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Visualizzazione dei post da Settembre, 2014

Il Parco del principino

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C'era il gotha del calcio europeo e mondiale, presente e passato, al Parco dei Principi. In campo e in tribuna. Ma fra tante stelle a rubare la scena è stato il piccolo principe, Marco Verratti da Pescara; 22 anni il 5 novembre.
Primo gol - e addirittura di testa - con il PSG, sei anni il primo da professionista: era il 9 agosto 2009; un altro 3-2, quello del Pescara contro la Sangiustese in Coppa Italia. Il primo in campionato, in Serie B, arrivò 15 giorni dopo, il 24 agosto, nel 2-0 in casa sul Rimini. L'ultimo prima dell'avventura parigina, data invece 29 maggio del 2011: ancora un 3-2, sempre all'Adriatico ma contro il Cittadella.
Stavolta, il 3-2 pesantissimo per gli equilibri del girone, arriva sotto gli occhi di Zlatan Ibrahimovic, in tribuna per l'infortunio al tallone sinistro che gli ha impedito di affrontare l'unico club che non lo ha capito. In stagione il Barça non aveva ancora preso gol; record che, fra i top campionati europei, adesso resta sull…

Kwiatkowski, la Polonia che non è nata ieri

SIMONE BASSO, Indiscreto 
Ponferrada 2014 consegna l’iride a un campione, uno dei predestinati della linea verde. E regala il primo Mondiale pro' ai polacchi, grande scuola dell’Europa Orientale. Michal Kwiatkowski l’arcobaleno va a prenderselo, meritatamente, prima spremendo la squadra e poi cogliendo l’attimo fuggente, giù da Confederacion. Se l’anno scorso a Firenze, su un tracciato più duro, i reduci della Vuelta fecero (e disfarono) la corsa (Nibali, Rodriguez, Valverde) e Rui Costa – che la preparò in Canada – ne approfittò, stavolta il tobòga iberico ha dimostrato l’aleatorietà di certe convinzioni. La tanto cantata competizione roja, a mo’ di preparazione, non ha inciso. Difatti la rumba è stata dominata, con poche eccezioni (Gilbert, Valverde), da chi ha gareggiato in Nord America, in Gran Bretagna e nel resto d’Europa.
Eppure qualche sospetto alcuni tecnici avrebbero dovuto esibirlo: tre settimane di frazioni-bonsai (rispetto al Tour, la Vuelta 2014 era più corta di 482,…

Ponferrada azzurra: meglio di così, impossibile

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Alfredo Martini, al primo Mondiale da Lassù, avrà applaudito. Non solo il cuore, le gambe e la testa dei suoi ragazzi, ma soprattutto lo spirito della squadra per la prima volta guidata dal "suo" Cittì, Davide Cassani. Meglio di così gli azzurri, che sulla maglia ne onoravano il ricordo, non potevano fare.

E', insieme, il più grande dei complimenti e la fotografia più impietosa per un Mondiale che sulla carta non dovevamo - e sulla strada avremmo potuto - vincere.

Il capitano, Vincenzo Nibali, è caduto anche quest'anno: non nel finale come a Firenze 2013, ma all'inizio del quarto giro, a 188 km dalla fine. Niente di grave se non fosse che ha picchiato sul lato sinistro, lo stesso della ferita pulita male dopo la caduta alla Tre Valli varesine, la sua ultima gara premondiale.
Ponferrada non era adatta allo Squalo, ma su quella discesa-trampolino avrebbe fatto da specchietto per le allodole Visconti in una fuga, o Colbrelli in volata.

Fabio Aru e soprattutto l…

Ponferrada 2014, Show-down Must Go On

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di SIMONE BASSO, Il Giornale del Popolo

Domenica 28, il dì dedicato alla prova in linea dei professionisti, si chiude coi fuochi artificiali la rassegna iridata di Ponferrada.
Il percorso scelto dagli organizzatori, che sono riusciti a rispettare gli impegni nonostante le difficoltà finanziarie, non appare distante tecnicamente dal tobòga madrileno dell'ultima volta in Spagna (Madrid 2005). Allora vinse uno strapotente Tom Boonen, malgrado gli assalti di Bettini e Vinokourov: una gara appassionante, che si disputò nell'indifferenza di una metropoli distratta. Stavolta la Castiglia e Leon pare più adatta ad accogliere i Mondiali: la risposta del pubblico, in questo fine settimana, chiarirà molte cose. In fondo, alla Vuelta, la folla era quantitativamente inferiore rispetto a quella del concomitante Tour of Britain.
Il tracciato, al di là della sindrome di Sallanches 1980 (ovvero la suggestione dei cittì che scambiano un cavalcavia per l'erta di Domancy), è moderno, aperto …

Descansa en pau, Tito

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di CHRISTIAN GIORDANO, Sky Sport, 25 aprile 2014
«Corre el rumor de que Tito Vilanova ha muerto».  La notizia corre sul web, sui social network prima ancora che sui media tradizionali, sui siti ufficiali. È quella che nessuno vorrebbe sentire, che tutti vorremmo subito smentita. Invece no, è tutto vero: Tito stavolta non ce l'ha fatta. Il tumore alla ghiandola parotide, la malattia che lo aveva allontanato dalla panchina del Barça, da Pep Guardiola, l'amico di una vita prima ancora che l'allenatore di cui era stato assistente e poi successore, se lo è portato via. A 45 anni.
Le sue condizioni si erano aggravate e una settimana prima, venerdì 18 aprile, era stato ricoverato nella Clínica Quirón di Barcellona. la stessa dove è stato operato d'urgenza. Purtroppo invano. La sua battaglia era iniziata nel 2011 quando Vilanova era ancora il vice di Guardiola, che a fine stagione, alzata la seconda Champions League in tre anni, si sarebbe preso un anno sabbatico newyorkese. I…

Argento con filoSofia

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L'abbiamo aspettata tanto e finalmente è arrivata, la prima medaglia italiana. E non poteva che arrivare da loro: dalle azzurre del Ct Edoardo Salvoldi. Una sicurezza lui, e cinque sicurezze loro: le cinque ragazze in gara nella categoria juniores; Nicole Nesti, Sofia Beggìn, Sara Wackermann, Katia Ragusa e Sofia Bertizzolo, pilotata allo sprint finale dal perfetto lavoro di squadra delle compagne.

Al primo anno da juniores, la vicentina - classe '97 - ha perso di un niente dalla danese, Amalie Dideriksen, che sul circuito spagnolo - poco selettivo - ha bissato l'oro di un anno fa a Firenze. Sul podio, anche la polacca Agnieszka Skalniak.

Campionessa italiana ed europea su strada, Bertizzolo aveva chiuso 14esima nella crono e alla fine il rammarico c'è anche nella prova in linea, perché l'oro era davvero lì, a pochi centimetri. In volata ha forse peccato di inesperienza dopo aver pagato un po' in cima all'ultima salita, ma questo argento è solo un punto di…

Wiggo, il signore del tempo

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E' un Sir, e in quanto tale è stato di parola, Sir Bradley Wiggins. "Posso battere Tony Martin" aveva detto alla vigilia della cronomondiale di Ponferrada. Detto, fatto.

Wiggo è il nuovo campione del mondo a cronometro, categoria Elite, dopo un triennio di dominio assoluto del tedesco, degnissimo successore del recordman Cancellara, l'unico nella storia a fare poker. Un'egemonia interrotta a metà - e solo nel 2008 - da un altro tedesco, Bert Grabsch.

La vera notizia però non è tanto Wiggo che conquista così il suo primo titolo iridato su strada dopo i sei della pista nell'inseguimento individuale e di squadra. O che l'ex pistard abbia completato la sua personalissima Triple Crown, la tripla corona, fatta di ori mondiali e olimpici su pista e strada e persino il Tour de France. La vera notizia è che il 34enne britannico del team Sky ha battuto un marziano, anche se complice il ginocchio sinistro che tormenta Martin dalla caduta nella prima tappa del Tour…

L'anno della Pro

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Seconda in quella Serie B persa due anni fa, dopo averla inseguita per 64 e con sette scudetti in bacheca. Si vede che era destino.
Quando di mezzo c'è questa Pro, le partite non finiscono mai. E se lo fanno, non è mai undici contro undici. Stavolta però, Foscarini e Scazzòla hanno esagerato: il "Ferguson della Bassa" facendoisi espellere a 8' dal 90esimo; l'allenatore "speciale" della Pro, pescando al 92' il jolly-capolavoro con la prodezza di Beretta, entrato al 78' per Marchi.
Tre volte nelle prime tre giornate la Pro aveva chiuso in dieci e per due aveva perso al'ultimo minuto: ad Avellino con Castaldo, e in dieci dal 40' per il rosso ad Ardizzone; a Modena con Granoche e in dieci dal 54' per il rosso a Scaglia;  solo in casa nel 3-2 sul Catania il rosso a Cosenza, dopo mezz'ora, non aveva influito sul risultato; e solo nel 4-0 sul Varese l'espulsione era toccata agli altri: al portiere Bastianoni sul rigore procurato da…

Scazzola, l'altro “speciale”

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di STEFANO DOLCI, Eurosport
Al debutto tra i professionisti Cristiano Scazzola, tecnico della Pro Vercelli neopromossa in Serie B, è riuscito a trasformare da un anno all’altro una squadra, reduce da una retrocessione e 26 sconfitte, in una formazione quasi imbattibile. Dal 1° settembre 2013 al 7 giugno 2014 le “Bianche Casacche” hanno colto 33 risultati utili in 34 partite di campionato (17 vittorie e 16 pareggi), senza mai perdere in casa al “Silvio Piola” e con la difesa meno battuta dell’intera Prima Divisione Lega Pro: 19 reti incassate fra regular season e playoff.
Un capolavoro, quello realizzato dalla gloriosa squadra piemontese, frutto anche della tenacia e del grande entusiasmo trasmessi dal 43enne ex centrocampista con un breve passato nel Genoa che, dal 2006, si è legato a doppia mandata con il club piemontese: tre anni da calciatore, partecipando sul campo alla promozione dalla D alla C2, poi, 4 anni fa, la sua avventura da tecnico guidando prima la formazione allievi po…

Luci e ombre in vista di Ponferrada

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di Simone Basso
Il riassunto della Vuelta 2014, il suo nucleo narrativo, è racchiuso nell’ultima ascesa. Salendo ad Ancares si ripete il pattern già esplorato nella seconda settimana di corsa: Chris Froome, generoso ma prevedibile, sgassa lasciando indietro tutti tranne la maglia rossa, un Alberto Contador diabolico, che a meno di mille metri dal traguardo lo lascia sui pedali e va a prendersi il bottino pieno. Arrivano in fila, a relativa distanza l'uno dall’altro, dettando la classifica finale: Contador, Froome, Valverde, Rodriguez, Aru.
Non essendo strilloni del cosiddetto ciclismo tradizionale (forse perché ne conosciamo la storia) potremmo definire questo Giro di Spagna tecnicamente mediocre e ripetitivo: i grandi nomi, le rampe di garage, che tanto appassionano tv e tifosi, non possono coprire i vuoti di sceneggiatura. Chilometraggi-bonsai, tracciati monodici hanno prodotto distacchi minimi sino a La Farrapona, una delle (due) frazioni con dinamiche prossime ai Grandi Giri …

La domenica della brava Lampre

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Per la Lampre Merida, in questa Vuelta, la domenica è sempre domenica. Prima, Winner Anaconda una settimana fa sul filo dei duemila metri a Valdelinares. Poi, Przemyslaw Niemec lassù ai 1120 dei mitici Laghi di Covadonga.
Due successi in due tapponi di montagna, la seconda alla vigilia della tappa "reina" (regina) che concluderà il terribile "trittico asturiano"; e che presumibilmente deciderà una bella fetta del Giro di Spagna 2014.
Grande impresa quella del 34enne scalatore polacco, che ha fatto un gran bel regalo per i suoi 62 anni al suo diesse Bruno Vicino. Per Niemec, al primo successo con i colori blu-fucsia-verde, è la vittoria numero 15 in carriera; per la Lampre la 20esima stagionale.
La maglia rossa Alberto Contador ha concesso qualcosina a Valverde e a Rodriguez, ma ha guadagnato su Froome che invece ha perso quel poco conquistato il giorno prima. Altro passetto in classifica per Fabio Aru, ottimo quinto all'arrivo e nella generale.
Ora Contador h…

Hesjedal, Uneasy Ryder

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La resurrezione di Hesjedal e Froome, un Contador alla Merckx, Uran Uran e Valverde sconfitti di giornata. Sono questi i verdetti della terribile Camperona, finale inedito per una Vuelta che non semtte di regalare spettacolo.

Hesjedal non vinceva dal trionfale Giro d'Italia del 2012, e riuscirci otto giorni dopo la bufala-web del presunto motorino nella bici, dà, se possibile, ancora più soddisfazione. Gran numero, quello del canadese, che ai 150 metri dal traguardo ha riacciuffato e superato lo svizzero Oliver Zaugg.

L'uomo della Saxo Tinkoff che la maglia rossa Contador, come faceva il Cannibale, aveva mandato nella fuga giusta: 9 su 23 sono arrivati in fondo prima del gruppo. Un classico del ciclismo, quello di mandare un proprio gregario capace di vincere la tappa o di farla perdere agli avversari di classifica.

Zaugg, 33enne che nel palmarès ha il Lombardia 2011, ha cullato l'occasione della vita. Dietro, Chris Froome ha frullato come ai bei tempi. A Contador ha rosicc…

Navarro, la Vuelta buona

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Finalmente è arrivata, Dani. Una vittoria, una qualsiasi, lo spagnolo Navarro la inseguiva da un anno, e alla Vuelta da una vita. Una vita da ex gregario, fedelissimo di Alberto Contador, e che adesso alla Cofidis - a 31 anni - s'è reinventato capitano.

Ed è arrivata, finalmente, nella tredicesima tappa, un'indigestione di "mangiaebevi" con arrivo sullo strappo del Parque de Cabarceno. Il redivivo Cunego, che su queste strade annusa già aria di Mondiale, ci ha provato in tutti i modi ad azzeccare la fuga giusta. Ma non era giornata. La giornata giusta è stata invece quella di Navarro, che a due km dall'arrivo ha piazzato lo spunto giusto.

Un numero da finisseur che ha messo in fila il connazionale Dani Moreno e l'olandese Wilko Kelderman.
E soprattutto i big: Valverde e la maglia rossa Contador. Il suo sosia, il suo ex capitano. Per una volta battuto. La vittoria inseguita da un anno, e sognata da una vita, è finalmente realtà. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIO…

Triplete Degenkolb, tedesco di Spagna

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Cordoba e Ronda la prima settimana, Logrono nella seconda. Ci ha preso gusto John Degenkolb, sprinter tedesco - fra i più completi in gruppo - che per la Spagna ha davvero un debole: terzo successo in questa edizione, l'ottavo in carriera alla Vuelta.

Stavolta, però, è stato bravo e anche fortunato, perché una caduta nel finale gli ha portato via due dei favoriti al successo di tappa: Andrea Guardini, il veronese dell’Astana, e soprattutto il francese Bouhanni, che al Giro s'è preso la maglia rossa di leader della classifica a punti.

Alla Vuelta, come al tour, quella maglia è invece verde. E dopo i 168 km, tutti piatti, sul circuito di Logrono, sembra sempre più salda sulle spalle del 25enne della Giant Shimano, che ha messo in fila Boonen, Guarnieri e Sagan.

Il belga e lo slovacco, zitti zitti, preparano in corsa il mondiale, il loro vero obiettivo stagionale: Boonen la maglia iridata l'ha già indossata a Madrid 2002 e punta al bis sempre in terra spagnola; Sagan, magli…

SpettacolAru

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Come al Giro a Plan di Montecampione. No: se possibile, persino meglio. Non per i distacchi, ma per come ha vinto e per il parterre de roi che Fabio Aru ha messo in fila: Valverde, Rodriguez, la maglia rossa Contador, Froome e Uran Uran.

Alla fine c'erano tutti, i migliori. Tutti tranne Nairo Quintana, campione anche di sfortuna: caduto ancora, dopo 20 km, e costretto al ritiro per la frattura scomposta alla scapola destra, salvata per miracolo, il giorno prima, nella terribile picchiata che gli aveva compromesso crono e Vuelta. Tutti gli altri, però, hanno dovuto inchinarsi al più forte.

Sull'arrampicata - fino anche al 14 percento - verso il Santuario di San Miguel de Aralàr, il 24enne di Villacidro non ha "solo" vinto: ha dato spettacolo. Sulla Montagna Pantani, al Giro, era partito con uno scatto secco, a 3 km dalla fine. Stavolta ha attaccato due volte, a 1,6 e a 1 km dal traguardo, che ha tagliato da solo con lo stesso gesto di gioiosa, e non rabbiosa, esultan…

Romain Bardet, la nuova generazione

Numero 9 - Anno 2014 
di Paolo Broggi
L’Alvernia è terra di vulcani antichi: inattivi da mi­gliaia di anni costellano il panorama di questa regione della Francia centrale, ne rappresentano il simbolo e la ricchezza.  Della sua terra natale, Romain Bardet sembra aver preso proprio la caratteristica dei vulcani: silente, pacato, ma pronto ad esplodere. In corsa non ha paura di attaccare ma a dispetto della giovane età (è nato a Brioude il 9 novembre del 1990) non lo fa mai a casaccio, ma solo a ragion veduta, quando sa di poter far male. In Francia è considerato il vero e proprio “crack”, l’uomo che - con Thibaut Pinot - può riportare in patria la ma­glia gialla che manca dal 1985, ultimo firmatario a Parigi Bernard Hinault. Rispetto a Pinot, Bardet ha avuto una crescita più tranquilla: Thibaut, che ha solo sei mesi in più di Romain, è passato professionista due anni prima, dopo aver vinto da dominatore nel 2009 il Giro della Valle d’Aosta.  Da dilettante ha militato nella Cha­m­bery C…