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Visualizzazione dei post da Settembre, 2015

FOOTBALL PORTRAITS - Rafinha, l’espresso di Londrina

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di CHRISTIAN GIORDANO, Guerin Sportivo
Piedi buoni a parte, tutto sembra tranne che brasiliano. Ricordate Falcão? Boccoli biondi, spariti con l’ultimo taglio, quasi teutonico, occhi chiari, aspetto, mentalità e gioco europei (e non senza perché), nessuna storia strappalacrime da meninhos da rua o figlio delle favelas. E allora la sua “storia” è tale proprio perché opposta, “anti”. La parabola di un ragazzino di una città del nord di uno Stato del sud. Se poi il pargolo emigra in Germania, e non nell’opulenta Baviera, ma a Gelsenkirchen, uno dei principali centri urbani della Ruhr, un tempo cuore dell’industria tedesca e tuttora assai fiera delle proprie origini minerarie, allora tombola. Eccola lì, bella e pronta, la storia. Tutta da raccontare.
Márcio Rafael Ferreira de Souza, in arte “Rafinha” (apelido condiviso col connazionale Rafael Scapini De Almeida, 23enne alona di 1.84 x 77 kg che in maggi…

FOOTBALL PORTRAITS - Neymaradona

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di CHRISTIAN GIORDANO, Guerin Sportivo
Per dirla col Jovanotti spensierato: no, Santos, io non ci casco. Non dopo Robinho. Nel 2005 era lui l’ennesimo “Pelezinho”, piccolo Pelé, delle escolinhas santistas. Ora tocca a Neymar da Silva Santos Júnior. «Può diventare più forte di me» giura “O rei”. Per ora è il prossimo Million Dollar Baby, un Balotelli più in campo che fuori diventato adulto troppo in fretta. Senza i no che aiutano a crescere. 

PREDESTINATO – Le somiglianze e le analogie con Robinho sono impressionanti. Scoperti nel futsal a 6 anni da Betinho, che mandò Robinho al Beira-Mar e Neymar al Tumiaru. Stessi ruolo, colpi, dribbling ad alta velocità e doppi passi in serie, le celeberrime “pedaladas” su cui la Nike ha montato l’ennesimo spot farlocco. 
Neymar però la porta la vede. Già 60 gol in 119 presenze col Santos: 19 in 38 nel Paulistão, 27 in 64 nel Brasileirão, 12 in 11 in Copa do Bras…

FOOTBALL PORTRAITS - El Shaarawy, Faraonico

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di CHRISTIAN GIORDANO, Guerin Sportivo
Per gli americani è chamber cinema. È il Dustin Hoffman che, dopo 8 mesi di lavoro sul copione di Kramer contro Kramer e la fresca separazione nella vita reale, improvvisa davanti la cinepresa la scena della colazione. È il talento che ti esplode in faccia, quando vuole, anche o soprattutto se non lo avevi previsto. 
COME KAKÁ – Nella vecchia Europa s'è visto la sera del 3 ottobre 2012 al Petrovskiy Stadion di San Pietroburgo. Un ragazzino di neanche vent'anni che alza la cresta e ha in testa un'idea meravigliosa: emulare Kaká, il suo idolo di bambino. Cuffie bianche al collo scendendo dal pullman, voglia di spaccare il mondo sin dalla musichetta di Champions, inno ascoltato da titolare accanto all'amicone Kevin Prince Boateng. Poi quel gol allo Zenit. Il suo primo nella coppa che al Milan più sta nel cuore. Un gol alla Kaká. 
PREDESTINATO – Stephan Kareem El Shaarawy lo sognava dai tempi dell'USD Lègino, squadretta di quarti…

FOOTBALL PORTRAITS/SEVENTIES - Bowles, Stan "the Man"

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di CHRISTIAN GIORDANO, Guerin Sportivo
Un aneddoto e una "sentenza": per descriverlo, specie a chi mai l'ha visto giocare, non serve altro.

L'aneddoto. Sunderland-QPR, ultima di Second Division 1972/73. Stanley Bowles è la talentuosa mezzala sinistra dei biancoblù londinesi, da un mese già promossi in First (arriveranno un punto dietro il Burnley, primo a 62). I Black Cats, a sorpresa, hanno appena vinto la FA Cup battendo 1-0 il Leeds United. Al vecchio Roker Park si radunano in 43.265 per ammirare in casa il trofeo, lasciato in bella mostra su un tavolinetto oltre la linea laterale. Bowles & C., però, hanno altri progetti. O perlomeno così narra la leggenda, spesso riportata – con dovizia di particolari, ma sempre diversi – dal diretto protagonista: «Un paio di noi avevano scommesso su chi riusciva per primo a far cadere la coppa centrandola con il pallone. Allora presi la palla, corsi per qualche metro e calciai, facendo feci volare via la coppa. Ai tifosi a…

La sottile linea granata

Toroline: dai pionieri a oggi
1887 – A Torino il commerciante svizzero di articoli ottici e fotografici Edoardo Bosio, torinese di adozione, e un gruppo di inglesi dipendenti della Thomas & Adams, ditta di Nottingham con filiali in Piemonte, fonda il Football & Cricket Club. Divisa sociale: berretto e camicia a righe rossonere, colletto bianco inamidato, calzoni lunghi e scarpe da passeggio.
1889 – Al patinoire del Valentino, il barone Cesana, il duca degli Abruzzi, il marchese Ferrero di Ventimiglia e altri rappresentanti dell’alto ceto cittadino fondano la Nobili Torino. Divisa sociale: casacca a strisce giallo-arancione e “calzoncini” neri.
1890 – Football & Cricket Club e i Nobili si fondono per dare vita al Football Club Internazionale Torino, che mantiene i colori sociali dei Nobili.
1894 – Nuova unificazione: tra il Football Club Internazionale Torino e il Football Club Torinese, che vinse la contesa per la denominazione versando nelle casse della neonata fondazione…

La Rivoluzione incompiuta

Germania Ovest 1974: Germania Ovest-Olanda 2-1

Sono trascorsi trent’anni dalla rivoluzione del Calcio Totale, il vento nuovo che, come ogni rivoluzione, scommetteva tutto sull’Idea e sulla sua forza di imporsi e di diffondersi. Vincere divertendo, l’affascinante scommessa. Vinta, ma difficilmente riproducibile. La finale Ai Mondiali, la più grande finale di sempre. Forse. Avvio memorabile, prima e dopo il fischio di Jack Taylor, prestante macellaio di Wolverhampton designato a dirigerla. La tradizionalmente impeccabile macchina organizzativa teutonica si inceppa per colpa di un granellino sottoforma di bandierina. Nel primo Mondiale «blindato» della storia, figlio della psicosi post-Monaco ’72, ci si dimentica infatti delle bandierine del corner. Alla bisogna provvedono solerti ancorché non giovanissimi inservienti, sotto lo sguardo divertito degli 80 mila dell’Olympiastadion. Davanti al curioso siparietto, persino i principi Ranieri abbandonano il loro regale aplomb concedendosi un …

FOOTBALL PORTRAITS - Eto'o, l'ultimo Samurai

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di Christian Giordano (Guerin Sportivo, 2014)
A volte, i segni del destino te li porti addosso. Come cicatrici. Samuel Eto’o li ha ancora, quei segni, sul ginocchio che un grosso cane nero – sfidato per difendere una baguette – gli ha marchiato da ragazzino. Era piccolo e veloce, Samuel. Grosso e nero, quel cane. Come la Mercedes che a 15 anni gli cambia la vita. Segni del destino che Samu si porta dentro e addosso. Come cicatrici sulla pelle. Orgogliosamente nera.
È un falso mito quello del piccolo Eto’o poverissimo. Nato il 10 marzo 1981 (ma sull’anno si dubita), è cresciuto nella polverosa ma dignitosa periferia di Nkongsamba, a 145 km da Douala, un tempo capitale del protettorato tedesco, e a 370 da Yaoundé, capitale del Camerun. Nkongsamba è una cittadina agricola legata alla coltivazione e alla commercializzazione del caffè. Papà David però è commercialista e, con mamma Christine, ai sei figl…