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Visualizzazione dei post da Luglio, 2013

FOOTBALL PORTRAITS - Dinho, mai darlo per finito

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SCRITTO APPENA IERI...
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In tanti e non solo Massimiliano Allegri lo avevano dato per finito. Almeno, per il grande calcio europeo. E invece Dinho, tornato a casa, con l’Atlético Mineiro s’è ripreso il Sud America in attesa di fare lo stesso col mondo, fra un anno, con la Seleção.
Ha vinto tutto, Ronaldinho, in una carriera straordinaria eppure inferiore alle attese, quelle pure straordinarie quanto il suo sconfinato talento. Bronzo olimpico, Copa Libertadores e Champions League, mondiale, Copa América e Confederations. Pallone d’oro.
Il Barcellona lo aveva svenduto al Milan per impedirgli di distrarre l’amicone Leo Messi con una vita da atleta non esemplare. Ma nel calcio iper-dinamico di Allegri, per il suo genio infinito quanto discontinuo, non c’era più posto. Meglio andar via, allora: al Flamengo, per 3 milioni di euro.
Il rossonero però non gli porta bene. In 17 mesi vince il titolo carioca e s…

Kubler, Le Pedaleur de Charme

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di SIMONE BASSO
Il Giornale del Popolo, 24 luglio 2013

Ferdinand Kubler compie i suoi primi novantaquattro anni. Figura mitologica dello sport svizzero, classe 1919 (la stessa di Fausto Coppi), e ultima testimonianza dell'era dei Giganti. Era, quel ciclismo, un racconto omerico, orale e scritto, dal fascino ineguagliato: la vecchia Europa scavalcava in bicicletta le macerie del secondo conflitto mondiale. Gli eroi di quell'immaginario erano iconici e riconoscibilissimi.

Un "Sei Nazioni" (Italia, Francia, Belgio, Svizzera, Olanda e Spagna) o poco più: ci sovviene che fu proprio la guerra, con le sue tragedie, a cristallizzare lo scenario per almeno un decennio. Mezza generazione di potenziali ciclisti crebbe denutrita.

La Svizzera, nel suo isolamento fortissimamente voluto, sviluppò un movimento che avrà un paragone solamente con gli anni ruggenti - i Novanta - dei Richard, Rominger, Zulle, Dufaux, Gianetti eccetera. Appunto, accanto ai dioscuri Kubler e Koblet c'er…

Rush (2013) Movie Script Read more: https://www.springfieldspringfield.co.uk/movie_script.php?movie=rush

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...what has turned into a classic Formula 1 season.

With the weather conditions so uncertain,

the drivers prepare for...

...the track is still dangerously wet,

but following a drivers' meeting,

- a decision has finally been taken.

- Three minutes to go.

Everybody off the grid now.

Twenty-five drivers

start every season in Formula 1,

and each year two of us die.

What kind of person

does a job like this?

Not normal men, for sure.

Rebels, lunatics, dreamers.

People who are desperate to make a mark

and are prepared to die trying.

My name is Niki Lauda,

and racing people

know me for two things.

The first is my rivalry with him.

Photographers,

please clear the grid.

What about Hunt? Has he changed?

No, he's going on wets.

I don't know

why it became such a big thing.

We were just drivers

busting each other's balls.

To me this is perfectly normal,

but other people saw it differently,

that whatever it was betw…

FOOTBALL PORTRAITS - Giac, si gira

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di CHRISTIAN GIORDANO (Sky Sport 24, 10 luglio 2013)

Giac, si gira. Da "Schiapperini" a "Giaccherinho". Da comprimario al Cesena, capace di sbagliare gol clamorosi contro la sua futura squadra, a miglior azzurro nella Confederations Cup 2013 capace di segnare gol clamorosi, addirittura, al Brasile.
È la favola che sta vivendo, da due anni, Emanuele Giaccherini. Per Conte, "Giacca".
Il dodicesimo titolare, l'uomo-ovunque, che per duttilità e spirito di sacrificio ha fatto innamorare il Ct Prandelli e Di Canio. Giac ha detto sì al Sunderland: per otto milioni di motivi (sette più uno di bonus) e un quadriennale da 2 netti a stagione. Il doppio di quanto prendeva alla Juventus.
Ne ha fatta di strada da quando, stagione 2003-04 segnò 15 gol nella Primavera del Cesena. Sembrava fosse nata una stellina invece iniziò un giro di prestiti, Forlì, Bellaria, Pavia. Per lui il grande calcio sembrava finito ancor prima di cominciare.
Invece, tornato al Cesena, seg…

HOOPS PORTRAITS - Datome ai Pistons: ball don't lie

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"Ball don't lie", la palla non mente. E' il mantra del suo nuovo assistente allenatore, Rasheed Wallace. A pensarci bene non sorprende più di tanto che Gigi Datome sia finito proprio lì, a Detroit. Ai Pistons. Ma scordatevi i "Bad Boys", versione uno e due. Gigi è uno che le dà e le prende, vedi Moss in finale-scudetto. Ma "bad boy" no: non lo è mai stato né mai lo sarà. Nemmeno nella squadra che a Est è sempre stata l'epitome del gioco duro, aggressivo, della difesa spinta al limite e spesso oltre.

Ma molto, in campo e fuori, è cambiato nella "Motown" dei titoli NBA back-to-back '89 e '90, con il guru Chuck Daly. E pure da quella dell'anello 2004, vinto da (e alla) Larry Brown, con il suo basket giocato "in the right way", nel modo giusto.

Sono lontani i tempi di Isiah Thomas, Joe Dumars, Mark Aguirre, Dennis Rodman, Vinnie johnson, John Salley, Rick Mahorn e soprattutto Bill Laimbeer. Ma di quella squadra, du…