Post

Visualizzazione dei post da marzo 22, 2019

Sanremo 1999 - Illusione Pantani, Classicicissima a Tchmil

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1999/03/21/illusione-pantani-sanremo-tchmil.html?ref=search
di LEONARDO COHEN la Repubblica, 21 marzo 1999
SANREMO - Il Pirata scatta cattivo alle 15 e 45, dopo 266 chilometri di nulla o quasi. Risveglia l'ultima Milano-Sanremo del secolo dal torpore delle solite interminabili fughe-bidone. Un urlo l'accompagna: quello felice della gente. Uno sguardo d'impotenza lo insegue: quello stralunato di Bartoli, che resta sui pedali e non resiste all'allungo del romagnolo. Soffre di tracheobronchite, il toscano, con Pantani ha parlato in corsa, "inventiamoci qualcosa prima del Poggio", il Pirata l'ha preso alla lettera, bruciandolo in un amen. Uno a zero per Marco.

E' appena cominciata la salita della Cipressa: per chi divora il Mortirolo e fa a bocconcini il Tourmalet, uno scherzo, un esercizio di stile, una prova d'autore. Pantani va su come una scheggia, lascia stecchito il resto del gruppo, r…

ALCOLISMO, DRIBBLING E MONDIALI: “EL LOCO IMPRESENTABLE” HOUSEMAN

Immagine
http://zonacesarini.net/2014/12/16/3-cose-da-sapere-su-el-loco-impresentable-houseman/
di LEONARDO CAPANNI
“Per me non è esistito mai un giocatore dello stile di Houseman. È l’unico che corre nell’aria, senza toccare il terreno. Riferendosi a Pelè: René è più dotato, più pazzo, più geniale, più inventore con la palla.”
Pensieri e parole di uno dei padri del menottismo nel calcio argentino: Miguel Angel Juárez. Quel che resta certo – oltre all’epica un po’ malinconica di un racconto calcistico tipicamente argentino – è il talento puro in questione. Quello di René Houseman. O meglio: El Loco Impresentable.
Soprannome che sapeva di sentenza per qualcuno destinato a rincorrere il futuro esclusivamente dietro ad un pallone. Un epitaffio prematuro. Ma Houseman non è mai stato un personaggio normale: come in campo, così fuori. Outsider poverissimo, villero sporco e anarchico, ala nevrotica ed esplosiva, uomo dal fisico limitato, schiavo delle sue Gauloises rosse e del rum, giocatore dal calci…

Un anno fa l'addio al "Loco" Houseman

Immagine
https://www.facebook.com/dribbling10/photos/a.637475966428791/1258799014296480/?type=3&theater
«Profe, este tiene la cara de borracho, por favor…». Sono queste le parole che i giocatori dell’Huracán pronunciano quando "el Flaco" Menotti, l’allenatore che nel ‘78 porterà il primo mondiale nella bacheca albiceleste, presenta loro René Houseman.
Era vero, Houseman non solo era un grande bevitore, ma era anche un amante delle Gitanes, catrame che andava forte tra i fumatori incalliti di quegli anni. Sapeva però giocare a pallone, e questo a Menotti bastava.
Sì, perché Houseman era libertà, follia e armonia allo stesso tempo, un’ala destra capace di dare spettacolo regalando gioia ai tifosi che assistevano alle partite. Menotti non poteva rimanere indifferente a questa magia, perché si sposava perfettamente con la sua idea di calcio, che presto verrà etichettato come Menottismo, ovvero un calcio bello e divertente che si contrapponeva al resultadismo, cioè il gioco volto solo…

Milano-Sanremo 1984 - Francesco Moser

Immagine
https://www.facebook.com/quelnasotristecomeunasalita/photos/a.158631924710698/415020575738497/?type=3&theater
Milano-Sanremo 1984, 17 marzo. 
Francesco Moser (1951)
Un tuffo in discesa, irresistibile. Pochi i chilometri su strada nelle gambe in quell'inverno magico, ma il Record dell'Ora era ancora fresco nei muscoli e nella testa di Francesco e il gioco fu presto fatto. E arrivò così il secondo gioiello di un’annata strepitosa; poi, a maggio, sarebbe arrivato anche il Giro d’Italia. 
Francesco era già il corridore italiano più vincente di sempre, ma questa sua seconda giovinezza, questo suo aver come portato indietro le lancette del tempo nella sua carriera, spiazzò anche gli scettici, aprendo definitivamente il mondo delle corse alle nuove frontiere della tecnologia e della preparazione atletica scientifica, comprese, purtroppo, le degenerazioni che ne sarebbero seguite. 
Ma Moser è Moser e la sua impresa rimane, indiscussa e indiscutibile. Fresca, pulita, commovente. Ce…