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Visualizzazione dei post da Marzo, 2020

IN FUGA DAGLI SCERIFFI: Greg LeMond & Bernard Hinault

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L’arrivo mano nella mano dei due litiganti all’Alpe d’Huez fu Actor Studio, diretto da Tapie; in verità la coppia di pretendenti al giallo scoppiò già la sera dell’infausta cronosquadre di Saint-Quentin-en-Yvelines: "Le Blaireau", a cena, insultò Greg e si dichiarò pronto per il sesto trionfo in giallo.
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IN FUGA DAGLI SCERIFFI: Rolf Gölz

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Quando Rolf Gölz, 1985, dominò da poppante la Ruta del Sol, in molti lo indicarono come la sorpresa dell’annata. Fu invece fatto correre pochissimo, preservato, nascosto per non fare ombra al capitano. L’anno dopo, al Giro di Campania, il fattaccio: vinse fregandosene delle gerarchie e fu, senza troppa pietà, accantonato.
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IN FUGA DAGLI SCERIFFI: Leonardo Natale

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Giro 1981, sul Terminillo la maglia rosa Saronni, staccata da Baronchelli e Battaglin, fu affiancata da un pimpante Leonardo Natale. 
Franco Magni, lo sponsor al seguito sull’ammiraglia, incitò il Leo a lasciare al proprio destino il leader della corsa; alla prima accelerazione il Saronni, sbavando, intimò l’alt all’azione. 
Il Natale acconsentì e, di fronte al suo sbigottito mecenate, per favorirlo fece un’andatura più regolare: l’anno dopo avrebbe corso per il futuro campione del mondo. 
E la Magniflex, dopo dimostrazioni di questo tipo, alla fine dell’anno chiuse i battenti.
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IN FUGA DAGLI SCERIFFI: Urs Freuler

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L’aneddoto che meglio incornicia lo svizzero risale all’epilogo del Giro '82, la crono di Torino: partì come un cicloturista e iniziò a fare il clown, salutando la folla (o meglio, le ragazze) poi, non senten do la catena, si mise d’impegno. Al traguardo finì terzo, a 14” dal vincitore Hinault e a 4” da Moser che però quella cronometro la corsero seriamente.
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IN FUGA DAGLI SCERIFFI: Planckaert e Bauer alla Roubaix '90

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I prodromi dell’imminente trasformazione crebbero nel ventre degli Ottanta ed esplosero fragorosi già nel 1990. Dopo la Roubaix strappata al canadese Steve Bauer, il belga Eddy Planckaert spese parole di meraviglia per una grande medicina con un piccolo nome.
Simone Basso
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La legione straniera

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di Chris Sidwells - Le maglie leggendarie del ciclismo

La “legione straniera” era il nome che un giornalista australiano, Rupert Guinness, utilizzò per il gruppo di britannici, australiani e irlandesi che passarono dalla squadra dilettanti della ACBB-Peugeot alla squadra professionistica della Peugeot.
Il primo fu Graham Jones, di Manchester, nel 1979, seguito nel 1980 dallo scozzese Robert Millar dall’australiano Phil Anderson. 
L’irlandese Stephen Roche fu ingaggiato dalla Peugeot-Esso-Michelin nel 1981 e vinse subito la Parigi-Nizza.
Nel 1982 la squadra cambiò il logo Esso con quello della Shell. 
Un altro britannico, Sean Yates, si aggregò nel 1982, seguito da un altro australiano, Allan Peiper, nel 1983.
Fu l’anno in cui Phil Anderson divenne il primo australiano a vincere una classica, la Amstel Gold Race. 
Robert Millar vinse tappe di montagna al Tour de France del 1983 e 1984, anno in cui conquistò anche la classifica degli scalatori e si piazzò quarto nella generale.
Gli in…

Peugeot-BP-Michelin (1963-1986)

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di Chris Sidwells - Le maglie leggendarie del ciclismo

La maglia della Peugeot-BP-Michelin è un classico del suo genere. Nell’epoca dei colori accesi, la Peugeot scelse il bianco e nero e fu ricompensata con una maglia che spiccava sulle altre. È riconoscibile ancora oggi, trent’anni dopo la sua ultima presenza nel gruppo. Peugeot è stata anche la sponsorizzazione più lunga nel ciclismo professionistico di alto livello. 

AVVIO A CATENA 
La Peugeot (delle bici Peugeot, prima ancora del marchio produttore di automobili) ebbe il coinvolgimento più lungo nelle sponsorizzazioni delle squadre ciclistiche di massimo livello. Una volta ritiratasi, la squadra ciclistica omonima continuò con altri sponsor fino al 2008. La Peugeot ha sponsorizzato squadre singole e piccole fin dall’inizio del ciclismo professionistico, e alcuni dei primi vincitori del Tour de France hanno corso su bici Peugeot. Tuttavia, fu nel 1935 che l’azienda entrò sul serio nelle corse con la squadra Peugeot-Hutchinson. L’…

Carrera (1984-1996)

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di Chris Sidwells - Le maglie leggendarie del ciclismo

La squadra Carrera fu all’avanguardia dell’abbigliamento da ciclismo durante la seconda metà degli anni ’80, quando avvenne il passaggio dalla lana alla Lycra. La Lycra, più leggera e più facile da produrre e conservare, è anche più adatta all’applicazione di scritte e disegni. Anche se la lana rimuove bene l’umidità dal corpo., le fibre sintetiche sono decisamente superiori. Possono essere anche prodotte in modo da calzare meglio e quindi essere più aerodinamiche. 
STILE DENIM 
La facilità nel modellare la Lycra (e altri materiali sintetici) è ben spiegata dall’uniforme della squadra Carrera. Carrera è un produttore di jeans Denim e, dopo aver fornito pantaloncini neri in Lycra, negli anni ’90 li creò blu con effetto Denim, ovvero con uno stile “cucitura” per far sembrare che i corridori indossassero jeans tagliati. I fianchi blu sulla maglia della squadra avevano il trattamento “denim-look”. 
La squadra prese il via nel 1984 com…

IN FUGA DAGLI SCERIFFI: Moser al Toscana '78

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A Montecatini, quando Moser irruppe sul traguardo,
pareva sera inoltrata: Francesco fu illuminato dai fanali delle
moto e delle macchine al seguito.
Quasi 4' e Baronchelli regolò il primo gruppetto (in fila: Vandi, Paganessi e Visentini).
Gli altri, i sopravvissuti, giunsero alla spicciolata: dei 121 partenti, ne arrivarono 23.
Sei ore abbondanti, nel diluvio, di epica moseriana.
Perché, come diceva – in "Fantozzi" – la signorina Silvani del Calboni, il Moser sarà quel che sarà ma è stato, soprattutto, un fuoriclasse.

Simone Basso
IN FUGA DAGLI SCERIFFI
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IN FUGA DAGLI SCERIFFI: Walter Delle Case

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Esemplare, come monito per la comunità, un arrivo del Giro del Trentino 1982: il neoprofessionista Walter Delle Case sfangò i due califfi e il padrone di casa, nel retrobottega, sentenziò l’inizio dell’embargo contro il corridore dell’Atala.

Simone Basso
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IN FUGA DAGLI SCERIFFI: Carlo Tonon

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Bisognerebbe sempre far notare, ai moralisti che demonizzano questo passatempo superomista, i pericoli di un lavoro atipico, bellissimo e spietato. E raccontare di Carlo Tonon che nell’84, intruppato negli ultimi di una tappa alpina del Tour, da La Plagne a Morzine, fu travolto da un cicloturista distratto: non solo non tornò più sulla bici, ma nemmeno riemerse nella vita di tutti i giorni dalla pozza della depressione.
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Capelli lunghi e passaggi corti, i Beatles del calcio

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di Christian Giordano, Guerin Sportivo (2003)
Attaccavano nella propria area e difendevano in quella avversaria. Tenevano conferenze stampa multilingue (olandese, tedesco, inglese, spagnolo). Indossavano divise mai viste prima. In ritiro si portavano mogli e fidanzate. Il mito dell’Ajax non è stato solo Cruijff, e tantomeno Michels o Kovacs. È stato un modo nuovo di concepire il calcio. In campo e fuori.
Un calcio fatto di grandissima preparazione fisica e atletica, di tecnica superiore, di elevato senso tattico (difesa in linea e a zona, pressing e fuorigioco), di intercambiabilità di ruoli e posizioni. Terzini che facevano le ali, attaccanti che rientravano in difesa, squadra “corta” ma capace di coprire l’intero campo e, come si dice oggi con la supponenza di chi ha scoperto l’acqua calda, di «attaccare gli spazi». Un calcio straordinario, quello olandese della prima metà degli anni Settanta, che avrebbe meritato maggior fortuna a livello di Nazionale, visto come l’«Arancia Meccan…

MAESTRI DI CALCIO - Cruijff, due volte Profeta Totale

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di CHRISTIAN GIORDANO © - Guerin Sportivo © 
© Rainbow Sports Books

Ritorno dei quarti di finale della Coppa di Spagna 1977-78: al Camp Nou il Barcellona, che alla fine vincerà il trofeo (3-1 al Las Palmas), riceve il piccolo Deportivo Alavés. Malgrado il sorprendente 1-0 di Vitória, il pronostico pare a senso unico.

A metà ripresa, il gioco viene interrotto per un fallo senza importanza e Johan Cruijff comincia a protestare. L’arbitro, in manifesta sudditanza psicologica, si dilunga in spiegazioni e il siparietto esaspera il giovane Jorge Valdano, che sbotta.

Al capitano blaugrana suggerisce di tenersi il pallone e di darne un altro alle squadre in campo cosicché continuino la partita, mentre al direttore di gara consiglia di lasciare all’olandese anche il fischietto perché tanto si è capito chi comanda. 
Il Profeta del gol, con uno sguardo a metà fra il compatimento e la noia, chiede all'argent…

Sean Kelly

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Quand vous êtes passé dans les rangs des professionnels, c'est Jean de Gribaldy qui vous a signé. Est-ce vraiment vrai qu'il est venu jusqu'à la ferme de vos parents avec un contrat en main ? 
Oui, c'est vrai ! Je suis allé courir en France en 1976. Je suis resté pendant peut-être 6 mois dans un club à Metz, j'ai eu de bons résultats et j'ai gagné beaucoup de courses. J'ai participé au Tour de Bretagne (en 1975) sous le maillot de l'équipe nationale irlandaise. J'ai été suspendu de l'équipe après être allé participer à une course en Afrique du sud, j'aurais certainement été sélectionné pour les Jeux Olympiques de 1976, que j'ai manqués de ce fait. Alors j'ai décidé de retourner courir en France, et fin 76 on m'a proposé un contrat avec l'équipe de Jean de Gribaldy. Il avait pris contact avec moi par l'intermédiaire de mon club alors que je ne l'avais jamais ren…

IN FUGA DAGLI SCERIFFI: Pierino Gavazzi

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«Al Giro era tutto preparato per Moser o Saronni: non c’erano avversari, non c’erano salite, dopo due tappe ti accorgevi che mezzo gruppo era comprato». – Pierino Gavazzi, La Stampa, 25 settembre 2008

Simone Basso
IN FUGA DAGLI SCERIFFI
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IN FUGA DAGLI SCERIFFI: Riccardo Magrini

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Al Tour 1983 ci fu il momento di gloria: vinse con un colpo di mano, da finisseur, la tappa che terminò all’Île d’Oléron. Erano appunto tempi di vacche magre, a luglio, in Francia, per il nostro movimento, e quell’attimo fu speciale.

Riassunse con una dichiarazione post-gara, nell’euforia del successo, l’ironia, la leggerezza un po’ sbracata della sua missione: «Ancora una volta ho dovuto difendere l’immagine del ciclismo italiano dall’attacco di corridori stranieri... Sono gelosi della mia dimensione internazionale, del mio valore e della mia quotazione».

Simone Basso
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IN FUGA DAGLI SCERIFFI: Sean Kelly

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Flahute è un’espressione gergale francese, nacque nel dopoguerra riferendosi ai vicini di casa fiamminghi; corridori che impararono il mestiere nel bel mezzo della desolazione industriale postbellica. I flahutes pretesero le strade infami, il freddo, il fango e soprattutto la pioggia e il vento: gli elementi ideali per esaltarne lo spirito guerriero.
Tanto per rimarcare la stravaganza degli '80, il flahute per antonomasia fu un irlandese, l’immarcescibile Sean Kelly. Fenomeno a scoppio ritardato, sviluppò una virtù merckxista, feroce, nel presenziare a ogni appuntamento importante e, ahilui, subì una maledizione crudele riguardo a mondiali e Giro delle Fiandre.
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IN FUGA DAGLI SCERIFFI: Mario Beccia

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Sette anni più tardi, altra azione decisiva sul Poggio, compagni di fuga due super, Kelly e LeMond. Mario, inevitabilmente terzo, si lamentò del caos di motociclette che sull’ultimo strappo ne avevano rallentato l’ardore. 
La risposta di Torriani, colma di un’arroganza classista degna di Maria Antonietta, fu tremenda: «Raglio d’asino non sale in cielo». 
Frase impietosa e ingiusta, verso uno sfregaselle che mai rinunciò al proprio ruolo: quello del Righi di "Amici miei", attore di secondo piano ma irrinunciabile nella sceneggiatura complessiva.
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Maestri di calcio, e di Storia

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Christian Giordano
MAESTRI DI CALCIO - I gandi allenatori stranieri
© Rainbow Sports Books - kindle - 9,90 euro


La rubrica “Maestri di calcio: i grandi allenatori stranieri” fu una felice intuizione del Guerin Sportivo, dove all’epoca lavoravo come sostituzione estiva per coprire le ferie dei pochi, pochissimi redattori assunti.
Il direttore era Andrea Aloi, mente finissima che, per sua stessa ammissione, il tifo obnubilava quando scendeva in campo la Juventus. Finita la partita, fine del blackout. Ovviamente bianconero.
Per il resto, chapeau bas per classe e cultura. E fiducia nel sottoscritto. «Christian, tu sei un eversore», il suo miglior ancorché involontario complimento. Questi ritratti li devo quindi a lui, e al suo successore Matteo Marani, che molte lune dopo mi avrebbe raggiunto - e diretto - a Sky Sport 24.
Sono storie di uomini di campo e d…

Mockba 80 non crede alle lacrime

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di CHRISTIAN GIORDANO © In esclusiva per RAINBOW SPORTS BOOKS © 
«Il destino vola come un razzo lungo la sua parabola.  Vola nelle tenebre profonde, di rado nell'arcobaleno.» – Valentin Chernykh, sceneggiatore

Sarà stato per il caldo o forse perché in giornata-no, ma per Stephen Roche il sogno olimpico di Mosca 1980, inseguito al punto da lasciare, l’11 febbraio, la natia Irlanda per la Francia, si trasforma presto in un incubo. Che già al terzo dei 14 giri previsti, assume le sembianze del “mostro” di Brjansk. 
Al secolo Sergei Nikolaevich Soukhoroutčhenkov, per il resto del mondo Soukho.

Il “Merckx del Volga”, e pazienza se nato sulle sponde di un altro grande fiume, il Desna, affluente di sinistra del Dnepr lungo 1130 km fra Russia europea, Bielorussia e Ucraina.
Il grande favorito di quei Giochi era, da almeno due anni, quel sovietico dal nome tanto lungo quanto impronunciabile che nel 1978 si era fatto conoscere anche oltrecortina vincendo Giro e titolo nazionali, la Vuelta a …