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Visualizzazione dei post da Luglio, 2014

Lo Squalo giallo, il nuovo re di Francia

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di Simone Basso, Il Giornale del Popolo
I Campi Elisi, anche col cielo grigio e qualche goccia di pioggia, sono una meraviglia. Il Tour, tre settimane di gloria e agonia, non potrebbe concludersi altrove: là, nella maestosa eleganza di Parigi, c’è la fotografia perfetta di una storia. Come annunciammo, Grande Boucle tremenda, degna rappresentazione di uno sport che, quando dispiega tutto se stesso, non ha paragoni. Il giallo lo veste uno dei tre tenori della vigilia, il meno cantato (...), di sicuro il più pronto alla sfida (estrema).

La presa del potere
Vincenzo Nibali, dalla Sicilia con furore, interpreta la Festa di Luglio leggendo lo spartito giusto: i riccioli che percorrono la Francia in senso orario si risolvono, tradizionalmente, sulle Alpi. L’edizione 2014, colma di trabocchetti sulla strada, resi ancor più tremendi dalla (tipica) vis agonistica e dal meteo infame (qualche parentesi di solleone e canicola, in mezzo a tante giornate di acqua...), lo Squalo la ipoteca subito. …

Il Tour di Nibalì

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Botescià, Bartalì e Coppì due volte. Nencinì, Gimondì, Pantanì una. E adesso Nibalì. Sette italiani per dieci successi al Tour. Vincenzo non solo entra nella storia, ma sale sull'Olimpo già abitato da Anquetil, Gimondi, Merckx, Hinault e Contador. Il pantheon dei sei grandissimi capaci, in carriera, di vincere le tre maggiori corse a tappe: Vuelta a Espana, Giro d'Italia e Tour de France. In ordine crescente di importanza, è lo stesso seguito dalla maturazione del Nibali corridore. La passerella sui Campi Elisi è l'apice di una carriera già straordinaria.

La sognava da bambino, nella sua Messina. La bici segata a metà dal papà per rimetterlo in riga. La famiglia lasciata a 15 anni per la Toscana, dove al posto di nonno Vincenzo, papà Salvatore, mamma Giovanna e la sorella Carmen ha trovato altre due famiglie: quella di Bruno e Lucia Malucchi, il suo patron alla Mastromarco, e quella di Carlo e Bruna Franceschi, il suo diesse che l'ha finito di crescere. Enzo l'ha …

Nibali, hai vinto il Tour

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No Vincenzo, non è un sogno: il Tour lo hai vinto davvero. Il sogno è diventato realtà. Adesso goditela quella passerella sugli Champs Elysées, te la sei meritata. Non l'hai solo vinta questa Grande Boucle numero 101: l'hai dominata. Su tutti i terreni, contro ogni avversario. Quelli rimasti in corsa, e quelli che la sfortuna (loro ma anche tua) ti ha tolto troppo presto.

In giallo dalla seconda tappa, la piccola "Liegi" di Sheffield, con l'unica eccezione dell'omaggio a Tony Gallopin per la festa nazionale, hai domato il pavé e tutte le montagne: con imprese su Vosgi, Alpi, Pirenei. Hai corso con le gambe, con la testa e soprattutto con il cuore. E' quello, che infiamma la gente. Hai vinto e dato spettacolo quando serviva. O quando era solo bello, come nel tappone con Tourmalet e Hautacam in omaggio ai compagni e al mito di Merckx '69. Hai tessuto alleanze ma senza l'arroganza del più forte.
Più forte del fango di Arenberg, della fornace di Chamro…

La festa non è finita

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Non è finita finché non è finita. Il vecchio motto di Yogi Berra, leggenda del baseball USA, vale in ogni sport.
E più che mai al Tour, dove l'imprevisto è sempre dietro l'angolo. A maggior ragione se piove, in gruppo si arriva in 164 e dopo 15 forature, con 3500 km nelle gambe e a due giorni da Parigi. 
La maglia gialla di Vincenzo Nibali non è in discussione, ma a 3 km dalla fine lo Squalo è bravo a non farsi impigliare nella rete di cadute, in cui finisce anche la maglia verde Peter Sagan. Alla penultima occasione di una vittotria di tappa che in questa Grande Boucle gli è sempre sfuggita.
L'ha colta al volo invece Ramunas Navardauskas, al secondo successo al Tour dopo la cronosquadre del 2011. Il 26enne passistone della Garmin ripete così in giallo quanto fatto al Giro: la cronosquadre del 2012, e un anno fa, con Nibali in rosa, il tappone del Vajont. A Bergerac, invece, scatta ai meno 10, come Nibali il giorno prima. E anticipa di 7" il gruppo, regolato da Degenk…

Nibali, poker face ha vinto il Tour

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Sul pavè e su tutte le montagne. In discesa verso Sheffield, in salita su Vosgi, Alpi e adesso Pirenei. Non lo sta solo vincendo questo Tour, Vincenzo Nibali: lo sta asfaltando. Chilometro dopo chilometro, con la poker face del monarca assolutista eppure illuminato. Chiude il trittico pirenaico con una superiorità imbarazzante. Ai meno 9 apre il gas e arriva all'Hautacam da solo. A braccia alzate.

In questa Grande Boucle ha vinto la simil Liegi alla seconda tappa, quando prese la maglia gialla. Ha vinto in cima a La Planche des Belles Filles il 14 luglio, riprendendosi il simbolo del primato ceduto solo per la festa nazionale a Tony Gallopin. E in giallo ha vinto in quota a Chamrousse.

Nel tappone coi mitici Tourmalet e Hautacam ha vinto per i compagni, che in questo Tour sono stati eccezionali. Non aveva più necessità di classifica, lo Squalo; ma voleva lasciare il segno. L'ennesimo. Due successi con la discussa maglia tricolore, due successi con la maglia gialla. Per par co…

Lamporecchio, l'ombelico del Tour

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Certo che fa l'occhiolino, Rafal Majka. Primo sulle Alpi a Risoul, primo sui Pirenei a Pla d'Adet. Il 24enne polacco della Tinkoff Saxo neanche doveva esserci al Tour, e invece in quattro giorni ha già vinto due tapponi. E con il secondo successo da pro, la maglia a pois di miglior scalatore - così amata dai francesi - sembra ormai la sua seconda pelle. Come la gialla per Vincenzo Nibali.

Allo Squalo, dopo le tre vittorie e i due secondi posti, mancava soltanto il terzo gradino del podio. In cima al Pla D'Adet è arrivato anche quello, alle spalle del suo amico-rivale di sempre: Giovanni Visconti. La 17esima tappa, infatti, è stata anche la sua grande occasione perduta.

Nato a Torino e cresciuto a Palermo, come Nibali anche Visconti ha lasciato la Sicilia per la Toscana. Enzo per Mastromarco, Giovanni per San Baronto: 3 chilometri attorno a Lamporecchio, e una rivalità fortissima: ma più tra tifosi che tra i corrdiori. Quante volte - tra juniores e dilettanti - Nibali fac…

MAESTRI DI CALCIO - Wenger: Arsèneal e vecchi merletti

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«A football team is like a beautiful woman. When you do not tell her, she forgets she is beautiful». Una squadra di calcio è come una bella donna. Se non glielo ricordi, si dimentica di esserlo. 
«We do not buy superstars. We make them». Non compriamo superstar. Le produciamo.
(Arsène Wenger)
di CHRISTIAN GIORDANO, Guerin Sportivo

«Arsène who?». Il Daily Mirror titola così l’arrivo all’Arsenal di uno sconosciuto francese proveniente dal Giappone. È il 28 settembre 1996, data-spartiacque per il club nord-londinese, che mai si era affidato a un allenatore straniero. Da allora ci saranno un Arsenal avanti e uno dopo Wenger. Su quella panchina il più longevo e il più vincente: 3 Premier League e 4 FA Cup (con due Double) e 4 Charity/Community Shield. Più quattro finali perse: in Champions League nel 2006 a Parigi contro il B…

MAESTRI DI CALCIO - Shankly, la Kop sei tu

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«Some people believe football is a matter of life and death,  I am very disappointed with that attitude.  I can assure you it is much, much more important than that.»
«If you are first you are first. 
If you are second you are nothing.»
«Liverpool was made for me, and I was made for Liverpool.»

di CHRISTIAN GIORDANO, Guerin Sportivo

Non c’è niente da fare. Impossibile parlare di lui senza riportare (magari incompleta) la più citata delle sue celebri massime: «Certa gente crede che il calcio sia questione di vita o di morte. Questa mentalità mi delude. Vi posso assicurare che [il calcio] è molto più importante». Nella frase c’è parecchio di Shankly, il primo grande manager del Liverpool e l’uomo che è riuscito a fare di un piccolo club di seconda divisione un «bastione di invincibilità». 
William (Bill) Shankly nasce il 2 settembre 1913 nel villaggio minerario di Glenbuck, Ayrshire (Scozia sud-occidentale…

MAESTRI DI CALCIO - Sebes, l’Uomo dei Sogni

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di CHRISTIAN GIORDANO, Guerin Sportivo
Nella trasposizione cinematografica di Shoeless Joe, romanzo dedicato da William Patrick Kinsella a Joseph Jefferson Jackson, campione (anche di corruzione) del baseball statunitense d’inizio Novecento, un contadino dell’Iowa, ex sessantottino, costruisce un campo dove far giocare, in sogno, i più forti di sempre. 
Tolti il non-rapporto col padre e le americanate di fine anni Ottanta (la pellicola diretta da Phil Alden Robinson è del 1989), riportate indietro di quarant’anni le lancette dell’ideologia e traslato il tutto nel cuore della vecchia Europa, l’Uomo dei Sogni alias Ray Kinsella (Kevin Costner) sembra il Ct che ebbe il privilegio di poter schierare, tutta insieme e appassionante, la migliore generazione di fenomeni mai prodotta dal calcio continentale; per un capriccio del caso, nata e cresciuta quasi tutta nella stessa città: Budapest.
Il tecnico del…

MAESTRI DI CALCIO - Saldanha, il corsaro rosso

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«Chi sceglie i giocatori sono io, 
quando il presidente scelse i suoi ministri non chiese la mia opinione»
- João Saldanha
«Chi non è il più forte deve essere il migliore»
(Slogan per il Campionato Carioca del 1957)
di CHRISTIAN GIORDANO, Guerin Sportivo «Appena salito in cielo, si presenta a San Pietro: “Fui contrabbandiere di armi a 6 anni, leader studentesco a 20, membro del Partito Comunista tutta la vita. Fui anche giocatore e tecnico di calcio, analista di scuola di samba (?), coautore di enciclopedia, attore di cinema, candidato a vicesindaco”.
Be’, ci serviva uno diverso, un grande personaggio, risponde il santo.
“È quello che dicevano di me: un grande personaggio. Contraddittorio come è costume della categoria. Lucido e confuso al tempo stesso, intelligente e ingenuo, gentile e collerico, giusto e assurdo, il migliore degli amici e il peggiore dei nemici. Un innamorato della verità che ha cam…

MAESTRI DI CALCIO - Monsieur AuxerRoux

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«I coni da allenamento li rubavo in autostrada ogni volta che salivo a Parigi in macchina.  Allora ci si arrangiava così» - Guy Roux
di CHRISTIAN GIORDANO, Guerin Sportivo
«GUY Roux è il capo della società, è da sempre così». Lo dice senza giri di parole Patrice Loiseau, ex difensore auxerroise Anni 80 e oggi titolare di un negozio di articoli sportivi nei pressi dell’Abbè Ernest Deschamps, lo stadio dedicato al vicario che nel 1905 fondò l’Auxerre. E aggiungerebbe «e così sarà per sempre» se potesse confidare nell’immortalità del santone che dal 1961 (un record) comanda il club-simbolo del calcio in Borgogna. Comanda, non solo allena o dirige, perché all’AJA (Association de la Jeunesse Auxerroise), come i tifosi chiamano la squadra, non si muove foglia che Guy non voglia. Secondo la leggenda, che nella fattispecie ha uno spesso fondo di verità, controlla o supervisiona tutto lui: dalla campagna acqui…