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Visualizzazione dei post da dicembre 17, 2015

FOOTBALL PORTRAITS - Mandorlini, faccia d'angelo

“Faccia d’angelo”. Ai tempi dell’Inter così chiamavano, per i riccioli scuri e gli occhi chiari, chiarissimi, di un azzurro tenebra per dirla alla Arpino, Andrea Mandorlini. Che sul campo però di angelico aveva poco, pochissimo, per referenze chiedere all’ex rossonero Ruben Buriani. Da giocatore era un mastino, un duro. E tale è rimasto da allenatore. Per referenze chiedere a Cipriani, che in soli due giorni ai suoi ordini deve aver capito, a suon di urlacci, quando è ora di «tagliare sugli esterni» e quando invece «andare dentro». In campo, il Mandorla sapeva fare tante cose, forse nessuna strabene, ma tante: era la sua forza e il suo limite. Non sono stati tanti a credere in lui, ma chi lo ha fatto non ha mai avuto occasione di rammaricarsene. Primo fra tutti Giovanni Trapattoni, che lo ha “inventato” libero nell’anno dello scudetto dei record, nel 1988-89, quando i nerazzurri vennero al Dall’Ara a maramaldeggiare: 6-0. «Dove lo mettevi giocava e non ti faceva pentire della scelta»…

FOOTBALL PORTRAITS - Bellucci, l'istinto del goal

«L’istinto è quello, e io non l’ho mai perso». L’istinto è quello del gol, se non si fosse capito. Claudio Bellucci non è uno da polemiche. Non ti dà mai il titolo. Troppo esperto, smaliziato e scafato per cascarci. Ma il calcio lo conosce. In campo e fuori. E quando si susseguono a mezzo stampa, via etere nel dopopartita o, come ieri, nel consueto incontro con i giornalisti a Casteldebole, arrivano due-segnali-due, meglio drizzare le antenne. 
«Io mi sono sempre sentito, e sono sempre stato, un attaccante. E dovete darmene atto: lo dicevo anche quando Guidolin mi faceva giocare sulla fascia». Come recitava quel proverbio sul buon intenditor?
Al bomberino, e si sapeva, piace giocare davanti. Ovvio, prima di tutto viene la squadra, specie «in momenti difficili come questo, si deve rinunciare a un “numero” e mettersi al servizio dei compagni, meglio un colpo di tacco in meno e una corsa in più». Il “problema” (se di problema si può parlare) però sta lì, nel fatto che chi il gol ce l’ha…