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Visualizzazione dei post da Settembre, 2017

Chelsea v Man City, test di leadership

Sei gol in sei partite di Premier, ma nel big-match della settima - la sfida nella sfida Aguero contro Morata - capocannonieri con Lukaku dello United - non ci sarà. Colpa dell'incidente stradale del Kun, il cui taxi è finito contro un semaforo ad Amsterdam l'indomani notte dopo il 2-0 del City sullo Shakhtar in Champions; bilancio: una costola rotta e otto settimane out.
Guardiola - Ibra docet - dopo il crociato anteriore destro saltato a Mendy, e tutto settembre senza Kompany, l'ha presa con filosofia: "Il giorno libero è libero, e io non faccio il poliziotto" ha detto il Pep, che - come il suo collega Sampaoli con l'Argentina nelle ultime due di qualificazione mondiale con Perù ed Ecuador - perde un uomo-chiave da già 7 gol e 3 assist in stagione. 
Dall'altra parte Conte, che insegue l'aggancio in vetta, non avrà in difesa David Luiz, alla terza e ultima giornata di squalifica, e come cambio nel mezzo Drinkwater (guai al polpaccio fino a metà otto…

Storia di Franco Cribiori

Franco Cribiori, nato a Corsico il 29 settembre del 1939, è stato un corridore intelligente, leggerino nel fisico, ma di una sottigliezza tattica che lo portava a misurare perfettamente le possibilità degli avversari, ciò che avevano nelle gambe e nella testa. 
Professionista dal '60 al '68, si è saputo imporre in diverse semi-classiche, ottenendo undici vittorie tra le quali figurano la Milano-Torino del '63, il Giro dell'Appennino del '64 e il Trofeo Cougnet del '62. Secondo nel Giro di Romandia del '62 dietro l'altro italiano Guido De Rosso, andò vicinissimo alla maglia tricolore di campione d'Italia senza però conquistarla mai: 3° nel '62 (il suo anno migliore) dietro Defilippis e Carlesi, 2° nel '64 dietro De Rosso e nel '65 dietro Dancelli e a pari merito con Adorni. Ben venti i piazzamenti, dodici secondi posti e otto terzi e quattro volte in maglia azzurra a dimostrazione del suo valore. Loquace con i giornalisti nel dopocorsa, …

Franco Cribiori, intenditore di ciclismo

http://www.museociclismo.it/content/articoli/5704-Franco+Cribiori%2C+intenditore+di+ciclismo/index.html
Tuttobici Numero: 6 Anno: 2001
di Gino Sala
È stato uno dei corridori più intelligenti che ho conosciuto, leggerino nel fisico, ma di una sottigliezza tattica che lo portava a misurare perfettamente le possibilità degli avversari, ciò che avevano nelle gambe e nella testa. Sto parlando di Franco Cribiori, nato a Corsico il 29 settembre del 1939, professionista dal '60 al '68, appassionato di quadri d'arte, oggi benestante e residente in una villa del Varesotto. A Bologna, se non sbaglio, il figlio continua il mestiere del padre acquistando e vendendo opere pregiate. Una famiglia, direi, simpatica, con un proprio stile, disponibile verso gli interlocutori con un'affabilità che è di pochi.
Un intenditore di ciclismo ad ogni livello, visto che è stato anche un buon direttore sportivo. Con un cruccio, penso. Il cruccio di non aver plasmato a sufficienza Gianni Bugno, il …

Elogio di Peter, campione di tutti

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Leggero e professionale, scanzonato e concentratissimo, divertente e profondo: ecco come e perché Sagan da Zilina è diventato la migliore immagine del ciclismo
di Ciro Scognamiglio, La Gazzetta dello Sport, lunedì 25 settembre 2017
cscognamiglio@gazzetta.it twitter@cirogazzetta

Il Tour de France 2016 è appena cominciato. Seconda tappa. Peter Sagan la vince e si veste per la prima volta con la maglia gialla. «E se domani la perdi, Peter?». «Ho la verde dei punti».  «E se ti strappano pure quella?».  «Beh, ho sempre quella iridata».  Peter ce l’ha ancora. La porterà per il terzo anno. Non se la toglie più. Ma il ricordo di quelle risposte serve di più per inquadrare il personaggio Sagan. Unico nel suo genere, al punto da apparire a volte quasi un Ufo catapultato sul pianeta ciclismo. Perché è leggero e professionale, scanzonato e concentratissimo, divertente e profondo. Mette d’accordo tutti, è il campione del mondo ideale. Ieri abbiamo letto su twitter quello che un entusiasmato fresco…

Sagan unico e trino

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Richmond. Doha. Bergen.

Peter Sagan doveva essere, e Peter Sagan è stato: a 27 anni lo slovacco è il più giovane ad aver vinto tre mondiali, l’unico ad averli vinti in fila, e i tre continenti diversi: imprese mai riuscite agli altri triplettisti: l’italiano Binda, i belgi Van Steenbergen e Merckx, lo spagnolo Freire. Ci è riuscito l’ex Peter Pan, fuoriclasse-icona del ciclismo globale: battendo al fotofinish l’idolo di casa Kristoff e l’australiano Matthews, già argento iridato dietro a Sagan a Richmond2015 e maglia verde (con due tappe) al Tour 2017 grazie, anche, all’espulsione di Sagan.

Mai il mondiale – in 90 anni tondi di storia - era salito così a nord. Ventiquattro anni dopo il diluvio e le cadute di Oslo ’93, quando vinse il 21enne Lance Armstrong, la gara iridata tornava in Norvegia.

«Race to celebrate». Una “corsa per far festa”, lo slogan di Bergen 2017. E festa è stata: di gente pazza per il ciclismo, festa di passione, festa di colori. Non fino in fondo per quelli azzu…

Una Bergen mondiale

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di SIMONE BASSO
Il Giornale del Popolo, 23 settembre 2017
Bergen verso il clou della festa: il sabato le donne, l'indomani i professionisti. In Norvegia c'è più pubblico sulla strada in cinquanta metri, prendendo un tratto a caso del percorso, che in tutta la rassegna iridata a Doha 2016. L'ultima (e unica, prima di quest'anno) volta che i Mondiali furono ospitati dal Regno fu il 1993: un altro secolo, un altro universo. Furono Campionati storici, con un incrocio (curioso) di storie e di uomini.
C'erano ancora i dilettanti, la categoria degli under 23 sarebbe stata creata nel 1996, a Lugano, e la gloriosa Cento Chilometri - una sorta di Formula Uno della bicicletta - era prossima alla resa. Tra i Grandi, Epolandia era diventata realtà, crudele ma sottaciuta e necessaria (...). Eravamo a Oslo e si arrivava dalla seconda doppietta Giro-Tour consecutiva di un irresistibile Miguel Indurain e dall'annata della carriera di Maurizio Fondriest, vincente senza soluzion…

Rooney ritorna a Old Trafford - Un tributo tra le difficoltà

di STEFANO BOLDRINI, La Gazzetta dello Sport, 17 settembre 2014
Le parole di José Mourinho sono il miglior tributo ai 13 anni vissuti da Wayne Rooney al Manchester United e al suo primo ritorno da ex all’Old Trafford, il teatro dove il sogno di uno degli ultimi prodotti di calcio da strada è diventato realtà: «Mi auguro che riceva il tributo che merita. Rooney non è solo il miglior marcatore della storia dello United: è uno dei (suoi) giocatori più importanti di sempre».
RICORDI  Il portoghese ha detto molto con 48 ore di anticipo, ma non poteva raccontare tutto. Non poteva certo mettersi a fare il contabile e ricordare i 253 gol del centravanti di Liverpool in 559 partite, i successi di squadra – 5 Premier, una Champions, un Mondiale per club, una Europa League, 4 Coppe di Lega, una FA Cup, 6 Community Shield – e quelli personali, gli stipendi da favola che hanno fatto di Rooney il calciatore inglese più ricco nel pianeta. E neppure poteva accennare al trasferimento al City, passagg…

Kermit Washington - Il nero dentro

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di CHRISTIAN GIORDANO

Mai stato fortunato, Kermit Alan Washington. Nato il 17 settembre 1951 nella capitale di cui porta il nome, trascorse un’infanzia che sarebbe eufemistico definire difficile, la sua sembrava una delle poche storie a lieto fine di chi, grazie al basket, ce l’aveva fatta a uscire dal ghetto. Invece, Kermit il nero della pelle l’aveva anche dentro.
Archiviati i 20 punti e 20 rimbalzi di media come centro alla American University, fu scelto dai Los Angeles Lakers al primo giro del Draft NBA del 1973. 
All’inizio della sua avventura nei pro’, faticò parecchio a riciclarsi come ala grande (memorabili i sermoni che gli propinava il leggendario veterano Jerry West). Poi, grazie al lavoro specifico svolto due volte la settimana con Pete Newell – il coach che lo aveva portato a Houston e …

BERGEN2017. MAGLIA AZZURRA, SI TORNA ALL'ANTICO

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http://www.tuttobiciweb.it/index.php?page=news&tp=n&cod=104969
PROFESSIONISTI | Dopo la fortunata esperienza delle maglie bianche - culminata con l'oro olimpico di Elia Viviani - la Nazionale Italiana torna all'antico e a Bergen indosserà nuovamente la maglia azzurra. La nuova divisa, che è stata realizzata da Castelli, porta sul petto il nome degli sponsor azzurri, Suzuki ed Enervit.
“Il ciclismo italiano è più vitale e in salute che mai, capace di conquistare consensi anche in settori che fino a poco tempo fa ci vedevano ancora comprimari – dice il Presidente Di Rocco – Un esempio sono le 55 medaglie vinte nel 2017 dalle nostre Nazionali ad oggi. Iniziare da questo record è il modo migliore per affrontare l’avventura a Bergen con la consapevolezza del nostro valore”.
OBIETTIVI AZZURRI – VOCE AI CT
Salvoldi CT Settore Femminile – Investire sui giovani talenti
Uno delle eccellenze del movimento ciclistico italiano è, senza dubbio, il settore femminile. Per questo appu…

Rooney: a great talent that was never truly fulfilled

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by Brian GLANVILLE THE VOICE OF FOOTBALL - World Soccer, September 2017
It was a bitter irony that Wayne Rooney’s salient international career moment was frustrated by a crude Portuguese tackle in the 2004 European Championship quarter-finals in Lisbon. Till then Rooney seemed to be reaching the crescendo of his talent; the greatest seen of an English player since the doomed Paul Gascoigne. 
Now, with a record number of goals and a great profusion of caps, he has decided to retire from international football, returning to his local Everton team for which he had once been a sensationally precocious debutant. He had been only 16 when coming on at Goodison Park as a substitute against Arsenal and winning the match with a shot of phenomenal power and accuracy. 
Sven-Goran Eriksson, then England’s manager, ignored the cautious pleas of the Everton manager David Moyes and picked Rooney as a 17-year-old, first as a substitute against Australia and tiny Liechtenstein, then in a European quali…

Villach 1987 - ECCO ROCHE DEMONIO E ANGELO

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https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1987/09/08/ecco-roche-demonio-angelo.html?ref=search

di MARIO FOSSATI
la Repubblica, 8 settembre 1987
VILLACH - Stephen Roche in maglia iridata. E' stanco, piange: è felice. Ha eguagliato l'Eddy Merckx del '74: Giro d'Italia, Tour de France, Campionato del mondo nello stesso anno. Ha battuto Moreno Argentin, la punta di diamante della nazionale italiana e lo spagnolo Martin Juan Fernandez
Nella smilza squadra di Irlanda, Roche corre per Kelly. Lavora per l'amico-nemico, che è pure lui un cavallo fino. La storia è presto raccontata. Quando Kelly si affloscia, Roche incarognisce il ritmo. Diventa capitano. Accade al diciannovesimo giro, attorno al 220-esimo chilometro. Squagliano Argentin, van Vliet, Fernandez, Nevens.

Il macadam, all'undicesima tornata lucido di pioggia, asciuga. Una bruma immensa sui colli. Prati e alberi sono di un verde di smalto, molto irlandese. La nazionale italiana ha lavorato …

JOHAN CRUIJFF E LA REINVENZIONE DELLO SPAZIO

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http://www.minimaetmoralia.it/wp/johan-cruijff/#respond

di Gabriele Santoro mercoledì, 6 settembre 2017 

Johan Cruijff sapeva accendere la fantasia come pochissimi altri. Ogni suo movimento con il pallone, che Nureyev associava alla danza, era totale e produceva un’eco di emozioni che non si è spenta. Esiste un riconoscimento costante per il gioco dell’Ajax forgiato da Rinus Michels, cuore e anima del Calcio Totale, per una civiltà calcistica avanzata che ha sedotto il mondo, segnando non solo la storia dei Paesi Bassi con il vero fine della bellezza.
Non conta soltanto vincere, ma soprattutto come lo si fa. «Correvano e si passavano la palla in un modo insolito, seducente, scorrevano attraverso il campo seguendo traiettorie ricercate, intricate, ipnotiche», scrive David Winner nel bel saggio Brilliant Orange (minimum fax, 362 pagine, 18 euro, traduzione a cura di Fabio Deotto), che è pure un’anatomia della nazione olandese capace del coraggio e dell’ingegno di attrezzarsi per vivere …

Vuelta: bis di Froome, Nibali da podio

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Signore del tempo e della generale, Chris Froome. Il più forte, non solo a cronometro - e si sapeva - ma, sin qui, anche della Vuelta 2017. La maglia rossa ha chiuso i 40,2 km dal Circuito de Navarra a Logroño in 47 minuti netti, a 51,319 km/h di media. Un mostro.
Secondo, a 29 secondi, un altro specialista come l'olandese Kelderman, terzo nella generale a 2'40".
Si sono difesi benissimo Nibali, terzo all'arrivo a 57" e sempre secondo nella generale, ma ora a 1'58"; poi Zakarin e Contador, quarto e quinto sia al traguardo (a 59 secondi) sia in classifica: a 3'07" il russo, a 4'58" lo spagnolo, all'ultima recita della carriera.
Il capitano del Team Sky, che a luglio aveva vinto il Tour senza successi di tappa, in Spagna ha già concesso il bis.
E non è finita. Nibali e gli altri hanno ancora tredici salite per scalzarlo dal trono. Ma sarà dura, durissima: almeno quanto l'Alto de Los Machucos già mercoledì e l'Angliru sabato. …

Coleen minaccia di mollare Rooney

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Extra Time, La Gazzetta dello Sport, 5 settembre 2017
Non contento di essere stato arrestato ubriaco al volante la settimana scorsa (motivo per il quale apparirà in tribunale il prossimo 18 settembre), ora Wayne Rooney, 32 anni a ottobre, rischia pure il divorzio. Stando infatti ai tabloid, la moglie Coleen (incinta del loro quarto figlio) non avrebbe per niente gradito che il marito fosse alla guida dell’auto di Laura Simpson, quando è stato fermato dalla polizia ed è convinta che lui avesse ben altre intenzioni che limitarsi ad accompagnare a casa la ragazza incontrata al Symposium Bar. Da qui la decisione di Coleen di passare il fine-settimana a casa dei genitori con i tre figli (Kai, quasi 8 anni, Klay, 4, e Kit, 1) per chiarirsi le idee.
Mentre il Sun riporta di un calciatore in pena «perché convinto che il matrimonio sia ormai finito». E a puntare il dito contro l’attaccante dell’Everton, ex Manchester United e primatista di gol in nazionale (53), è anche lo psicologo Steve Pop…

PREFACE - ISSUE 233 / SEPTEMBER 2017

Procycling, ISSUE 233 / SEPTEMBER 2017
EDWARD PICKERING  EDITOR
The ’17 Tour is growing on me. The GC never quite ignited, save for Peyragudes. But the more I look back at the race, the more I appreciate its texture and complexity. Sometimes a Tour improves with age, like wine and cycling journalists. 

I like Chris Froome. He’s a great athlete and intelligent company. I even have a soft spot for his style of pedalling – there’s a rhythmic spiky angularity to it which is more jazz than classical but that’s the thing about cycling and music – there’s room for everyone. However, I find Sky’s tactics boring and Froome’s detachment frustrating, even if I understand why he rides and acts the way he does. Of the four Tours he’s won, I only really enjoyed last year’s in terms of the GC. That downhill attack! That crosswind escape with Sagan! Running up the Ventoux! These showed me that Froome is not just a rare physical talent, he is also a racer.

There was no such equivalent in 2017 – just g…