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Mario Beccia, lo scalatore che vinceva le tappe al Giro d'Italia e i suoi ricordi legati alla Remac Fanini

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IN FUGA DAGLI SCERIFFI: Mario Beccia

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Sette anni più tardi, altra azione decisiva sul Poggio, compagni di fuga due super, Kelly e LeMond. Mario, inevitabilmente terzo, si lamentò del caos di motociclette che sull’ultimo strappo ne avevano rallentato l’ardore.  La risposta di Torriani, colma di un’arroganza classista degna di Maria Antonietta, fu tremenda: «Raglio d’asino non sale in cielo».  Frase impietosa e ingiusta, verso uno sfregaselle che mai rinunciò al proprio ruolo: quello del Righi di "Amici miei", attore di secondo piano ma irrinunciabile nella sceneggiatura complessiva. Simone Basso IN FUGA DAGLI SCERIFFI Rainbow Sports Books https://www.amazon.it/FUGA-DAGLI-SCERIFFI-Saronni-ciclismo/dp/1087075408/ref=tmm_pap_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=1585131620&sr=1-1

Mario Beccia - Caos calvo

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di CHRISTIAN GIORDANO © in esclusiva per Rainbow Sports Books ©  Crocetta del Montello (Treviso) venerdì 23 febbraio 2018 - Mario Beccia, la tua vita è stata – è – il ciclismo. Com’è nato questo amore? «È nato tutto da una tappa del Giro d’Italia. Al mio stesso paese è nato Gianfranco Bianchin , che partecipava al Giro d’Italia. Io ero in terza media e chiesi a mia madre se mi faceva un panino perché volevo andar a veder ’sta tappa che passava a Montebelluna. Per vedere questo Gianfranco Bianchin.  Lo conoscevo perché, prima di fare il professionista, lavorava con i miei fratelli in questa azienda di Crocetta, di scarpe. Tutti erano di lì, e quindi qualche volta è passato per casa. Non me lo ricordavo, e non me lo ricordo tuttora, com’era, la persona; perché era amico con i miei fratelli maggiori, non con me.  E quindi quel giorno lì, sapendo che il Giro passava… Mia madre non ne voleva sapere. C’era da andare a Montebelluna in bicicletta da solo,...