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Visualizzazione dei post da giugno 1, 2018

Dino Zandegù: da garzone di fornaio a corridore

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http://www.museociclismo.it/content/articoli/4955-Dino+Zandegù%3A+da+garzone+di+fornaio+a+corridore/index.html
A Rubano di Padova, dove è nato, Dino Zandegù era un garzone di panettiere che con la bicicletta campava. E ben presto fu additato come potenziale corridore, perché quasi batteva gli avversari con il biciclettone da consegne. Erano i tempi gloriosi della Ciclisti Padovani, e a sedici anni lo convinsero a fare il grande passo, e da garzone di fornaio diventò aspirante corridore. 
Si dimostrò subito un passista dotato di un'ottima punta di velocità e grazie a queste caratteristiche si aggiudicò un centinaio di corse tra i minori. Approdò, ventiquattrenne, al professionismo, cominciando dalla Cynar di Balmamion e Ronchini. L'esordio non fu dei più teneri, anche perchè era reputato uno dei migliori dilettanti in circolazione e si aspettavano che confermasse il bene che si diceva di lui. 
Il battesimo del fuoco avvenne al Giro d'Italia il giorno del grande attacco comb…

IL MITICO ZANDEGÙ

http://www.chiesadimilano.it/news/sport-sport/sport-sportsport-anno-2008/il-mitico-zandeg-38869.html
GIOVEDÌ 5 GIUGNO 2008
“Zandegù positivo al Barbera”. Quando gli fanno notare questo cartello esposto dai tifosi sulle ultime rampe del Bric Berton, poggio che si affaccia sul Mar Ligure, l’interessato non si scompone: «Si vede che mi conoscono anche qui…», commenta. Del resto non se l’era presa neppure quando, alla nascita del suo primogenito Manolo, la penna arguta di Gianni Mura aveva rilevato: «E’ una sintesi tra manubrio e Barolo…».
Intendiamoci: per Dino Zandegù il vino, oltre che una passione, è una professione. Fa il rappresentante dei prodotti dall’azienda vinicola di Francesco Moser e nel lavoro “si applica” con la competenza e la diligenza che il mondo del ciclismo – nel quale ha trascorso una vita da corridore e un’altra da direttore sportivo – unanimemente gli riconosce.
Quando non vende vini e non promuove l’immagine ludico-ricreativa di Bibione, Zandegù dirige la Carovana…

Zandegù come Jean Gabin (da giovane)

http://www.cyclemagazine.eu/cycle/2013/05/zandegu-come-jean-gabin-da-giovane/

di Gianni Bertoli, 23 maggio 2013 
Dieci anni di professionismo, 40 vittorie, un Giro delle Fiandre, un Giro di Romagna, una Tirreno-Adriatico, 6 tappe del Giro d’Italia rappresentano un curriculum più che apprezzabile per molti corridori.
Il fatto curioso è che Dino Zandegù sia passato alla storia più per le sue “trovate” che per un palmarès di tutto riguardo.
Zandegù, nato a Rubano in quel di Padova nel 1940, ha iniziato la sua avventura tra i professionisti alla fine del 1963 con la maglia della Ignis. Nel 1964 era alla Cynar, poi due anni alla Bianchi, cinque alla Salvarani, prima di chiudere la carriera nel 1972 con i colori della GBC.
Ottimo passista-veloce, dal fisico massiccio, il viso volitivo con sopracciglione alla Elio, odiava le salite e non disdegnava la pista.
Ha partecipato ad alcune Sei Giorni di Milano negli anni sessanta, quando la pista veniva montata ogni inverno all’interno del vecchio Pa…

Zandegù e il Fiandre '67: "Così beffai il Cannibale"

https://www.gazzetta.it/Ciclismo/03-04-2015/zandegu-quel-mitico-giro-fiandre-1967-cosi-beffai-cannibale-110331093585.shtml
È il 2 aprile, una giornata di pioggia e neve: Eddy Merckx è il solito favorito della Classica del Belgio. Ma sul traguardo sarà piegato da un padovano di Rubano

di MARO PASTONESI,  La Gazzetta dello Sport, 3 APRILE 2015
Ricordiamo il Giro delle Fiandre del '67 per la vittoria a sorpresa di Dino Zandegù: lui ci racconta come andò... 
Il 18 marzo, Milano-Sanremo, tirava aria di primavera. Il 2 aprile, Giro delle Fiandre, spirava vento d’inverno. Era il 1967, e su tutto imperversava già, e sempre, e ancora, il ciclone Merckx. Eddy - 22 anni voraci, famelici, bulimici – aveva cominciato la stagione inghiottendo asfalto e chilometri, ruminando tappe e classiche, banchettando passisti e velocisti. Più che avversari, per lui erano tutti nemici. Aveva conquistato un circuito in Francia, due tappe al Giro di Sardegna e due alla Parigi-Nizza. 
Alla Sanremo aveva infilza…

Dino Zandegù: forza, simpatia, genio

http://www.museociclismo.it/content/articoli/5633-Dino+Zandegù%3A+forza%2C+simpatia%2C+genio/index.html
Tuttobici Numero: 1 Anno: 2007 di Gino sala
Ecco a voi Dino Zandegù. L'annuncio è accompagnato da un rullo di tamburi in onore di un personaggio che, per aver recitato la sua parte con una dirompente allegria, è stato qualcosa di più che un bravo pedalatore. 
Nato a Rubano (Padova) il 31 maggio 1940, professionista dal 1964 al 1972, una prestanza fisica derivante da un metro e ottantatré centimetri per settantotto chili, 39 vittorie tra le quali si contano il prestigioso Giro delle Fiandre, sei tappe del Giro d'Italia, il Giro di Romagna e il Trofeo Matteotti. 
Uno Zandegù già in evidenza nella categoria dilettantistica col titolo mondiale nella 100 Chilometri a squadre conquistato in compagnia di Taglioni, Maino e Grassi, un atleta gioioso e dirompente nelle polemiche, un velocista che dopo aver anticipato i belgi Forè e Merckx nel già citato Giro delle Fiandre salutava il …

Storia di Dino Zandegù

http://www.museociclismo.it/content/articoli/962-Storia+di+Dino+Zandegù/index.html
Con una maggiore concentrazione sia in corsa sia fuori il possente e spericolato velocista padovano avrebbe potuto ottenere un maggior numero di vittorie e avrebbe centrato anche qualche grosso traguardo in più del memorabile Giro delle Fiandre del '67 nel quale dette l'esatta misura della sua classe e del suo valore. 
Preparato alla perfezione, eseguì in maniera impeccabile le disposizioni di Luciano Pezzi e, con un'irresistibile manovra a tenaglia assieme a Gimondi, riuscì dapprima a seguire Eddy Merckx scatenato al contrattacco per inseguire Felice, e poi se ne andò a sua volta, senza alcuna difficoltà nello sprint a due avendo ragione di Foré, il solo superstite di una lunga fuga. Fece colpo quella vittoria anche perché sul viale d'arrivo, dimostrando una freschezza incredibile, davanti ai microfoni dei radio-cronisti intonò O sole mio... 
Componente il quartetto che si aggiudicò il

Luciano Bracchi: «Visentini, era lui la moto»

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di CHRISTIAN GIORDANO ©
IN ESCLUSIVA PER RAINBOW SPORTS BOOKS ©

sede Carrera-Podium Calcinato (Brescia), venerdì 1° giugno 2018

- Luciano Bracchi, storico meccanico Carrera, parliamo anche del Bracchi corridore: magari se lo ricordano in pochi.
«Esatto. Se lo ricordano in pochi perché, pur avendo vinto il Campionato italiano, ho fatto solo due anni, e in tempi anche abbastanza diversi da quelli del ciclismo attuale. E comunque in quei due anni mi son anche tolto delle soddisfazioni, perché ho corso assieme e contro a grandi campioni. Col senno del poi, magari son passatotroppo giovane, non avevo ancora la mentalità giusta per essere professionista. Però, ecco, alla fine questa è stata la mia strada. L'ho accettato, e se poi ho smesso è perché avevo dei limiti».
- Che corridore era, come caratteristiche?
«Da dilettante, perché poi da professionista non sono mai riuscito a trovare una mia dimensione, una buona condizione – forse anche perché ero troppo giovane, difatti a ventuno-ve…