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Visualizzazione dei post da Luglio, 2016

STEPHEN ROCHE, IL “CANNIBALE” IRLANDESE DEL 1987

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https://sport660.wordpress.com/2016/07/30/stephen-roche-il-cannibale-irlandese-del-1987/
di NICOLA PUCCI

Tracce di cannibalismo nel 1987. Rilevate sui percorsi ciclabili d’Europa, nel triangolo alpino Italia-Francia-Austria.
No, cari amici del pedale, non è riesumato il buon, vecchio Eddy Merckx, che ormai si gode una pensione dorata da quasi un decennio, ma spadroneggia e acchiappa tutto quel che c’è da acchiappare un certo signor Stephen Roche, prima e dopo buon corridore forse incompiuto, ma in quell’anno di grazia tanto simile al fiammingo nel fare incetta di traguardi di pregio.
Irlandese di Dublino, dove ebbe i natali il 28 novembre 1959, Roche ha nondimeno già un palmares interessante. Una Parigi-Nizza all’esordio da professionista nel 1981 (in maglia Peugeot), due successi al Giro di Romandia nel 1983 e nel 1984, così come un terzo posto al Tour de France nel 1985 (in maglia La Redoute), oltre ad un paio di piazzamenti in classiche di prima fascia, 2° all’Amstel Gold Race nel …

HOOPS MEMORIES - Momenti epici di basket americano

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Un attimo, una vita. Un’intera carriera e poi l’esistenza stessa marchiate da un flash, da un istante, da un’idea, da un pallone perso o intercettato: prima ancora che il risultato, è quel momento che è scritto nel destino. Hoops Memories – Momenti epici di basket americano ne racconta alcuni che hanno segnato, e cambiato, per sempre la storia. A volte, persino quella con la maiuscola. Come gli Harlem Globetrotters a Berlino ’51 o i Miners campioni NCAA 1966 con un quintetto nero. La dinastia Lakers di re George Mikan. I duelli in Shootout in Causeway Street fra Bird e Wilkins o in Showdown in Motown fra Thomas e King. Le squadre campioni di un'indimenticabile estate indiana come i Sixers One-Year Wonders del ’67, i Buc…

ShotCrew - tiri pazzeschi!

Tour 2016, all'insegna dei déjà vu

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di SIMONE BASSO, Il Giornale del Popolo il 26 luglio 2016 
La centotreesima edizione del Tour de France finisce all'insegna dei déjà vu: i Campi Elisi, bellissimi e affollati, malgrado i tempi della guerra liquida contro nemici indefinibili, la sfilata - meritata - dei corridori e la maglia gialla indossata da un britannico (apolide) del Team Sky, la squadra migliore col capitano migliore.
Chris Froome, terza Grande Boucle nel palmarès, se potesse dirlo, vi racconterebbe che pure nel 2012, quando fece da paggio a Sir Bradley Wiggins, era il più forte.
Di sicuro, il gregariato a Wiggo gli costò la Vuelta 2011: la corsa che lo rivelò sul proscenio internazionale. Erano passati solo quattro anni ma parevano eoni da quando, al Giro delle Regioni 2007, competizione italiana "dilettanti" allora importantissima, lo vedemmo imporsi in una tappa - a Montepulciano - di pura forza. Prendendo a calci la bici. Il successo esotico di un ciclista intruppato nella Mista Africana (sic).…

CADEL EVANS - Il viaggio fantastico di un ciclista da leggenda

http://www.gdp.ch/sport/ciclismo/il-viaggio-fantastico-di-un-ciclista-leggenda-id45044.html


Il viaggio fantastico di un ciclista da leggenda
16.10.2014 - aggiornato: 22.10.2014 - 10:43

Cadel Evans chiuderà la carriera con la Great Ocean Race. «Devo dire grazie a tutte le persone che in ogni angolo del mondo sanno apprezzare una pedalata in bicicletta».

L’australiano di Stabio ha annunciato il ritiro. (Keystone)

di Simone Basso

A Como, la domenica dell’ultimo monumento stagionale, il Lombardia, Cadel Evans si è presentato con Robel, il figlio di quattro anni: voleva portarlo almeno una volta, l’ultima, a fargli vedere il mestiere del babbo. Che, per l’epilogo della sua carriera in Europa, aveva scritto «grazie» (in italiano) sul nastro che incolla il radiomicrofono all’orecchio. Sia alla partenza che all’arrivo, in quel di Bergamo, l’emozione di tutti - non solamente la sua - era palpabile.
Evans chiuderà con l’agonismo, definitivamente, correndo il primo febbraio, nel 2015, la Great O…

Tre volte prosit, Forrest Froomie

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Tre. Come il belga Thys tra i pionieri, il francese Bobet nell'epoca d'oro, lo statunitense LeMond nell'èra moderna. Già questo basterebbe a inquadrare la grandezza storica di Chris Froome, per la terza volta in giallo a Parigi dopo quelle del 2013 e 2015. Ma c'è stato molto di più nel 103esimo Tour de France, tra i più duri eppure meno spettacolari di sempre.
Non si possono avere tutte Grande Boucle come quelle dell'86 o dell'89, perché i LeMond, Fignon e Hinault - che a 62 anni saluta l'ASO - non nascono ogni generazione. Ma in un Tour corso a medie folli, con poche crono e tante salite, era lecito attendersi più battaglia. Anche senza lo sfortunatissimo Contador. Froome e il Team Sky forse l'avrebbero stravinto comunque perché troppo più forti, ma almeno ci saremmo divertiti di più. E' stato però, come sempre, un grande Tour. Segnato dal lutto per Nizza e Monaco, dal flop dell'arco gonfiabile a Lac-de-Payolle e dal pericoloso precedente di …

Galles vs Irlanda del Nord, paradosso UK

Cento anni è durato il Torneo Interbritannico, che oltremanica chiamavano "British Home Championship". Si è giocato fino al 1984 e per tradizione chiudeva la stagione delle 4 nazionali del Regno Unito: Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord. Ma mai in un secolo di storia rivolta verso il proprio orticello, c'è stato in palio un quarto di quella Europa sulla quale - ironia della Storia, con la maiuscola - proprio in questi giorni di Brexit la Gran Bretagna si è spaccata.
La Brexit da Euro2016 invece è una chiamata a restare, contro chiunque capiti nel tabellone. Dopo la sconfitta dei Dragoni il 16 giugno contro i presunti maestri inglesi, poi messi in fila nel girone, ecco la prima, altrettanto storica eurosfida con i nordirlandesi.
Da ormai un secolo l'Irlanda del Nord è divisa tra gli unionisti/lealisti, di maggioranza protestante, fedeli alla corona britannica, e la maggioranza cattolica, che vorrebbe le sei contee del Nord annesse alla Repubblica di Irlan…

FOOTBALL PORTRAITS - Allardyce per fare il Ramsey

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Diciassette anni: tanti ne sono passati dall'ultimo back-to-back di Ct inglesi sulla panchina dell'Inghilterra. E questo spiega molto del panico generale che attanaglia la Football Association per il lavoro più ingrato nel Regno.

Dopo il flop nella fase a gironi di Euro2000, Peter Taylor per il dopo Kevin Keegan. Dopo la Corea inglese - fuori agli ottavi contro la matricola Islanda - ecco Big Sam Allardyce per il post-Hodgson. Come, Big Sam? Uno che, come il precedessore, mai ha giocato con i tre leoni sul petto. Dimenticati gli ingaggi milionari di Eriksson, Capello e lo stesso buon vecchio Roy, il Ct più pagato agli ultimi Europei, tira aria di Brexit anche nel calcio: restaurazione, ritorno alla tradizione e a certezze antiche come il football proposto dal 61enne manager liberato dal Sunderland per 3 milioni di pounds.

Uno che in 25 anni di mestiere s'è procurato immeritata fama d…

Froomie anche contro il tempo

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Sallanches. Sì, quella Sallanches: nel 1980 arrivo del mondiale più duro di sempre. Arrivarono in 15 (tra cui i nostri Baronchelli, Gavazzi e Baronchelli nei primi dieci). Lo vinse quel Bernard Hinault, oggi 62enne, al passo d'addio come gran cerimoniere dell'ASO prima di dedicarsi a tempo pieno a fattoria e nipotini.

Nei 17 km contro il tempo per salire fino a Megève, c'è anche il Tasso a premiare il dominatore di questa 103esima Grande Boucle. Chris Froome ha vinto anche la cronoscalata, battendo di 21 secondi lo specialista olandese Tom Dumoulin. Il britannico del Team Sky rafforza così un primato, sin qui, mai in discusisone.  Quarantesima maglia gialla in carriera, per Froomie. E seconda vittoria contro il tempo dopo quella del 2013 e ben 4 secondi posti. In questa edizione, aveva già vinto sui Pirenei, con la folle picchiata a uovo giù dal Peyresourde verso Bagnères-de-Luchon. Con la settima vittoria di tappa, s'è messo in tasca un Tour ormai vivo solo per il pod…

FOOTBALL PORTRAITS - Ianis Hagi, buon sinistro non mente

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Nel calcio il vecchio detto "tale padre, tale figlio" non è così scontato. Specie se il papà è un ribelle dal mancino fatato e il caratterino da Maradona dei Carpazi.

Del figlio di Hagi, però, si parlava come di un predestinato da prima ancora che Ianis, nel 2008 a dieci anni, lasciasse il vivaio della Steaua Bucarest - la squadra di cui Gheorge fu simbolo - per entrare nella accademia fondata l'anno dopo dal miglior giocatore romeno di sempre. Gheorge lo raccomandava già agli addetti ai lavori nel 2010, e con un trasporto che tradiva qualcosa di più del naturale orgoglio paterno.

Terza amichevole precampionato a Moena e primi segnali di cosa è capace Hagi Junior. Contro il Trapani, Paulo Sousa lo ha schierato in mediana accanto a Borja Valero nel 4231. Ma anche in posizione più arretrata ha regalato lampi di classe pura. Come il rigore procurato, e poi trasformato da Pepito Rossi. E…

L'educazione siberiana di Zakarin

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Educazione siberiana al Giro per vincere al Tour. E' il thriller interpretato da Ilsner Zakarin, 26enne russo di Naberezhnye Chelny assurto in dodici mesi da signor nessuno a vento nuovo dell'Est per le grandi corse a tappe dopo una storia vecchia un lustro di steroidi anabolizzanti.

"Now or never" (ora o mai più) ha tatuato sull'avambraccio destro questo imperscrutabile scalatore, occhi più blu e profondi del lago Baikal, che non parla inglese e assorbe come una spugna da un grande ex, Dimitri Konyshev.

Vincitore a sorpresa del Romandia e della Forlì-Imola al Giro 2015, al Giro 2016 stava volando su strada prima di farlo anche nel dirupo che ne fece temere per la vita stessa.
Guarito a tempo di record, ha piazzato l'impresa nel tappone tutto svizzero da Berna a Emosson staccando l'escarabajo cololmbiano Jarlinson Pantano, vincitore martedì a Culoz, e il polacco Rafal Majka ormai novello Van Impe, più interessato al bis in maglia a pois che a una tappa…

Le Vicomte

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In this extract from the Sean Kelly and Stephen Roche Cycling Legends Big Read series author Chris Sidwells profiles Sean Kelly’s enterprising first team manager. The man credited with discovering SeanKelly was Jean deGribaldy, an ex pro racer turned businessman with an aristocratic background who hailed from Besançon in eastern France

AUGUST 2016 | CYCLE SPORT MAGAZINE

DeGribaldy was known in French cycling as le Vicomte, the Viscount. He didn’t actually hold a title, but hewas descended from the aristocratic Italian Broglia family. The Broglias moved to the Savoie region of France during the 16th Century, with De Gribaldy’s forefathers taking the name Di Gribaldi, and the rest calling themselves DeBroglie. A distant relative, Louis de Broglie won the Nobel Prize for physics in 1929.

No money camewith the De Gribaldy name. The son of a farmer, Jean qualified as a clock repairer, but his heart lay in cycling. At the age of nine De Gribaldy saw Antonin Magne pass through his village we…

FOOTBALL PORTRAITS - Carey, l'uomo-ovunque

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Johnny Joseph Carey è stato uno dei grandi capitani del Manchester United. Un Roy Keane più leale. Incredibilmente versatile, giocò in tutti i ruoli (perfino in porta) eccetto ala sinistra. La sua carriera (1937-1953) fu interrotta sul più bello dalla guerra, ma gli portò la FA Cup nel 1948 e il titolo inglese 1951-52.
Nato a Westland (Dublino) il 23 febbraio 1919, nel 1936 dall’Home Farm passò al al St James’s Gate dove fu notato dall’osservatore dublinese dello United, Billy Behan. A 17 anni Carey fu portato a Manchester per 250 sterline. Arrivato come mezzala sinistra, doveva giocarsi il posto con una star dello United del tempo, Stan Pearson. 
Quell’anno Jackie debuttò all’Old Trafford contro il Southampton, ma lo scoppio della Seconda guerra mondiale significò per lui il reclutamento nel British Army e le campagne in Medi…

ESCLUSIVA - BRAILSFORD: «Calma e giallo»

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INTERVISTA ESCLUSIVA - DAVE BRAILSFORD, Team Principal Team Sky
di CHRISTIAN GIORDANO, 14 luglio 2016
SAINT-LAURENT-DES-ARBRES - È stata una giornata movimentata. Il Team Sky ha corso bene, abbiamo attaccato più del solito, poi c’è stato l’incidente ma alla fine è stata presa la decisione giusta. 
L’ASO e l’intera organizzazione hanno lavorato bene, hanno affrontato i problemi con grande serietà. Ogni anno organizzano in modo fantastico una grande corsa, molto, molto difficile, anche dal punto di vista logistico. Il Tour è una corsa eccezionale e un grande show. Ma come in tutte le cose, s’impara strada facendo. Ci sono stati degli episodi cui hanno dovuto rimediare, ma stanno facendo un ottimo lavoro. Quindi credo che la domanda che dobbiamo porci sia sempre la stessa, e cioè come imparare da questi episodi. 
Lasciare la maglia gialla a Chris Froome è stata una decisione corretta. È stato riconosciuto che Chris stava attaccando, che Richie Porte è finito contro una moto e che gli al…

POR QUE CHAMAM COMO CHAMAM (Libertadores 2016)

Placar - Super Guia Libertadores 2016 ARGENTINA
Boca Juniors (Buenos Aires):  La Boca é o nome do bairro onde os fundadores do time jogavam futebol. Era lá também que residiam italianos de Gênova, os genoveses (daí o apelido da torcida, ‘xeneizes’ que quer dizer genovês no dialeto homônimo). Juniors foi uma forma de dar um ar mais inglês ao clube, obtendo – supostamente – mais prestígio.

River Plate (Buenos Aires):  Nasceu da fusão de dois clubes do bairro de La Boca, ‘Santa Rosa’ e ‘La Rosales’, isto é, tem a mesma origem italiana do maior rival, o Boca Juniors, mas adotou o nome em homenagem ao Rio da Prata, localizado próximo do local onde fora criado. A adoção do inglês, River Plate, se deve à forma como esta inscrição se destacava nas enormes caixas oriundas da Grã-Bretanha, que chegavam ao porto de Buenos Aires.

Huracán (Buenos Aires):  Um grupo de jovens queria participar de torneios na capital argentina e para isso precisavam de um carimbo com o nome do time. O dono da livraria …

Peter avant Sagan

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Retour en Sovaquie sur les terres d'enfance du champion du monde 2015 et quadruple maillot vert du Tour de France. Là où la légende Peter Sagan s’est construite.
PAR PAUL TCHOUKRIEL, EN SLOVAQUIE - L'équipe Magazine (numéro 1772, 2 juillet 2016)
DEPUIS QUELQUES MINUTES, DÉJÀ, IL RÉPÈTES A FIGURE. Un gamin d’une dizaine d’années s’essaie au wheeling. Roue avant levée façon Peter Sagan après une victoire, il porte un maillot de la Tinkoff, l’équipe du Slovaque, trop large pour lui. Comme ce gosse, ils sont environ quatre cents à avoir fait le déplacement à Ziar nad Hronom. C’est dans cette petite ville, perdue dans les Carpates, au centre de la Slovaquie, que se déroule le Peter Sagan Tour. La course de VTT organisée par Peter Zanicky, le premier coach de Sagan, attire de plus en plus. «Quand Sagan venait sur ces événements, ils devaient être quinze enfants par catégorie à tout casser.Aujourd’hui, ils sont plus d’unecentaine», assure Zanicky. Sa casquette cache son crâne dégarni…

Sagan e Froome padroni a casa Cancellara

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Era tutto apparecchiato non dal, ma per, il padrone di casa, la Locomotiva di Berna; all'ultimo viaggio di una straordinaria carriera che si concluderà a fine stagione. Ventinove maglie gialle al Tour e tanta voglia, per Fabian Cancellara, di centrare nella sua città quella vittoria numero otto alla Grande Boucle che insegue dal 2012.
L'arrivo era però più adatto a finisseur potenti e veloci alla Peter Sagan e Alexander Kristoff. E infatti, ripresa la fuga di 170 km del duo Etixx-Quickstep Tony Martin e Julian Alaphilippe, Cancellara ha chiuso sesto e per decidere il vincitore tra i due favoriti c'è voluto il fotofinish.
L'ha spuntata, per la terza volta dopo Cherbourg e Montpellier, lo slovacco campione del mondo. Uno che sa vincere su ogni terreno, ma più il nuovo Freddy Maertens che il prossimo Eddy Merckx. Il 26enne della Tinkoff rafforza così la sua maglia verde di leader della classifica a punti, che punta a vincere per il quinto Tour consecutivo. Meglio di lui…

Il gran giorno di Pantano

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Da una montagna di sorrisi al sorriso sulle montagne. E' cambiata in una settimana la vita sportiva di Jarlinson Pantàno, ennesimo escarabajos colombiano che in salita non si arrampica, ma vola. Sette giorni fa, sotto la violentissima grandinata di Arcalis, tagliò il traguardo sotto l'ombrello di un tifoso al quale aveva dato in baratto i guanti di gara. A Culoz, dopo 160 km su e giù per 6 GPM tra cui la storica Grand Colombiere, è stato in fuga tutto il giorno, ha ripreso due volte Rafal Majka, a cui non ha insidiato punti per soffiare la maglia a pois al belga De Gendt, primo tre giorni addietro sul Ventoux, ed è andato a vincere l'ultimo tappone prima delle Alpi.

Mentre là dietro lo squadrone Sky della maglia gialla Chris Froome spegneva ogni velleità dell'Astana (con il triplice tentativo di Nibali, Rosa e Aru: compagni in azzurro per Rio) e dell'Movistar (con Valverde che attacca e Quintana non lo segue), ecco che le emozioni vere le ha regalate il 27enne dell…