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Il campionato più bello del mondo (davvero)

https://nuovoindiscreto.wordpress.com/2009/12/24/il-campionato-piu-bello-del-mondo-lui-davvero/
Il rischio lockout, l’analisi federalista, la banda dei quattro, commenti non italiani su Bargnani, l’impero di Bryant e la giusta fine di Babbo Natale. 
di SIMONE BASSO Indiscreto - 24 dicembre 2009 
1. Strenna natalizia targata En-Bì-Ei, per fare il punto della situazione sul cosiddetto “campionato più bello del mondo”: d’altronde, per qualche anno, si è sostenuta la stessa tesi per la nostra (?) coprofagia pallonara, quindi…
Non sfugge a nessuno la (piccola) crisi di affluenza nelle arene; anche Sternville, malgrado un piano marketing degno di Sun Tzu, risente della recessione americana. Il quattro percento in meno è nella norma, soprattutto per una lega così globale, ma avrà ripercussioni sostanziose sulle prebende nel prossimo tetto salariale. Tutto ciò potrebbe portare, durante la ridiscussione del contratto tra Olympic Tower, proprietari e sindacato giocatori, ad uno scenario simile a …

La Zona di Coppino

https://nuovoindiscreto.wordpress.com/2009/12/22/la-zona-di-coppino/
di Simone Basso Indiscreto - 22 dicembre 2009 
Stavolta ci occupiamo dell’ultimo vincitore toscano del Giro d’Italia; incredibile ma vero, nel dopoguerra la più grande scuola ciclistica del Bel Paese ha vinto solo una rosa finale dal 1958 a oggi. Malgrado Carlesi, Bitossi, Ballerini, Cipollini, Tafi, Bartoli, Casagrande, Bettini… Ebbene si, bignami doveroso dedicato a Franco Chioccioli da Pian di Scò, un atleta eternamente fuori del suo tempo.
Sfregaselle sfortunato a capitare in un’èra tricolore, gli anni Ottanta, autarchica e conservatrice: di quel ciclismo fu uno degli agnelli sacrificati alla rappresentazione scenica. Ebbe una carriera in chiaroscuro, che un Mastronardi avrebbe definito catramata; per causa di forza maggiore, dagli eventi e dal destino. 
Figlio di una famiglia contadina, ultimo di otto fratelli, dovette convivere con le storie dolorose di tutti i giorni. Talento annunciato fin dalle categorie gio…

La Zona di Coppino

22 dicembre 2009 di Simone Basso, Indiscreto.info
Stavolta ci occupiamo dell’ultimo vincitore toscano del Giro d’Italia; incredibile ma vero, nel dopoguerra la più grande scuola ciclistica del Bel Paese ha vinto una sola rosa finale dal 1958 ad oggi. Malgrado Carlesi, Bitossi, Ballerini, Cipollini, Tafi, Bartoli, Casagrande, Bettini…Ebbene si, bignami doveroso dedicato a Franco Chioccioli da Pian di Scò, un atleta eternamente fuori dal suo tempo.
Sfregaselle sfortunato a capitare in un’era tricolore, gli anni Ottanta, autarchica e conservatrice: di quel ciclismo fu uno degli agnelli sacrificati alla rappresentazione scenica. Ebbe una carriera in chiaroscuro, che un Mastronardi avrebbe definito catramata; per causa di forza maggiore, dagli eventi e dal destino. Figlio di una famiglia contadina, ultimo di otto fratelli, dovette convivere con le storie dolorose di tutti i giorni. Talento annunciato fin dalle categorie giovanili, con un Giro della Lunigiana nella fedina, fu scoperto da u…

FOOTBALL PORTRAITS - Terry, Natural Born Leader

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https://www.amazon.it/Football-Portraits-Ritratti-calcio-Agbonlahor-ebook/dp/B01KI1XRO6

di Christian Giordano, Guerin Sportivo
Alla sua prima partitella al Chelsea, un 16enne dai capelli a spazzola lascia interdetti i veterani Gianluca Vialli e Mark Hughes. Non per il talento o per come ci dà dentro per far vedere quanto vale, ma per quanto l’imberbe ragazzino grida. A loro. Lungi dal debutto, Terry già urlava cosa fare a due che, insieme, sommavano 131 caps e 24 trofei. Quando si dice leader nato.«Se serviva dire che sbagliavano o che non si sforzavano abbastanza, lo facevo», dirà Terry otto anni dopo, nel maggio 2005, fra un sorriso e un’alzata di spalle. «Sin dagli inizi non mi è mai importato di quanto io fossi alle prime armi e gli altri superstar. Per come la vedo io, in campo siamo tutti uguali e devo dire le cose come stanno. Che senso ha scodinzolare dietro i campioni? Non serve a nessuno».Fuori del campo, sbavava ancora per un autografo come un tifoso qualsiasi, ma una volta…

Uomini in Carrera

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http://www.indiscreto.info/2009/12/uomini-in-carrera.html
di Simone Basso
Indiscreto - 9 dicembre 2009
Quel nome, nel 1992, divenne celebre: un altro Mario Chiesa, il mariuolo craxiano del Pio Albergo Trivulzio, inaugurò suo malgrado il terremoto di Tangentopoli. Anche in questo particolare beffardo sta il tremendismo del Mario Chiesa giusto, lo sfregaselle della Carrera dei tempi che fu. 
Ricordando il biondino, e gli altri martinitt della vittoria, vorremmo glorificare il ruolo più indispensabile e poetico dell’epos ciclistico, ovvero quello del gregario. Il Mario nei pro' vinse una gara, per sbaglio naturalmente, ma corse tantissimo: rappresentò alla perfezione lo stereotipo ingrato del cavallo da tiro. Ebbe il privilegio di farlo in un’epoca, Epolandia ascensionale, già liberata dalla schiavitù dei kamikaze dell’imperatore: perché, nell’età dell’oro precedente, al luogotenente veniva impedita qualsiasi dignità professionale. Una specie di servo della gleba ciclistico. Allora, …

FOOTBALL PORTRAITS - McDonald, Little Big Mac

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di Christian Giordano, Guerin Sportivo
Mc-chi? Da noi spesso si “scopre” un talento quando segna a una squadra italiana, e pazienza se lo fa in Champions League ed è già nazionale. È successo anche all’australiano del Celtic, che nel torneo ha bollato al debutto, contro lo Shakhtar Donetsk, e firmato all’ultimo minuto, prima del Dida (horror) show, il 2-1 sul Milan all’Hampden Park. Un tap-in, susseguente alla respinta del portiere su tiro di Gary Caldwell, diventato all’istante «il mio gol più importante». Figlio di scozzesi trapiantati a Melbourne, Scott Douglas McDonald è nato lì, il 21 agosto 1983. Comincia a giocare nei Gippsland Falcons, squadretta della “vicina” (per gli standard locali: 149 km) Morwell, nel cuore della Latrobe Valley, il centro energetico dello Stato di Victoria, estremo sud-est australiano.

Nella prima squadra del club fondato nel 1963 da emigrati italiani, in passato noto …

Kobismo

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http://simonesalvador.blogspot.com/2015/12/kobismo-ritratto-di-kobe-bryant-di-simone-basso.html

di Simone Basso
Prologo:
"In campo, a un'ora e mezza dall'inizio dell'incontro, c'è soltanto un ragazzino, che tratta il pallone da basket come oggetto ormai domato: un palleggio e un tiro, un palleggio e un canestro. Non gli darei più di cinque anni: eppure, da una distanza di due metri, quel ragazzino fa sempre ciuff. Mi diranno in seguito che è Bryant junior, ovvero il figlio del mattatore numero uno della serata "Tutte Stelle"..."  - Paolo Viberti, cronaca dell'All-Star Game di Firenze, su SB del 28 febbraio 1985.
Non preoccupatevi, malgrado l'incipit questo non è un amarcord sui trascorsi italiani di Kobe Bryant. È semplicemente una scusa per introdurre uno sguardo diverso, da un'altra prospettiva, sul numero 24 dei Lakers.

Una sorta di teoria darwiniana, evolutiva, del giocatore più rappresentativo di questo decennio.

Prima di addentrarci…

La discesa di Van der Velde

https://nuovoindiscreto.wordpress.com/2009/11/22/la-discesa-di-van-der-velde/
di Simone Basso Indiscreto - 22 novembre 2009
1. La faccia da schiaffi è di quelle memorabili, i capelli lunghi ma non troppo (da primi Stones) e gli occhietti da eterno furbastro. Johan van der Velde da Rijsbergen, nato il 12 dicembre 1956, aveva tutte le caratteristiche del fuoriclasse: il fisico longilineo e la capacità, rara, di essere eccellente in ogni settore richiesto a uno sfregaselle. Si materializzò nei pro, dopo una carriera giovanile notevole, al Giro di Romandia 1978: la matricola ventunenne sorprese tutti nella tappa più dura della corsa elvetica, compreso il suo capitano nonchè leader della corsa, Hennie Kuiper. Con il grande Hennie in crisi, vdv ebbe via libera per un numero d’alta scuola, salendo verso Thyon nella neve; singolare caratteristica meteorologica che rimbalzerà qua e là nelle vicende agonistiche del nostro. Un presagio o un destino, fate un po’ voi.
2. L’onnipotente Peter Post, …

La discesa di Van der Velde

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22 novembre 2009 di Simone Basso, Indiscreto.info
1. La faccia da schiaffi è di quelle memorabili, i capelli lunghi ma non troppo (da primi Stones) e gli occhietti da eterno furbastro. Johan Van der Velde da Rijsbergen, nato il 12 Dicembre 1956, aveva tutte le caratteristiche del fuoriclasse: il fisico longilineo e la capacità, rara, di essere eccellente in ogni settore richiesto a uno sfregaselle. Si materializzò nei pro, dopo una carriera giovanile notevole, al Giro di Romandia 1978: la matricola ventunenne sorprese tutti nella tappa più dura della corsa elvetica, compreso il suo capitano nonchè leader della corsa, Hennie Kuiper. Con il grande Hennie in crisi, Vdv ebbe via libera per un numero d’alta scuola, salendo verso Thyon nella neve; singolare caratteristica meteorologica che rimbalzerà qua e là nelle vicende agonistiche del nostro. Un presagio o un destino, fate un po’ voi.
2. L’onnipotente Peter Post, a ragione, pensò d’avere in squadra il futuro fenomeno del ciclismo intern…

Lo studioso Doug Moe

https://nuovoindiscreto.wordpress.com/2009/11/10/lo-studioso-doug-moe/
di Simone Basso Indiscreto - 10 novembre 2009
1. Piccolo quesito per gente di osservanza strettamente cestistica: chi è stato il più grande americano che abbia mai militato nella Spaghetti League? Se limitiamo il nostro raggio d’azione alla gloria accumulata in due continenti, l’incommensurabile Macca della Milano da bere precede tutti con un Vigorelli di vantaggio; se guardiamo ai numeri freddissimi, senza militanze pro di rilievo negli States, un regalo yankee come Robertino Morse non lo riceveremo più. Ma se vogliamo prendere un atleta al meglio della sua vicenda sportiva, il campo (in legno lucido, naturalmente) si restringe a tre All Star che fecero parte, nel bene o nel male, della storia stragloriosa dell’Olimpia Milano: il meraviglioso Geibì Carroll, il laureato Billone Bradley e l’incredibile Doug “Gimme da ball” Moe. Il nostro voto, analizzando la faccenda, va al terzo della lista, perchè l’airone di Pete…

Il mondo prima e dopo Sabonis

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https://nuovoindiscreto.wordpress.com/2009/10/27/il-mondo-prima-e-dopo-sabonis/
di Simone Basso Indiscreto - 27 ottobre 2009 
1. L’extraterrestre si rivelò piano piano ai nostri occhi, scettici nei confronti della fama che lo aveva preceduto: un nome nobile, baltico, e alcune anticipazioni minacciose. All’epoca non si immaginavano neanche la tivù satellitare, il web e lo streaming; figuratevi uno come Arvydas Sabonis. Si narrava di un diciassettenne che, contro gli Hoosiers campioni di Bobby Knight aveva fatto faville. Lo stesso che aveva vinto il suo primo Mondiale a Calì in un’edizione quasi misconosciuta. Ci illustrarono il giovane fenomeno in fotografia, sulla copertina di Superbasket. Poi finalmente si mostrò, il mostro, senza remora: furono gli Europei più belli per Azzurra, quelli del Menego capitano, di Corbalan Von Karajan e del "Cobra" Kicianovic rincorso da coach Gamba. Per citare l’inimitabile Bene, apparimmo ad Arvydas in quella rassegna continentale, 1983, e sc…