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Visualizzazione dei post da agosto 15, 2017

Johnny “Red” Kerr, la grande freddura

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di CHRISTIAN GIORDANO
In America li chiamano one-liners, barzellettieri. E nella categoria, Johnny Graham “Red” Kerr, forse il più citabile fra giocatori ed ex NBA, è stato uno degli interpreti più continui e convincenti.

Ritenerlo però soltanto un comedian mancato sarebbe fare un torto alla sua carriera di iron man. Per oltre undici stagioni non saltò neanche una gara: 844 consecutive, seconda striscia di sempre (ma allora un record), e avrebbe potuto essere più lunga se Paul Seymour,  il 4 novembre 1965, non l'avesse interrotta preferendogli, nel frontcourt dei Baltimore Bullets, Jim Barnes e Bob Ferry nella sconfitta di 11 contro i Boston Celtics.
L'esclusione aveva sorpreso e deluso la squadra, ma coach Seymour si era poi difeso adducendo la presunta distorsione a una caviglia di Kerr, che invece l'ha sempre negata. A precisa domanda su che cosa lo avesse motivato negli undici anni senza saltare una partita, Johnny rispose à la Kerr: «Temevo che mia moglie mi avrebbe …

HOOPS MEMORIES - I Lakers dicono 33

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di CHRISTIAN GIORDANO
La più lunga striscia vincente della NBA, trentatré vittorie dei Los Angeles Lakers 1971-72, è un record che potrebbe non venire mai battuto. Infatti, è la più lunga striscia vincente di tutti i maggiori sport di squadra d’America.
I Lakers quell’anno era una squadra datata. Elgin Baylor, il capitano, aveva trentasette anni e soffriva di infortuni alle ginocchia. Jerry West ne aveva trentatré. Il grande Wilt Chamberlain, all’età di trentacinque, era in declino. I Lakers avevano perso dai Bucks nei playoff l’anno precedente, il che portò all’assunzione di Bill Sharman come nuovo coach dei Lakers.
Il progetto più importante di Sharman era motivare il suo club a giocare un running game, uno centrato sulla difesa e i rimbalzi di Wilt Chamberlain. Egli convinse Wilt a concentrarsi sulla difesa e innescare il contropiede, convincendo il miglior realizzatore della stori…

Big Wilt ha detto stop

di CHRISTIAN GIORDANO
L’arrivo di Wilt Chamberlain nella NBA, nel 1959, era un evento annunciato sin dal suo secondo anno di high school alla Overbrook HS di Philadelphia. Durante i tre anni a Kansas, era cresciuto fino a 2.14 e in più si era costruito una solidissima reputazione di potenziale superstar che sarebbe sicuramente esplosa nei pro. Wilt però sorprese tutti. Anziché tornare a Kansas per il suo anno da senior, Chamberlain giocò per un anno negli Harlem Globetrotters e là affinò sia il ballhandling sia il tiro. 
Ma c’erano pochi dubbi sulla squadra per la quale avrebbe giocato nella NBA. Il proprietario dei Philadelphia Warriors, Eddie Gottlieb, aveva convinto la lega ad espandergli il raggio della cosiddetta territorial draft pick, la scelta con la quale, per motivi di cassetta, i club potevano reclutare i migliori talenti delle università limitrofe. Nel caso di Chamberlain, Gottlieb ottenne quindi un’estensione temporale prima ancora che geografica, perché scattò quando Wi…

Ray Felix, il gattone senza qualità

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di CHRISTIAN GIORDANO
C’è stato un altro lungo col 19, ai New York Knicks, prima dell'unico, e solo, capitano Willis Reed. Nonostante la statura ufficiale di "soli" 210 cm, Ray Felix era visto come uno dei primi settepiedi della NBA. E in quanto tale, ha avuto in sorte il destino comune a tutti i freak (gli scherzi della natura) dell'epoca. I tifosi avversari, vedendoselo passare davanti con quella corsa fisiologicamente scoordinata, gli urlavano di tutto. «Mostro!», «Scemo, sce-mo», gli epiteti meno inurbani. Scherni in buona parte ancor più alimentati dalla sua goffa andatura. Quando rientrava in difesa, di lui si scorgevano più che altro le braccia che mulinavano nell'aria. Era sgraziato, di tanto in tanto inciampava e spesso finiva lungo disteso.
In campo le cose non erano facili per lui. Fuori, persona sempre gentile di spiccata sensibilità, sapeva farsi voler bene da tutti. Alla Metropolitan high school di Harlem, doveva giocare con scarpe di due numeri pi…

Dolph Schayes, l'Hall-of-Famer perso per mille dollari

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di CHRISTIAN GIORDANO

Nel 1948, c’erano due leghe professionistiche in competizione sulla ribalta del basket pro: la National Basketball League e la Basketball Association of America. Prima che le due leghe si fondessero per dar vita, l’anno seguente, alla NBA, le squadre della BAA controllavano le spese adottando per i salari dei giocatori al primo anno un tetto di 6000 dollari.
Tale limite fu messo a dura prova nella primavera del 1948 quando i New York Knicks della BAA cercavano di ingaggiare il 2.02 Dolph Schayes, un prodotto locale che dopo aver fatto faville alla NYU era già popolare fra i frequentatori del Madison Square Garden. Rappresentato dal padre, Schayes voleva e valeva più di sei mila dollari e, infatti, gliene furono offerti 7000 dai Syracuse Nationals della NBL. Schayes figlio avrebbe preferito rimanere a New York, ma il proprietario dei Knicks Ned Irish si rifiutò di infrangere il salary cap e così Dolph fece i bagagli per Syracuse.
Quella decisione avrebbe persegui…