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Visualizzazione dei post da luglio 15, 2017

Matthews a Rodez, Froome "buca" Aru

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Un buco ai -6 km e addio maglia gialla, per 18" e dopo appena due giorni. Tanto belli quanto duri, per Fabio Aru e quel che rimane della "sua" Astana. Non tutto il male vien per nuocere, però: il controllo della corsa ora torna in mano Sky, che da Blagnac a Rodez, a differenza del giorno prima, ha corso benissimo. Nella bagarre finale, Chris Froome - protetto lui sì da uno squadrone - stacca Aru di 24" e si reinfila la maglia gialla che alla partenza distava appena sei secondi.
Tappa insidiosa, con gli ultimi 570 metri al 9 percento perfetti per cacciatori di classiche con spunto da finisseur. E non è un caso che si decida tutto con l'attacco di Gilbert e Van Avermaet, vincitore qui su Sagan nel 2015 e stavolta infilato da un quasi irridente Michael Matthews.
Per la Sunweb bis consecutivo dopo Barguil a Peyragudes. Per l'australiano (sul podio alla Sanremo2015) è il terzo successo stagionale dopo quelli ai Paesi Baschi e al Giro di Svizzera, il secondo al …

FINALI MONDIALI - Le partite della vita

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L’Urlo di Tardelli a Spagna ’82? Come il Grido di Munch o The Howl di Ginsberg. La Grande Ungheria del ’54? Distrutta dai carrarmati. Argentina ’78 e i Desaparecidos. Messico ’86, la potenza di Televisa e il terremoto “sospetto”. La perfetta macchina azzurra messa a punto dal Ct Pozzo nel ’34-38? Un motore a pieno Regime. Lo scandalo al solleone di USA ’94. La Francia Black-Blanc-Beur del ’98 e il malore di Ronaldo. Berlino 2006 e l’oppio di Calciopoli. Il Brasile non più País do Futebol del 2014.
Di tutto questo e di molto altro ancora si può parlare prendendo a pretesto la finale dei mondiali di calcio. Da Uruguay-Argentina di Montevido 1930 a Argentina-Germania di Rio de Janeiro 2014 e in attesa di Mosca 2018. Quasi un secolo di Coppa ma soprattutto di storia del mondo. Venti partitissime (le 19 finali più il Maracanazo di Brasile ’50 che f…

Dumoulin -- A More Human Champion

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by Edward Pickering, Procycling magazine, August 2017
We were happy to get our interview and shoot with this month’s cover star, Tom Dumoulin, at short notice after his spectacular Giro d’Italia win. He has emerged as one of cycling’s most dynamic talents, and his win in Italy had it all. Comparisons were made with Miguel Indurain and Bradley Wiggins, his antecedants – superb rouleurs who built the resilience to contend over three weeks. 
However, I felt Dumoulin was a more human champion than his two forebears, who were tactically unexciting and generally defensive riders. Yes, he trounced everybody with a TT performance for the ages through the vineyards of Perugia. He was astonishing in overhauling Nairo Quintana at Oropa. But he didn’t just sit implacably on his lead. There was both physical and tactical fallibility in Dumoulin’s win. His body gave out on him on the Umbrailpass in a way that launched a thousand poo jokes. Then he got caught napping at the back of the bunch on sta…