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LA PREVIEW DELLA BIG EAST

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di ALESSIO BONAZZI

Secondo anno per la nuova Big East che potrebbe terminare, ancora una volta, con la vittoria finale di Villanova. In una conference molto equilibrata, di livello superiore rispetto a quella passata, però non sarebbe una grande sorpresa vedere una fra Georgetown e Xavier battagliare fino all’ultimo per il titolo. Senza dimenticare, ovviamente, Butler e St. John’s, pronte a stupire tutti. Dovranno invece abbandonare i sogni di gloria, almeno per questa stagione, Creighton e Marquette, con De Paul impegnata a confermare, per la settima stagione consecutiva, l’ultimo posto in graduatoria.

LA FAVORITA - VILLANOVA WILDCATS
Da campioni in carica, i Wildcats sembrano pronti, almeno sulla carta, a ripetere quanto fatto lo scorso anno. Non c’è più Bell, perdita dura da digerire ma non impossibile da dimenticare, soprattutto con un Hart che, dopo essere stato uno dei migliori sesti uomini dell’intera NCAA, nel corso di quest’annata potrebbe definitivamente esplodere. Pink…

L'unico Super è De Gea

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"It's a game you juts have to win, and Manchester United won it". Il derby d'Inghilterra è una partita che devi solo vincere. E il Manchester United l'ha vinta", ma più di tutti l'ha vinta lui: Davìd De Gea.

L'ultimo, costosissimo e preziosissimo lascito di Ferguson al suo club della vita. Lo ha strapagato - quasi 18 milioni di sterline nel 2011, il portiere più pagato dopo Buffon, lo ha protetto nel duro impatto con la Premier e adesso si gode, da primo tifoso, i progressi del predestinato. E proprio davanti al suo mentore, ospite fisso all'Old Trafford, l'ex Atlético Madrid ha sfoderato la miglior partita da quando veste la maglia, pesantissima, che fu di Schmeichel e van der Saar, gli unici pupilli avuti nel ruolo da Sir Alex.

Il resto, però, è tutto merito del suo vero successore, Louis van Gaal. Contro i rivali di sempre, per quanto malridotti dallo sconcertante mercato estivo, il maestro dimostra di aver studiato e assegna bene i com…

Man U-Liverpool: più che derby

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Il derby d'Inghilterra non esiste. Ma se ci fosse, correrebbe lungo quei 44 km in linea d'aria e 55 di auto lungo la M62: tra l'Old Trafford di Manchester, e la sponda rossa del Mersey; dall'altra parte dello Stanley Park. Altro che City-United, o Reds-Toffeemen: è United-Liverpool la classicissima del calcio inglese. Quella tra le grandi storiche di quel football, le più vincenti, le più blasonate. Anche se oggi, non si direbbe. Lo United fuori dalle coppe europee pare una contraddizione in termini; il Liverpool retrocesso in Europa League, quasi un insulto antistorico. A Old Trafford il tempo per ricostruire manca per definizione, e così persino un santone come Louis van Gaal s'è sentito dare del bollito. Arrivato allo United con dodici anni di ritardo, il guru olandese però non s'è scomposto. Ha speso - tanto e forse male, specie dove più serviva: là dietro - ma piano piano sta confermando l'assunto di tutta una carriera: per intravedere le squadre di v…

"Eroi" mai per caso

Qui si scrive di «eroi», e le virgolette, d'obbligo trattandosi di basket, saranno poi sottintese.
Premessa. Tanto tempo fa - facciamo tredici anni - il giovane direttore della prima pay-tv nostrana, troppo "avanti" per durare, fece distribuire alla redazione una circolare dal titolo esemplificativo: "Indicazioni per le telecronache". 
In quelle linee-guida i telecronisti venivano esortati a evitare il ricorso non solo alla parola eroe, ma a tutto un gergo bellico ormai comune nel giornalismo, sportivo e no, e fuori luogo già prima dell’Undici settembre figurarsi dopo. 
Ecco lo stralcio in questione: «Termini da evitare in SRV [servizi, ndr], TC [telecronache], BC [bordo campo]: (…) GENERICI – (…) eroe (non ci sono eroi in nessun avvenimento sportivo); dramma/drammatico (il fatto accaduto deve essere proprio eccezionalmente negativo, ma anche in questo caso meglio cercare di evitare completamente questa parola: non ci sono drammi nello sport) (…)».  Parole net…

Eredivisie, questione di Pelle

Wednesday, 10 December 2014



Persino la storia s'era scomodata: mai in quarant'anni di calcio totale Ajax e Barcellona s'erano incontrate nelle coppe. E' successo quest'anno, dove al camp Nou s' visto - si fa per dire - uno degli Ajax più dimessi di sempre.


Eppure in Eredivisie è lì, un punto sotto le prime: Twente e PSV, che nello scontro diretto ha umiliato la squadra di Frank De Boer; 4-0 ai campioni, irriconosibili e non solo per la cessione del gioiellino Eriksen: 2 gol in 5 gare prima della sua cessione al Tottenham come erede di Bale.

E' riemerso, dopo la peggiore poartenza nella storia del club, anche il Feyenoord di Graziano Pellé, idolo dei ragazzini di Rotterdam e con 10 gol top scorer del torneo assieme a Finnbogason, l'islandese che all'Heerenveen sta mettendo in pratica i consigli di van Basten. Uno che se ne intende.
CHRISTIAN GIORDANO

Champions, tempo di verdetti

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Undici squadre per cinque posti. Obiettivo già centrato da tre spagnole - il Barcellona e le due di Madrid, Atlético e Real, finaliste lo scorso 24 maggio a Lisbona -, tre tedesche (Bayer Leverkusen, Borussia Dortmund e Bayern Monaco), due inglesi (Arsenal e Chelsea) più Paris Saint-Germain, Porto e Shakhtar Donetsk. In quattro sono già sicure di arrivare prime: Real Madrid, Bayern Monaco, Chelsea e Porto; lo Shakhtar invece sa già che chiuderà secondo. Tra le undici ancora in ballo, mal che vada Juventus, Monaco, Zenit e Sporting Lisbona potranno consolarsi col terzo posto che vale il paracadute Europa League.
Allegri però non vuole nemmeno sentirne parlare.  Per qualificarsi gli basterà non perdere in casa con l'Atletico o che al Pireo l'Olympiacos non batta il Malmoe. E per farlo da capolista nel gruppo A dovrà vincere con due gol di scarto. E mentre ai greci serve un punto per il terzo posto, il Malmoe deve solo vincere per andare in Europa League. 
Al Bernabéu contro il …

Ron e Louis, amici mai

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Graziano Pellé o Wayne Rooney. Santi o Diavoli (rossi): Southampton contro Manchester United. Amici mai, e non solo per quella indimenticabile finale di FA Cup '76 decisa a sette dalla fine, per i Saints, da Bobby Stokes; o per la corte sempre respinta dello United a Matt le Tissier, eterna leggenda al The Dell prima e al St'Mary's poi.
Amici mai neanche in panchina: olandesi di qua e di là, Ronald Koeman e Louis van Gaal, ma che più diversi non si può. Rambo è stato suo assistente per due stagioni al Barcellona, dal '98 al 2000. Ma a differenza di Mourinho con don Louis, fra l'allievo Koeman e il maestro van Gaal la scintilla non è mai scattata. 
Anzi, i due non si sono mai sopportati: nel 2004, tornato all'Ajax come direttore tecnico, van Gaal si dimise dopo pochi mesi proprio per contrtasti con Koeman, al quarto e ultimo anno su quella panchina. I due si sono poi passati il testimone all'AZ, dove Koeman sostituì - con poca fortuna - van Gaal, che ad Alk…

Si se cree, se puede

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Non sarà divertente o bello da guardare - perlomeno agli ayatollah della panolada - ma l'Atlético Madrid di Diego Pablo Simeone raramente tradisce. "Partido a partido". La filosofia di una partita alla volta, che l'anno scorso ha regalato ai colchoneros il doppio sogno schnitzleriano del doblete Liga-Champions poi sfumato all'ultimo minuto nel derby di finale prima del tracollo nei supplementari, è diventata uno slogan da copertina: "Si se cree, se puede". "Se si crede, si può". 
Conte non ci credeva più, e così a giocarsi col Cholo il pass per gli ottavi e l'eventuale primo posto nel girone ci sarà Allegri, che dopo l'andata al Calderòn fu iper-criticato per l'atteggiamento troppo timido. Quel golletto di Arda Turan, il primo subito dalla Juve in stagione, minò qualche certezza dei tricampioni d'Italia.

In realtà anche l'Atlético si era presentato in versione piuttosto prudente, pur giocando in casa. Iniziativa agli ospit…

Longo e Van Moorsel, il duello secondo le donne

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http://www.indiscreto.info/2014/12/surplace-allalpe-dhuez.html
Simone Basso,  Indiscreto.info, 2 dicembre 2014
Hai voglia a definirlo solo un gioco. Soprattutto per loro, gli attori professionisti. Lo sport, al pari dell’arte, tira fuori il meglio e il peggio dagli esseri umani. Cervello, cuore e viscere. Non ci siamo mai bevuti le fandonie su Olimpia e la Grecia antica; basterebbero tre pagine di Weeber per confutare l’ambaradan sulla nobiltà di quei gesti… A patto che lo sport venga demistificato da chi lo vede, e che invece lo tratta alla strégua di un culto teosofico, ci piacciono le rivalità estreme. Le storie tese che debordano in un sano (?) odio agonistico. Per esempio, malgrado Coppi, Bartali e il sudore degli Dei, in Italia un duello più vero di quello tra Belmondo e Di Centa, nel bel mezzo dei Novanta, non l’abbiamo mai visto. Perché, al di là del bene e del male, era inveterato: privo del rispetto reciproco. È una dimensione femminile, che si stacca dal concetto sportivo, v…

Dortmund, disturbo bipolare

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Già agli ottavi di Champions League, e con un turno di anticipo, anche se in un girone non impossibile con Arsenal, Anderlecht e Galatasaray. Ultima da sola con appena 11 punti in tredici giornate di Bundesliga. Difficile da spiegare con i soli, freddi numeri un avvio di stagione così bipolare del Borussia Dortmund.
Gli infortuni, tanti e pesantissimi, spiegano molto, ma non tutto. Reus, Hummels, Papastathopoulos, Immobile, Kirch, Blaszczykowski e adesso, nel 2-0 di Francoforte contro l'Eintracht, di nuovo Piszczek, a lungo fuori la scorsa annata. 
Ma anche con un robusto e prolungato alibi come questo, come può una squadra seconda negli ultimi due campionati e finalista di Champions appena due stagioni fa ad aver racimolato, in campionato, solo due risicate vittorie interne con Friburgo e Gladbach (grazie al clamoroso autogol di Kramer) più quella esterna con l'Augsburg, e il doppio 2-2 con Stoccarda e la matricola assoluta Paderborn?
Una squadra che ha sì ceduto, per di più…

A qualcuno piace Calderon

Per i turisti che giungono da tutto il mondo a Madrid una delle tappe obbligatorie è ormai da decenni uno stadio. Il Santiago Bernabeu, la casa del Real. Uno degli stadi più belli del mondo, uno dei più capienti, uno di quelli con il museo più emozionante, con i trofei più lucenti. Ma chi passa da Madrid e ha solo pochi giorni per visitarla rischia di perdersi un piccolo gioiellino: il Vicente Calderon. Non è sontuoso come il Bernabeu ma è più a misura d’uomo; non è gonfio di trionfi come lo stadio del Real ma, anche vuoto, è pieno dell’amore dei tifosi biancorossi; non è enorme ma, tutto esaurito, è caldo come pochi stadi del vecchio continente.

Fino al 1966 l’Atletico gioca le sue partite casalinghe in un altro impianto, l’Estadio Metropolitano de Madrid, un centro storico ma freddo, gonfio di tradizione ma piccolo. I soli 35.800 spettatori non bastano più ad un popolo affamato di calcio e di emozioni e così nel 1958 sono i soci del club a sottoscrivere delle obbligazioni e a paga…

El estadio Vicente Calderón cumple 45 años con los días contados

El Atlético se mudará en 3 años, una vez empiecen las obras en 'La Peineta'
El Manzanares se inauguró el 2 de octubre de 1966, con Luis como goleador
Los atléticos vivieron en el Calderón momentos como los del doblete de 1996

RAMÓN PIZARRO, RTVE.es 01.10.2011

Cuando el Atlético de Madrid se enfrente en la tarde de este domingo al Sevilla, su campo, su querido Manzanares o Vicente Calderón, cumplirá 45 años. Una historia que comenzó a la una menos cuarto de la tarde del dos de octubre de 1966, transmitido en directo por Televisión Española y con el Valencia como primer rival.
Un campo moderno

En aquella fecha, el Estadio del Manzanares se convirtió en un hito de la modernidad, con su aforo de 40.000 espectadores (54.851, después de la última remodelación) , todos sentados, su avanzada arquitectura y sus comodidades, como una muestra de lo que España podía construir si la FIFA le concedía un anhelado, pero no conseguido, Mundial de 1974.

Con la llegada al Manzanares, la entidad rojib…

Del Retiro al Vicente Calderón

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En nuestros más de 100 años de historia, hemos cambiado de casa en varias ocasiones

CAMPO DEL RETIRO (1903-1913)
En un solar situado detrás de las tapias del Retiro, conocido como el “campo de la rana”, se ubicó el primer campo de fútbol del Athletic Club de Madrid, donde el 2 de mayo de 1903 se organizó un partido entre sus socios.
La implicación de estos primeros miembros del equipo era de tal magnitud que hasta el terreno de juego era alisado por ellos mismos, al igual que debían pintar las líneas del campo y fijar las porterías en el suelo. Era un campo que estaba sin vallar pero circundado por una zanja, para evitar que los carros de basura accediesen para arrojar desperdicios. En estos terrenos no sólo se practicaba el nuevo deporte sino que también en ocasiones se utilizaba como espacio de instrucción militar.
Para aquella época, el campo del Retiro no sólo era uno de los mejores de la capital sino también de España.

CAMPO DE O´DONNELL (1913-1923)
La creciente asistencia de afic…

Bernard Hinault e il tifo degli avversari

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http://www.indiscreto.info/2014/11/bernard-hinault-tifo-degli-avversari.html
Simone Basso Indiscreto.info, 11 novembre 2014
Tre giorni e il 14 novembre, compleanno di altri sfregaselle notevoli (Adorni, Nakano, Nibali), Bernard Hinault compirà sessant’anni. Nessuna agiografia per festeggiarlo, solo un amarcord che racconta – a chi non lo vide in diretta – uno dei campionissimi del Novecento ciclistico.

Bernard è nato a Yffiniac, Bretagna, ed è diventato il culmine di una grande tradizione di quelle terre battezzata da un “argentino”, Lucien Mazan, che ebbe un caposcuola del livello di Louison Bobet. Hinault, figlio orgoglioso di contadini, che in giovinezza cominciò con la corsa campestre, sta già tutto nella sua prima gara in bici. Quando un enfant du pays, col quale condivise l’azione decisiva, gli chiese di lasciarlo vincere. Bernard acconsentì e poi, all’arrivo, spietato, lo infilzò come un tordo: quel pomeriggio nacque il mito del Tasso. Che, sul finire dei Settanta, mise le unghi…

Marchi di fabbrica

A cura di Salvo Ferrara, Gianlucadimarzio.com
Otto reti in dodici gare, tre tutte insieme. Al Bari. Al primo anno in B della sua Pro Vercelli. Ed è già record, perché non era mai andato oltre i sei, segnati con la Triestina nel 2010/11. Da esterno a prima punta, classe 1985: è questo il biglietto da visita di Ettore Marchi, il capocannoniere che non ti aspetti. Da Gubbio in giro per l’Italia, con la valigia sempre in mano e la voglia di segnare ovunque. Triestina, Sangiovannese, Bellaria, Portogruaro, Sassuolo e Benevento. Poi Vercelli, dove sembra aver trovato la sua dimensione ideale. Con 16 gol è stato uno dei protagonisti del ritorno in Serie B del club bianconero, trascinatore e idolo della tifoseria. Adesso, Marchi vuole alzare l’asticella. E la tripletta al Bari di Devis Mangia è già da incorniciare.
- Che emozione hai provato e a chi l’hai dedicata? “E’ stata sicuramente una gran bella emozione, perché è stata la mia prima tripletta in carriera. Non ho dediche particolari”.
- N…

Carpi diem

di Christian Giordano
Totò Di Natale e Hernán Crespo, mica Jerry Mbakogu. Ci sono due gigantografie nell'ufficio di Stefano Bonacini, padre-patron del Carpi dei miracoli. Entrambe di centravanti. Una del bomber all-time dell'Udinese (199 gol in Serie A), l'altra dell'argentino al Genoa nel 2009-2010. Entrambi con maglia sponsorizzata Gaudì. La sua Gaudì, colosso dell'abbigliamento con sede a Carpi. La sua Carpi.
È lì che è cresciuto giocando a calcio per strada con l'amico d'infanzia Maurizio Setti, ieri nei dilettanti dell'Athletic Carpi e oggi presidente del Verona. È più forte di loro: il calcio, nonostante tutto, ce l'hanno nel sangue. In passato Bonacini aveva anche provato a entrare nel Padova, ma poi ha visto i libri contabili e gli è bastato. E allora s'è preso il Carpi, e dopo il classico apprendistato da un Zamparini o un Cellino qualsiasi s'è affidato a Cristiano Giùntoli (accento sulla u), il vero ds dei miracoli. È sua la scomm…

Carpi diem

di Christian Giordano, la Repubblica - ed. Bologna
5 novembre 2014

Totò Di Natale e Hernán Crespo, mica Jerry Mbakogu. Ci sono due gigantografie nell'ufficio di Stefano Bonacini, padre-patron del Carpi dei miracoli. Entrambe di centravanti. Una del bomber all-time dell'Udinese (199 gol in Serie A), l'altra dell'argentino al Genoa nel 2009-2010. Entrambi con maglia sponsorizzata Gaudì. La sua Gaudì, colosso dell'abbigliamento con sede a Carpi. La sua Carpi.

È lì che è cresciuto giocando a calcio per strada con l'amico d'infanzia Maurizio Setti, ieri nei dilettanti dell'Athletic Carpi e oggi presidente del Verona. È più forte di loro: il calcio, nonostante tutto, ce l'hanno nel sangue. In passato Bonacini aveva anche provato a entrare nel Padova, ma poi ha visto i libri contabili e gli è bastato. E allora s'è preso il Carpi, e dopo il classico apprendistato da un Zamparini o un Cellino qualsiasi s'è affidato a Cristiano Giùntoli (accento sulla …

Marchi ha un segreto: «Mi esalto con Piola»

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L’attaccante della Pro nello stadio del mito di Vercelli: «Vedendo le sue foto mi carico. Come contro il Bari...»
ALESSIO DA RONCH, Gazzetta dello Sport
Il pallone è a casa sua. E’ un trofeo, il ricordo della prima tripletta in carriera, quella che sabato ha firmato il 3-0 sul Bari, quella che lo ha issato al primo posto nella classifica dei cannonieri della Serie B insieme a Mbakogu e Castaldo. Il sorriso di Ettore Marchi, però, è reso particolarmente scintillante da un’altra considerazione: «Su quel pallone - spiega - ci sono tutte le firme dei miei compagni, perché quel trofeo lo abbiamo conquistato insieme, così come abbiamo ottenuto insieme tutti i traguardi dello scorso anno. Sono felice, sarei ipocrita a negarlo, per questi gol, ma credo che conti di più quello che sta facendo la Pro Vercelli e, ancor di più, quello che faremo a Vicenza. E’ uno scontro diretto e avremo la possibilità, finalmente, di mostrare miglioramenti anche fuori casa. Insomma, sarà una sfida fondamentale, p…

Man derby: che musica, maestri

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Blue Moon o Glory Glory Man Utd? Qual è, oggi, la colonna sonora di Manchester? La classifica dice City, perché anche perdendolo, il derby numero 168, i campioni uscenti sarebbero sopra ai cugini: 17 contro 16. Ma lo dice, soprattutto, la storia recente, recentissima. Due vittorie su due, sette gol fatti e solo uno subìto la scorsa Premier; sei punti - col senno del poi - essenziali per vincere il campionato: 3-0 all'Old Trafford e 4-1 all'Etihad.
Lo stadio portafortuna di Wayne Rooney, contro i vicini "sempre più rumorosi" - copyright di Sir Alex Ferguson - da quando la proprietà è passata allo sceicco Mansour. Roo è il miglior marcatore nella storia del Mancunian Derby con 11 gol in 22 stracittadine, e cinque nelle sue ultime quattro visite al City of Manchester Stadium.
Il capitano, che nell'ultimo turno ha lasciato i gradi a Robin van Persie, autore dell'1-1 nel recupero, ha assistito al big match di domenica all'Old Trafford dal directors's box. …

Brändle, sperando che l'Ora duri

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Sei settimane. Quarantadue giorni è durato il record dell'Ora di Jens Voigt. Uno in più degli anni del tedesco, che alla veneranda età di 43, il 18 settembre scorso sulla pista svizzera di Grenchen, aveva portato il limite a 51,110 km.
Sempre in Svizzera, ma sul vicino velodtromo di Aigle, l'austriaco Matthias Brändle, lo ha battuto di ben 742 metri, portando il primato a 51,852 chilometri (2 metri in più del cartello "ufficiale" stampato dalla UCI, ndr) su una bici del peso di 7,2 chili.
Come tanti prima di lui, è partito forte ma non fortissimo, evitando di andare sopra soglia per non restare senza forze per il rush finale con cui stava per sfondare lo storico "muro" dei 52 chilometri. Traguardo sfumato per la fisiolologica flessione negli ultimi quindici minuti.
Brändle è un passistone di 1,89 per 75 chili, corre su strada per la IAM ed è professionista dal 2009. Compirà 25 anni il prossimo 7 dicembre, quindi ha tutto il tempo per migliorarsi ancora, gr…

Mbakogu e i gol con vista sull’Europa

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Il bomber del Carpi ha la fidanzata in Francia,  gli occhi del Borussia addosso e Drogba come modello
di Davide Setti, La Gazzetta dello Sport
CARPI (Modena) - E’ partito da Lagos undici anni fa per raggiungere il papà in Italia. Ma il giro del mondo di Jerry Mbakogu è solo all’inizio. Da Scorzè, provincia di Venezia, dove è arrivato da piccolo con mamma e sorella e ha cominciato nella locale squadra di Esordienti, è passato da Padova, poi la Primavera del Palermo, la Juve Stabia e il Carpi. 
Con i biancorossi, sorprendentemente in alto grazie anche ai suoi 6 gol in 10 gare (oggi c’è la sfida con la Ternana), il 22enne attaccante nigeriano ha trovato la dimensione ideale per far esplodere il suo talento. Il d.s. Giuntoli ha scommesso su di lui, facendogli firmare in estate un contratto di 5 anni, dopo la mancata iscrizione che lo ha fatto svincolare dal Padova e ora su di lui ha messo gli occhi il Borussia Dortmund. «Sono ambizioso per natura – spiega Mbakogu, che in prestito a Carpi l…