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Barcellona sorPeprendente, una passeggiata nella Storia

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Il 5-0 del 1974, adesso, non è più solo. Nel romanzo del Clàsico, solo un'altra partita ha significato tanto per il popolo barcelonista. E' il primo Real-Barca di Cruijff giocatore. Guardiola umilia Mourinho e si gode la gloria.

di Christian Giordano, 30 novembre 2010

Un paseo en la historia, una passeggiata nella storia. La seconda. Il 5-0 del 1974, adesso, non è più solo. Nel romanzo del Clàsico, solo un'altra partita ha significato tanto per il popolo barcelonista. E' il primo Real-Barca di Cruijff giocatore. Non reggono il confronto il 5-0 del Dream Team nel 94 con Cruijff allenatore e il 2 a 6 del 2009, la "prima" di Guardiola in panchina al Bernabéu.

Perché il 17 febbraio 74, in notturna e in diretta tv nazionale, per i blaugrana arrivò il successo più spettacolare, significativo e largo di sempre. Fino a ieri. Era la 22esima di Liga, e da lì Barça spiccò il volo verso il titolo inseguito da 14 anni; 14: per Cruijff più che un portafortuna.

In pieno fra…

Argentina-Brasile, altro che amichevole! Messi contro Dinho

17 novembre 2010
di Christian Giordano
Il derby non finisce mai. E le sue scorie se le porta dietro persino in Qatar. Non solo gli infortuni, che hanno evitato a Milito e a Pato la trasferta a Doha per Argentina-Brasile, il derby, se ne esiste uno, del calcio mondiale. Altro che amichevole, per Zanetti e Coutinho da una parte e Thiago Silva e la doppia R dall'altra: Robinho e Ronaldinho. La strana coppia (impossibile per Allegri, nonostante lo stop di Pato) proprio per l'infortunio del "Papero" è la prima vera scommessa del nuovo ct, Mano Menezes: Ronaldinho e Robinho nel tridente con Neymar, le stelle del passato, del presente e del futuro tutte insieme coraggiosamente.
Un lusso insostenibile per Batista, che non avrà gli infortrunati Tévez e Aguero. Confermato ct fino al 2014, "el Checho" guida una Seleccion che non batte la Seleçao dal giugno 2005: 3-1 a Buenos Aires nelle qualificazioni mondiali per Germania 2006. Da allora, per l'Albiceleste, 2 go…

FOOTBALL PORTRAITS - Pelé 70, sette volte 10

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Dieci. Nel calcio, il numero perfetto. Settanta, sette volte dieci. Tanti auguri, "O' rei". Il calciatore perfetto. Se oggi abbiamo Messi, l'evoluzione della specie, lo dobbiamo a lui: Edson Arantes do Nascimento. Il più grande? Pelé, per chi lo ha visto giocare. Maradona per chi Pelé lo ha visto solo in qualche granuloso filmato, magari in bianco e nero. 
Già, o bianco o nero: Maradona o Pelé. Da qui non si scappa: il sogno, il mito, la poesia del Dieci moderno comincia ma non finisce con loro. Ma è stato Pelé il primo a ridefinire il ruolo. Un non-ruolo, perché il dieci è soprattutto estro, fantasia, irrazionalità. Libertà di inventare calcio.
Prima di lui il 10 era il genio irregolare di Meazza e Sivori, la classe pura di Valentino Mazzola e Di Stefano, la lucida follia di Schiaffino e Rivera, la potenza di Puskàs e i ricami di Kubala, monumento a cui il Barcellona ha dedicato la statua davanti al Camp Nou.
Poi c'è stato lui, Pelé. Un fisico compatto nato, e …

FOOTBALL PORTRAITS - Bale, il sinistro che uccide

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https://www.amazon.it/Football-Portraits-Ritratti-calcio-Agbonlahor-ebook/dp/B01KI1XRO6

di Christian Giordano
Sky Sport 24, 21 ottobre 2010

Benvenuti nel Gareth Bale fan club. Con la tripletta in fotocopia all'Inter, anche l'Italia ha scoperto il nuovo Giggs. Gallese, timido e riservato, come il monumento dello United è un perfetto anti-WAGs. Rispetto al primo Giggs è meno ala, ma ha un sinistro se possibile ancora più letale. Ryan amava più il cross, Gareth vede meglio la porta. In campo aperto non lo tengono nemmeno dei "mostri" come Maicon e Zanetti, ecco perché Redknapp lo schiera "alto" davanti a Assou-Ekotto. E in quanto a precocità, il laterale del Tottenham è secondo solo all'amico Theo Walcott, cresciuto con lui al Southampton: il 17 aprile 2006 - a 16 anni e 275 giorni - è il secondo più giovane titolare nella storia dei Saints.

In nazionale invece come lui nessuno: a 16 anni e 315 giorni, nel 2-1 su Trinidad & Tobago, ha battuto di tre me…

Bugno: riprendiamoci il nostro posto

http://www.tuttobiciweb.it/index.php?page=rivista&cmd=artdet&id=3166
Numero 10 - Anno 2010
di Pier Augusto Stagi
È da dodici anni che vola alto, che fa il lavoro che ha sempre sognato di fare fin da bam­bino, ma non rinnega il suo ambiente, anzi, dal maggio scorso lo rappresenta, essendo diventato di fatto il Sergio Campana del ciclismo mondiale, la figura di riferimento di tutti i corridori professionisti disseminati sul globo terracqueo. Gianni Bug­no ci concede un po’ del suo tempo, do­po l’ennesima missione a bordo del suo elicottero (lavora per Icarus Eli­cot­teri, ndr). «Abbiamo appena domato un incendio: quest’estate ne abbiamo spenti parecchi. La nostra organizzazione fa un po’ di tutto, dai servizi di elitaxi, al turismo. Dagli eventi speciali (tipo Giro d’Italia) alle missioni per la protezione civile».
- I corridori l’hanno chiamata per soccorrere anche loro? «Mi hanno fortemente voluto, mentre io non ero nemmeno tanto convinto, ma alla fine il ciclismo mi piace e ho…

Il catenaccio si fa ma non si dice

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Il sistema di gioco più difensivo che c'è, ormai tabù da più di 20 anni, torna alla ribalta dopo le accuse di Totti a Ranieri. Ma il catenaccio ha vinto tanto. Ultimo interprete Mou, in trincea a Barcellona con l'Inter che poi trionfò in Champions.

di Christian Giordano

Catenaccio. I ventenni di oggi potrebbero non averne mai sentito parlare. E se è successo, era una parolaccia. Perché quando sono nati, fra gli anni 80 e 90, era già diventato un tabù, un nemico, il male assoluto per i seguaci di Sacchi. L'ayatollah di Fusignano. Eppure, unito al contropiede, il catenaccio ha vinto tanto e a lungo. La Grecia a Euro 2004, e senza andare lontano, l'Inter di Mourinho, in trincea a Barcellona in Champions.

Sono gli ultimi esempi - camuffati più o meno ad arte - di un modulo inventato negli anni 30 dall'austriaco Rappan. Che lo chiamò verrou, in francese "chiavistello", che non è la stessa cosa ma quasi. Con il Servette prima e nella nazionale Svizzera poi, Rapp…

IL LADRO DI BAMBINI

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https://corrieredelveneto.corriere.it/rovigo/notizie/cronaca/2010/11-settembre-2010/rapitore-patrizia-tacchella-ho-sbagliato-ora-aiuto-poveri-1703741892202.shtml
Il rapitore di Patrizia Tacchella: «Ho sbagliato, ora aiuto i poveri» Valentino Biasi è libero: «Ero disperato, volevo morire».  Sequestrò la figlia del patron della Carrera. Ora studia teologia: «Ho scoperto la fede»
di Andrea Priante Corriere del Veneto, 11 settembre 2010
MONCALIERI (Torino) — Ci sono criminali che non cambiano mai. Altri che promettono di farlo. E altri ancora che invece diventano persone nuove. Valentino Biasi è uno di questi, un «redento », assicura chi gli sta intorno. «Ora cerco di recuperare alle cose brutte che ho fatto mettendomi al servizio degli altri», dice. Ha 72 anni, i capelli grigi, un presente tra casa e chiesa, scandito dalle visite agli anziani che assiste, l’aiuto ai senzatetto e al parroco di Moncalieri (Torino) al quale dà una mano. E un passato da ladro di bambini. 
La «libertà» 
Biasi è …

1984

http://www.indiscreto.info/2010/09/1984.html
Simone Basso, Indiscreto 10 settembre 2010
Laurent Fignon nel 1983 aveva vinto da matricola una Grande Boucle epica, piena di colpi di scena e fortunata. Infatti, senza una caduta al rifornimento della maglia gialla Pascal Simon (il dì dopo Bagnères de Luchon), il suo grande Tour sarebbe rimasto molto probabilmente in bianco ovvero con le insegne del miglior esordiente
All’edizione 1984 ci arrivò invece con la rabbia e la nausea accumulate in un Giro d’Italia degno di uno spaghetti-western: il parigino aveva perso la rosa all’epilogo di Verona, dopo tre settimane di polemiche furiose. Per favorire Francesco Moser, Torriani e la carovana intera permisero ogni tipo di vantaggio casalingo al trentino: dalla cancellazione dello Stelvio alle scie motoristiche e oltre. Il punto di partenza di quel Fignon fu però rappresentato dalla cavalcata dei Monti Pallidi, la Selva-Arabba, il giorno che sgominò il plotone realizzando la prima vera impresa soli…

NY Cosmos, a volte rinascono

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LUNEDì 2 AGOSTO 2010

Oggi, i Los Angeles Galaxy di Beckham. Ieri, i New York Cosmos di Pelé e Chinaglia, Beckenbauer e Neeskens. Se il calcio negli Stati Uniti ora esiste davvero, il merito è anche della storica francghigia, nata trentanove anni fa, per far conoscere al mondo la NASL: North American Soccer League, il primo campionato professionistico nordamericano.
Anche allora, come l'attuale MLS, uno strapagato cimitero d'elefanti. Capace però di portare 80 mila spettatori al Giants Stadium di Easth Rutherford, New Jersey, per ammirare campioni veri come Best e Krol, Bettega e Cruijff.
Cruijff però coi Cosmos giocò solo due amichevoli che ancora fanno la gioia dei collezionisti. Le giocò col 16 e col 30, riservando il mitico 14 ai Los Angeles Aztecs e ai Washington Diplomats, che a difefrenza dei Cosmos non giocavano sul sintetico. Coi bianchi newyorkesi invece vissero una seconda giovinezza il 6 di Beckenbauer, ilo 13 di Neeskens e soprattutto il 9 di Chinaglia.
"Lon…

L'interruttore nel campione

VENERDì 30 LUGLIO 2010
C'è un interruttore nella testa del campione. E quando si spegne, riaccenderlo è difficile, forse impossibile. Quell'interruttore, quando è acceso, non sai di averlo. Si chiama passione, divertimento. E viene prima della fama, del successo. Dei soldi. Arriva quando fai sport perché ti piace. Perché è il tuo primo pensiero. L'unico che conta. Quando sei solo Michael, non Jordan; Justin, non Henin; Ian, non Thorpe. Alex, non Schwazer. Ti accorgi di averlo, quell'interruttore, quando è già spento.  E allora ti pesa fare la borsa per l'allenamento. Cominci a "tagliare" gli angoli nel riscaldamento. Il tragitto fino alla palestra, il campo, la piscina, diventa un viaggio che mai avresti prenotato.  E' il segnale. Senza tuo padre a guidarti, e a guardarti, ci provi nel baseball, il tuo primo amore. Ma sei stato il più grande giocatore di basket di tutti i tempi, e non ti è concesso di essere normale. E poi, senza papà James, che sens…

Ottey, mito senza età

VENERDì 23 LUGLIO 2010
La velocista più forte di sempre, Merlene Ottey, lo era già.  E anche la donna con più medaglie olimpiche nell'atletica, otto. Poi diventate 9 per la squalifica di Marion Jones sette anni dopo Sydney 2000. Sette come le partecipazioni ai Giochi, chiuse senza mai conquistare l'oro.  Per continuare a stupire, e a stupirsi, quindi, serviva altro. E allora eccola, l'ennesima e chissà se ultima sfida: la staffetta 4x100 agli Europei di Barcellona.  A 50 anni. Con la Slovenia. A Lubiana, terra del suo attuale compagno e allenatore, Srdan Dordevic, risiede dal '99; e per la Slovenia corre dal 2002, in polemica con la federazione giamaicana dopo la squalifica per doping, decisa e poi annullata dalla IAAF.  Come per altre "vecchiette terribili", però, nella sua longevità ad altissimi livelli, non c'è niente di patetico. Tutt'altro. Martina Navratilova, che contro il cancro sta giocando il suo match più difficile, a 49 anni - nel 2006 - …

Segreti e bugie. La Corea del Nord ai Mondiali del ‘66

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di ALEC CORDOLCINI (ha collaborato Christian Giordano)
Sport e politica, un binomio indissolubile, ieri come oggi; un connubio presente in dosi rilevanti anche nella storia dei Mondiali, da Italia 34 a Francia 38 (l’unico torneo a squadre dispari perché in una fredda mattina di marzo l’Austria sparì, inglobata dall’Anschluss nazista), da Germania 74 (la sfida tra le due nazionali tedesche) ad Argentina 78 fino all’attuale caso-Iran, ma di esempi ce ne sarebbero tanti altri. Un legame che a volte presenta tratti persino grotteschi, come accadde in Inghilterra nel 1966. 
Tra gli stati qualificati alla fase finale c’era infatti la Corea del Nord, che aveva beneficiato del contemporaneo ritiro di sedici nazionali africane e asiatiche (in segno di protesta contro la decisione della Fifa di creare un unico gruppo afro-asiatico-oceanico per la qualificazione ai mondiali) e si era guadagnata l’accesso battendo l’Australia (6-1 e 3-1) in un doppio incontro disputato sul neutro di Phnom Pehn, …

Stanga: "Basta dilettanti"

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TuttoBici Numero: 5 Anno: 2010 di Pier Augusto Stagi
Da tre anni è fuori dal ciclismo. O meglio, Gian Luigi Stanga, 61 anni portati egregiamente, è lì a bordo strada, che segue i suoi ragazzi della UC Bergamasca, e lavora sodo per tornare nel grande giro professionistico con una squadra degna del suo passato. 
Da tecnico della Bergamasca De Nardi nel ’74, fino al ruolo di team manager della tedesca Milram, nel 2007, anno in cui lasciò il mondo professionistico varcato nel 1983, con la Mareno Wilier Triestina. Tren­ta­tré anni ininterrotti. Lo incon­triamo do­po un po’ di tempo, per sapere dal suo punto di osservazione come vede il ciclismo attuale e conoscere dal­la sua viva voce cosa vorrebbe si facesse per rilanciare uno sport che fatica a ritrovarsi.
- Ti manca il ciclismo? «Se ti dicessi di no ti direi una bugia. Mi manca perché è una passione, però non ne faccio una malattia. Seguo da lontano l’UC Bergamasca De Nardi e lavoro per creare i presupposti necessari per poter allestir…

Museo italiano

https://indiscreto2000.wordpress.com/category/ciclismo/

di Simone Basso, Indiscreto 15 febbraio 2010 
Considerazioni sulla stagione ciclistica al via: l’onda lunga del passato, il golem anglo-americano, la federazione protetta dai media, gli juniores che volano, il consiglio chiesto a Ballan e i cari vecchi direttori sportivi…
...Oh bongo bongo bongo stare bene solo al Congo non mi muovo no no bingo bango bengo molte scuse ma non vengo io rimango qui no bono radio e cine signorine magre così molto meglio anello al naso ma stare qui...
Oroscopo ciclistico di inizio stagione, una scusa per ricominciare a scrivere di attualità stradaiola, quella che ormai rappresenta quasi al cento per cento l’immaginario degli appassionati. Essendo funaristicamente convinti che l’umanità giri attorno al deretano e si possa dividere in due categorie distinte (quelli che il sedere lo baciano e gli altri che lo prendono a calci), ci produciamo in un bel dipinto munchiano della situazione, consci della nostra mission…

Come bestie da strada

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http://www.possibilia.eu/come-bestie-da-strada/

Ciclismo: ai primordi dell’epica “sporca” di un mestiere Henri Pélissier, il campione che amava essere odiato
di Simone Basso Possibilia, n. 4, febbraio 2010
«Ci trattano come bestie sul campo della fiera»
Nella controversa figura di Henri Pélissier (1889-1935) possiamo leggere le viscere del primo Novecento sportivo e scoprire la nostra infatuazione per quel mestiere crudele che si chiama ciclismo. 
Plume fu talmente personaggio da rappresentare, da solo, tutta l’epica “sporca” di un rito; ebbe una carriera pari alla vita, cioè esagerata e improbabile. Tanto da far pensare che, nell’essenza tormentata di quella Francia, fosse la trasposizione in carne e ossa di uno dei protagonisti bastardi dei romanzi di Céline. Campionissimo anomalo e bizzarro, anticipò tutti i temi, gli splendori e le miserie dello sport professionistico di cui fu inconsapevole profeta.
Nulla è semplice nel viaggio di Henri, mutante iconoclasta per vocazione: iniziò l…

L’età dell’Auro

Pensieri su ciclismo e televisione dopo l’addio di Bulbarelli al microfono. Fra divagazioni e infatuazioni, passando per la difficoltà di raccontare uno sport che non permette lo schiacciamento sul presente
di Simone Basso in esclusiva per Indiscreto, 13 gennaio 2010
“Il mezzo è il messaggio”. (Marshall McLuhan)

Nel villaggio globale dello sport, il ventunesimo secolo è quello dell’esposizione bulimica, esagerata. Infatti, come qualsiasi attività umana, ormai accade solo ciò che viene televissuto; l’idea onirica delle imprese sportive raccontate dagli inviati o dai film fotografici è un reperto (o referto) del Novecento. Diventa quindi fondamentale, per vendere meglio il catalogo, il quinto potere coinvolto nell’operazione: la fruizione dello spettacolo agonistico viene rinnovata non per migliorare lo sguardo diretto di chi presenzia all’evento, bensì per consentire più telegenicità allo stesso. Poiché l’occhio che conta è quello della telecamera, ciò che accade su un campo o su un cir…