilmente a canestro, viaggiando in pre­season a 30 punti di media. Ma la dirigenza biancoblù non se la sente di rischiare con un giocatore che è così avanti negli anni, poiché non è ancora possibile sostituire uno straniero che si infortuni. E’ John McMillen, con le lacrime agli occhi, a comunicare a Hawkins la decisione. “The Hawk”, come mirabilmente raccontato da Lorenzo Sani nel suo libro “Vale tutto”, resterà a Bologna ancora altri mesi, senza avere il coraggio di dire alla moglie di essere stato tagliato e raccontandole fantasiose storie su come st…