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Visualizzazione dei post da Settembre, 2019

IN FUGA DAGLI SCERIFFI - Phil dei fiori

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https://www.amazon.it/dp/B07XP5GBYG

Simone Basso
IN FUGA DAGLI SCERIFFI
Oltre Moser e Saronni: il ciclismo negli anni Ottanta
Prefazione di Herbie Sykes
Rainbow Sports Books, 160 pagine - kindle, amazon.it – € 9,90

Inconsapevole profeta del Nuovo Mondo, Phil Anderson fu il precursore della globalizzazione ciclistica. 
(...)
Australiano nato in Inghilterra, francese di stipendio e belga di residenza: come direbbe il principe Antonio De Curtis, un uomo di mondo. 
Atleticamente un carro armato, potentissimo sul passo e competitivo sulle salite, entrò nella mitologia del pedale al primo Tour che disputò: nel 1981, alla quinta frazione (un tappone pirenaico atipico per la sua collocazione temporale), riuscì a rimanere con Hinault e agguantò una leadership inedita, primo capoclassifica non europeo in settantotto anni di romanzo. 
(...)
Visse pure un’esistenza on the road intensa, con due matrimoni (la prima sposa, Ann, l’incontrò alla Coors Classic 1978) e una relazione “scandalosa” con Shelley …

A HARROGATE SI FA LA STORIA O SI MUORE

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https://www.sport-e-cultura.com/2019/09/27/a-harrogate-si-fa-la-storia-o-si-muore/
di Simone Basso, venerdì 27 settembre 2019
Arcobaleno UCI in quel di Harrogate, questa settimana, sperando (per gli atleti) che spiova un po’ il sabato e la domenica: cioè quando conta (sul serio).
Una prova iridata più attesa del solito, per la congiunzione astrale di avvenimenti che la rendono ancora più affascinante e imprevedibile; quasi epocale se le premesse – di uno scontro fra mammasantissima – si realizzassero al cento per cento.
Siamo ancora qui, dopo decenni, a celebrare una festa perversa, abbastanza scema, considerando il ciclismo vero, leggendario, delle classiche e dei Grandi Giri.
Bizzarro che si assegni la maglia, fotogenica, originale, con quel titolo (di campione del mondo...), mediante una kermesse che simula – in una sorta di sagra di paese – uno sport professionistico che crea e vive – più di tutti – di monumenti e simulacri.
Consapevoli, in fondo, che un criterium di qualsiasi tip…

Simmons à la Remco, Martinelli argento vivo

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Agli americani il mondiale piace bagnato.
Senza andare troppo indietro fino all'oro di Greg LeMond a Chambery '89 o quello di Lance Armstrong di Oslo '93, basta guardare cosa ha fatto lunedì 23 sotto il diluvio nella crono élite donne la 22-enne Chloé Dygert, iridata davanti alle favorite olandesi van der Breggen e van Vleuten.
Nella prova in linea junior maschile, lo statunitense Quinn Simmons - gran favorito e invece medaglia di legno nella crono dominata dall'azzurro Antonio Tiberi, ha vinto come fece Remco Evenepoel a Innsbruck 2018.
Alle sue spalle, altra impresa azzurra: la terza in questo mondiali; 
e la medaglia che ancora ci mancava. l'argento di Alessio Martinelli, 9 vittorie in stagione, pesa tantissimo. perché arrivato con grande sagacia tattica, contro avversari di livello altissimo e dopo 148.1 km resi ancora più duri dal maltempo: dei 118 partiti sono arrivati in 72.
La Colpack, che dal 2020 avrà Martinelli, Picoclo e Tiberi, ha fatto un triplice gr…

Un podio dell'altro mondo

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Rohan Dennis, Remco Evenepoel, Filippo Ganna. Più che un podio già nella storia della crono mondiale, un parterre de roi.  Un ponte tra presente e futuro della specialità, e non solo.
Il 29enne australiano si conferma campione del mondo contro il tempo percorrendo i 54 km da Northallereton a Harrogate in 1h 0505"; e cioè a quasi 50 di media: 49,872. 
Un obiettivo che l'ex primatista dell'ora aveva nella testa dal 18 luglio, dopo il ritiro - più lite con l'ammiraglia Bahrain-Merida - alla vigilia dell'unica crono del Tour. Non per caso, la crono iridata l'ha corsa con una bici del fornitore tecnico federale e senza scritte.
A 1'08" un marziano venuto in terra a miracol mostrare di essere, mezzo secolo dopo l'originale, il più credibile "nuovo Merckx". Mai nessuno alla sua età era salito sul podio iridato nella crono élite.  Ci riesce il classe 2000 (alla prima oltre i 50 km) che un anno fa, da junior, aveva dominato agli europei di Brno …

Paolo Cimini, il figlio di papà che sapeva vincere

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di CHRISTIAN GIORDANO © in esclusiva per RAINBOW SPORTS BOOKS ©

Etichette.  Certe, sin troppo facile appiccicarle, e quasi impossibile staccarle. E dire che per lui non doveva essere un problema, era il suo mestiere. O comunque lo sarebbe diventato, dopo la perdita dell’adorato papà-sponsor. Edilcimini. «Corre perché è il padre che paga». Eccola, la prima. La più tenace da scollare, da scollarsi. Niente lattine, flaconi e barattoli, qui. Solo il marchio: «raccomandato». E a chi importa se in volata come in pista hai vinto in ogni categoria, dalle giovanili ai pro’. Il tempo passa, le etichette magari si scolorano ma restano. Scaltro e furbo come solo un commerciante nato sa essere, Paolo Cimini mi accoglie nel suo ufficio in un temperato, ventoso pomeriggio romano. Siamo in periferia, nel suo grosso capannone di Morena. Alle pareti, le gigantografie dei suoi successi. La Edilcimini fa parte di un consorzio di rivenditori di materiale edile. Paolo ci lavora con i figli. Adesso che han finito d…

Razzismo, o si cambia o si chiude

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L'involuzione della specie: siamo arrivati ai fischi allo speaker contro la interruzione per razzismo.
"In Italia situazione grave", ha detto il presidente FIFA, Gianni Infantino.
E anche seria. Molto. Se non si fa davvero qualcosa, si chiude.  Chiuso per razzismo.
Antonio Conte ha trovato l'Italia peggiorata, e di parecchio. Edin Dzeko dice che abbiamo un problema grosso, specie rispetto a Paesi come l'Inghilterra. E proprio dall'Inghilterra arriva Romelu Lukaku, preso di mira a Cagliari come Moise Kean un anno fa - e Franck Kessié in Verona-Milan. 
L'Europa ci guarda, e si vede riflessa, . 
E mentre l'Atalanta - in una nota ufficiale - dopo l'interruzione decisa da Daniele Orsato per i cori razzisti contro il fiorentino Dalbert, perlomeno "si dissocia da ogni forma di discriminazione", la UEFA comincia a fare sul serio. 
O almeno ci prova.
Due partite a porte chiuse per la Romania (con la decisione sulla seconda sospesa per un anno), …

L'Impresa di Tiberi, sfortunato per vincere

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Colpo di pedale e di sfortuna.  C'è tutto questo nella partenza-choc di Antonio Tibèri, al mondiale di Harrogate.
Il giorno prima, la foratura di Elisa Longo Borghini era costata - per 4 secondi - il podio alla staffetta mista azzurra.
Nella crono junior maschile, Tiberi ne perde trentasei - trentasei! - per la rottura della pedivella sinistra. Ma è lì che nasce l'impresa.

Anziché scoraggiarsi, il 18-enne talentino di Gavignano spinge come nessun altro il 52x14, il rapporto imposto dal regolamento.
Ne rimonta cinque (partiti un minuto l'uno dopo l'altro) prima di lui, chiude con un tempone - 38'28"25 alla media di 43 km orari - e poi aspetta gli altri 31 rimasti, compresi tutti i favoriti. Tra questi, l'altro azzurro - Andrea Piccolo - campione europeo in carica, sesto al traguardo e terzo a l mondiale di Innsbruck un anno fa. Ottimo 23-esimo invece Andrea Piras, al primo anno fra gli juniores.


La sofferenza, per Tiberi, si chiude quando arrivano l'ol…

Uno sfregio al destino: intervista ad Adriano Malori

https://www.suiveur.it/interviste/uno-sfregio-al-destino-intervista-ad-adriano-malori/
Suo malgrado, Adriano Malori è diventato un esempio di resistenza e tenacia.
di DAVIDE BERNARDINI Suiveur - 23 settembre 2019
Il ciclismo professionistico sta attraversando una fase estremamente delicata. Una generazione, quella di cui fanno parte i corridori nati nel 1990, sta lanciando segnali preoccupanti; Bardet, Aru, Dennis, Pinot, Quintana, Chaves, Dumoulin, Bouhanni: ognuno di questi sta vivendo il momento decisivo della propria carriera, in bilico tra il talento di cui dispone e gli scricchiolii fisici e mentali che ne minano l’attività. Pronti a soppiantarli sembrano i giovani rampanti che hanno monopolizzato l’attenzione negli ultimi due anni: a vent’anni un filo d’erba profuma come una rosa e gli errori pesano quanto una piuma, ma quali sono le controindicazioni di un uso così smodato di gioventù ed esuberanza?
Soltanto il tempo ce lo dirà. I ritiri prematuri di Kennaugh e Kittel hanno ri…