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Visualizzazione dei post da giugno 2, 2019

A Verona histórico Carapaz, Nibali de "nueve" tu

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Ora è ufficiale: Richard Carapaz, primo ecuadoriano in rosa, ha vinto il Giro d’Italia numero 102. Nove anni dopo, ancora su quel podio, ancora Vincenzo Nibali: secondo a 1’05”.
Per la quarta volta il Giro finiva a Verona, e sin qui aveva sempre visto vincitore un italiano: nell’81 Giovanni Battaglin, nell’84 Francesco Moser, nel 2010 Ivan Basso, allora capitano del 25-enne Squalo che oggi, a quasi 35 anni, ha conquistato il suo sesto podio al Giro, l’11-esimo sui 21 grandi giri disputati. 
A undici mesi dalla caduta al Tour sull’Alpe d’Huez, lo Squalo è tornato. Ma scalzare Carapaz nei 17 km contro il tempo, con in mezzo solo le Torricelle (quattro chilometri e mezzo al 5% medio), era impossibile. E così, a 26 anni, l’Ecuador ha una nuova gloria nazionale come e più di Andres Gomez, re di Francia su Agassi al Roland Garros ’90 e Jefferson Pérez, olimpionico nella 20 km di marcia ad Atene ’96, argento olimpico a Pechino 2008 e tre ori e un argento ai mondiali.
La crono conclusiva l’h…

Antonio Simeoli: «Sappada è il mestiere»

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di CHRISTIAN GIORDANO ©
in esclusiva per RAINBOW SPORTS BOOKS ©

Udinese per nascita e di tifo, classe 1972, Antonio Simeoli è ancora un entusiasta. Dello Sport (con la maiuscola), del suo mestiere, della vita. 

Inviato del Messaggero Veneto dal 2002, racconta con competenza di discipline che conosce perché praticate, oltre che seguite sul campo, in palestra, su strada. Di questi tempi, una rarità. 
Ex cestista, scrive di ciclismo come pedala: con e per passione, e leggendone i pezzi tutto questo si respira. Ascoltandolo dal vivo, se possibile ancora di più.  Il privilegio di scoprirlo brillante relatore risale al 28 aprile 2018, alla presentazione della Tolmezzo-Sappada, la tappa che al Giro si sarebbe corsa di lì a tre settimane, il 20 maggio.
Un annetto dopo, in sala stampa a Verona in attesa della crono finale del Giro 2019, lo fermo al volo non appena smette di parlare con due antichi suiveur: Philippe Brunel de L’Équipe e Giorgio Viberti de La Stampa.

Dovevamo regolare quel conticin…