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Visualizzazione dei post da settembre 10, 2016

HOOPS PORTRAITS - Walker, The Jet di linea

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di CHRISTIAN GIORDANO
Passato involontariamente alla storia anche come il destinatario mancato del decisivo intercetto nelle Finali della Eastern Conference 1965, quello dell’immortale «John Havlicek stole the ball!» di Johnny Most, rauco e tifosissimo aedo dei Boston Celtics, Chet Walker è stato molto più che questo nelle sue 13 stagioni NBA. Tutte in doppia cifra per punti segnati.
Sinuoso swingman di 1,97x97 kg, uscito da Bradley e scelto dagli allora Syracuse Nationals al secondo giro del draft NBA 1962, Walker si è ritagliato un posto nell’All-Rookie con un anno da matricola da 12.3 punti, 7.2 rimbalzi e 1.1 assist a partita. La stagione successiva, la franchigia traslocò a Philadelphia e i Nets divennero 76ers, con The Jet a quota 17.3 punti e 10.3 rimbalzi (record in carriera) per gara.
Sette volte All-Star, Walker visse non a caso nel 1966-67 la sua stagione migliore, terminata con il career-hi…

HOOPS PORTRAITS - Greer, attenti al Bulldog

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di CHRISTIAN GIORDANO
Uno dei giocatori più forti in una delle squadre più forti di sempre. Ecco, in sintesi, l’altissimo profilo di Hal Greer. E il nickname, The Bulldog, vale più di mille descrizioni. 
Guardia di 1,87x78 rapida e dall’immarcabile jump shot, di quello squadrone Greer era la seconda opzione offensiva (22.1 punti per gara), oltre ceh secondo marcatore, dietro sua maestà Wilt Chamberlain (24.1).
Primo atleta nero con borsa di studio per meriti sportivi alla Marshall University, in quattro stagione di college viaggiò a 19.4 punti di media e addirittura 23.6 ppg da All-American nell’anno da senior prima di essere scelto dai Syracuse Nationals al secondo giro del draft NBA 1958. 
Con la franchigia, che nel 1963 si trasferirà a Philadelphia e cambierà nome in 76ers, trascorrerà tutti i suoi 15 anni di carriera.
Dieci volte…

HOOPS PORTRAITS - Aguirre, La tessera mancante

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di CHRISTIAN GIORDANO
Una delle più grandi ali piccole nella storia della NBA, Mark Aguirre era un maestro nella nobile arte di dare le spalle al difensore avversario, ruotargli intorno e tirargli in testa pur avendone addosso i tentacoli protesi per contrastargli quella parabola che, più si che no, finiva dentro. 
Dopo tre stagioni da superstar al college (24.5 di media a DePaul) e otto e mezzo di NBA a Dallas, nell’89 Aguirre fu il gran colpo di mercato che consentì ai Pistons di inanellare – alla lettera – il back-to-back. Per i Bad Boys di coach Chuck Daly, era l’ultima tessera mancante per completare un puzzle ormai da titolo. Cresciuto a Chicago insieme a Isiah Thomas, aveva toccato ai Mavericks il proprio apice realizzativo (29.5 punti a partita nel 1983-84) e in sei stagioni filate Dallas non era mai sceso sotto i 22.6 di media. In Texas però sembrava ci fosse un limite alle ambizioni della franchigia e allora lo scambio con Adrian Dantley era parso ineluttabile. La cosa migl…

HOOPS PORTRAITS - Coach Daly News

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di CHRISTIAN GIORDANO

È stato il primo artefice del back-to-back di Detroit subito dopo quello dei Lakers del suo contraltare Pat Riley, e come il suo rivale sapeva tirare fuori il massimo dai propri giocatori e sfruttare la ancor minima debolezza degli avversari. Nulla però è mai stato facile per lui. Tutto è arrivato con anni d duro lavoro e perenne sottovalutazione per un coach duro, a volte sin troppo cinico, che solo nel finale di carriera è stato finalmente riconosciuto come maestro di tattica e psicologia. Non necessariamente in quest’ordine.
Charles Joseph Daly, per tutti Chuck, era un figlio della Grande Depressione e ne aveva conosciuto il significato. Nato il 20 luglio 1930 a St. Mary’s, Pennsylvania, aveva giocato per un po’ alla St. Bonaventure prima di trasferirsi nel 1949 al Bloomsburg State College. Alto 1,87 per 80 kg, il Daly giocatore aveva tanta grinta e poco altro. Due stagioni da 13.1 punti di media, per di più fuori dai college di grido, dicevano molto sul suo …

HOOPS PORTRAITS - Dumars, l'architetto bifronte

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di CHRISTIAN GIORDANO

Alla fine rimarrà solo lui. Della squadra del back-to-back sarà l’ultimo ad andarsene, anzi forse non lo ha fatto mai. Perché più dello stesso Isiah Thomas, o dei duri alla Bill Laimbeer, è stato Joe Dumars l’anima e la mente di quei Pistons. E se in campo era stato la lucida regia dei Bad Boys originali, da una scrivania è stato l’architetto dei Bad Boys II. Quelli che nel 2004 hanno riportato a Motown l’anello di campioni NBA.
Leader difensivo e offensivo, Dumars – guardia tiratrice di 1.90 x 85 kg uscita da McNeese State – non era certo il più bad dei Bad Boys, ma forse anche per questo era il più affidabile. E quando contava, era a lui che coach Cuck Daly assegnava la marcatura del backcourt più pericoloso. I suoi duelli con Michael Jordan sono leggendari. E lo stesso MJ ha detto più volte, anche nei suoi vendutissimi home video, che era proprio Joe Dumars l’avversario che più gli aveva creato problemi. Sia in difesa sia in attacco. 
Quando i Pistons cuciron…