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Visualizzazione dei post da Luglio, 2018

DIARIO DEL TOUR 2018

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di SIMONE BASSO 
Geraint Thomas, operaio specializzato (di lusso), vince il (suo) Tour perfetto: senza gorilla del Crodino sulle spalle, quello lo aveva il suo capitano, sempre davanti e impeccabile a ogni stazione decisiva.
Lui che in passato sembrava Paperino, abbonato alla sfortuna, al Giro dell'anno scorso fece strike (...) con una staffetta della polizia, in venti giornate tiratissime, zeppe di cadute e di fuori programma grotteschi, è rimasto intonso.
Prima della passerella parigina, il piazzamento peggiore del gallese è stato il trentatreesimo posto nella tappa (per velocisti) di Carcassonne.
Nel ciclismo delle velocità esasperate, del Passaporto Biologico, degli SRM, la regolarità è quasi tutto: col senno di poi la prima settimana, gli inconvenienti di Chris Froome (51" persi nella vernice di Fontenay-le-Comte) e di Tom Dumoulin (53" con 20" di penalizzazione per scia verso il Mûr-de-Bretagne), aveva già tracciato il solco di questa Grande Boucle.
Una Festa…

L'ultima soddisfazione di Kristoff

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Mancava solo lui, Alexander Kristoff. L'unico tra i pochi velocisti superstiti amncora senza vittoria in questo Tour che, fra cadute e tempo massimo, aveva già fatto fuori i doppiettisti Gaviria e Groenewegen, primo sui Campi Elisi un anno fa; i tedeschi Kittel e Greipel, gli ultimi a centrare il back-to-back; e infine messo a repentaglio - per la caduta giù dal Val Louron - il record di punti e di sei maglie verdi (eguagliato Zabel) di Sagan, il solo a vincere tre tappe.
Degenkolb ci era riuscito alla decima, fra le lacrime nella "sua" Roubaix. Démare a Pau alla diciottesima. Tutti e due non a caso messi in fila dal campione europeo, maglia conquistata un anno fa sul nostro Viviani.
Kristoff alla Grande Boucle aveva già vinto due volte, nel 2014 di Nibali: a Saint-Étienne e a Nîmes; ma mai sugli Champs Elyseés. Un successo che da solo vale una carriera, e ancora più dolce se arrivato a 31 anni quando in tanti già ti davano in declino (nonostante l'argento mondiale …

Giacomo Pellizzari - Lo storytelling del ciclismo

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di CHRISTIAN GIORDANO © in esclusiva per RAINBOW SPORTS BOOKS ©
Ahia. Quando sento le parole storytellinge ciclismo, specie se nella stessa frase, rabbrividisco. Però c’è un però. Giacomo Pellizzari è bravo, magari sa anche di esserlo e a un certo punto ci caschi: ti convinci. Ti convince.

Figlio del Giuseppe psicoanalista di fama, coi geni ne ha forse ereditato l’arte di saper leggere nelle persone. Persino quelle, tutte un po’ speciali, come i corridori. Nel modo suadente in cui ti parla di ciclismo, per esempio, cominci anche tu a credere che, per calarsi in questi tempi, occorra davvero cercare fuori dell’ambiente per raccontarne meglio il dentro.
Classe ’72, laurea in Filosofia e a cvun variegato carnet di mestieri – blogger, copy, giornalista, scrittore, content manager – nell’editoria, in pubblicità, nella comunicazione, nel digital e nel below (di cui ignoravo persino l’esistenza), Pellizzari Jr sul ciclismo ha scritto quattro libri: Ma chi te lo fa fare? Sogni e avventure di un…

'Festina Affair': A timeline

http://news.bbc.co.uk/sport2/hi/other_sports/988530.stm
Tuesday, 24 October, 2000, 14:44 GMT 15:44 UK
BBC Sport Online takes a closer look at the Festina Affair and the events leading up to one of the controversies threatening to put a cloud over the sport of cycling.
8 July 1998:  Customs officials in Neuville-en-Ferrain, northern France, stop Festina team masseur Willy Voet. They are found to be carrying 400 bottles and capsules of doping products three days before the Tour de France cycle race is set to begin in Dublin.
10 July 1998:  A judicial inquiry into the importation and illegal circulation of contraband items begins. Authorities question Voet, who is jailed in Loos, northern France, for two weeks.
17 July 1998:  Police question Festina team sports director Bruno Roussel and doctor Eric Rijckaert. Roussel admits that the Festina team used doping under medical supervision. Tour de France director Jean-Maire Leblanc bans the cyclists from the Tour de France.
23 July 1998:  Nin…

Rodolfo Massi, campione di determinazione

http://www.museociclismo.it/content/articoli/5678-Rodolfo-Massi-Campione-di-determinazione/index.html
Tuttobici Numero: 12 Anno: 2003
di Gino Sala
L'immagine è quella di un corridore e della sua famiglia che radunano amici e conoscenti per una bella festicciola. L'incontro è avvenuto verso la fine dello scorso mese di ottobre, incontro che a causa di un impegno precedente non mi ha visto tra i presenti e qui voglio trasmettere al corridore un caloroso abbraccio e un affettuoso augurio per l'avvenire.
Già, nella vita non c'è soltanto il ciclismo e Rodolfo Massi, trentotto anni, professionista dal 1987, merita quella fortuna che gli è stata negata da disastrose vicende.
Il marchigiano di Corinaldo pone fine alla lunga attività nel gruppo dei marpioni col sorriso che lo ha sempre distinto. «Non bisogna mai arrendersi, mai. Bisogna sempre pensare al domani». Con queste parole Rodolfo ha reagito alle innumerevoli disavventure. Sicuro che se fosse stato protetto dalla buona …

Storia di Rodolfo Massi

http://www.museociclismo.it/content/articoli/1518-Storia-di-Rodolfo-Massi/index.html

Nato il 17 settembre 1965 a Corinaldo (AN), Rodolfo Massi è cresciuto, con i genitori e un fratello, nella frazione di campagna di S. Isidoro, nella valle del Cesano. 
Dopo aver vestito da dilettante la maglia azzurra al Giro delle Regioni (una vittoria di tappa) e ai Mondiali di Colorado Springs (14°) del 1986, passa professionista nel 1987. 
Nonostante la grave caduta al Giro d'Italia 1988, che lo porta sull'orlo del ritiro dall'attività, rientra con coraggio e ottiene buoni risultati. 
Nel Tour de France del 1998 vince la mitica frazione pirenaica Pau-Luchon e indossa la maglia a pois di leader dei GPM, ma poi viene coinvolto nello scandalo-doping della Festina e costretto al ritiro. 
Professionista fino al 2003, ha ottenuto 14 vittorie fra le quali la Settimana Siciliana nel 1994, l'Alto Var nel 1997, il Giro del Mediterraneo nel 1998, il Giro di Calabria nel 1998, la tappa di Prat…

Il gran giorno di "Mr. G"

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Geraint Thomas ha - di fatto - vinto la 105esima edizione del Tour del France. E nessuno più di lui lo ha meritato. Non solo per quanto ha fatto nelle 20 tappe, ma anche - e forse soprattutto - per quanto ha fatto per tutta la carriera. Per i compagni e per la squadra - che fosse il Team Sky o la nazionale britannica - prima ancora che per sé.
A scriverlo, postarlo, twittarlo non sono solo tifosi, critica o dirigenti più o meno interessati.  Sono, per esempio, suoi illustri ex compagni come Cavendish e Wiggins, due che nel Team Sky mai si sono davvero integrati. E che di tutto si possono accusare tranne che di piaggeria verso la squadra del loro ex boss Sir Dave Brailsford, gallese come "Mr G".
Forse il meno predestinato andato a scuola con Gareth Bale e l'ex rugbista Sam Warburton: immaginate la gioia del professor Steve Williams, docente di educazione fisica alla Withcurch High School di Cardiff. 
Lo stesso ex pistard - 2 ori olimpici e tre mondiali più altri tre podi…

Perché siamo diventati ignoranti

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CONTROMANO
di CURZIO MALTESE il Venerdì di Repubblica, n. 1584, 27 luglio 2018

Se una classe dirigente che per un ventennio ha assistito con serenità al succedersi dei governi più corrotti e incapaci della storia repubblicana, ben incarnati in un leader pluricondannato, e assistito da Previti e da Dell'Utri. 
Se chi non ha alzato la voce per opporsi al rovinoso declino economico, culturale, morale del Paese, o per denunciare il furto di futuro a due generazioni di giovani, preferendo la complicità lautamente compensata o il quieto vivere dell'opposizione di sua maestà.
Se quanto fra mille condoni, perdoni, tangentopoli, abusi di potere, offese alle donne, processi calunniosi all'antifascismo, si sono indignati alla fine soltanto contro i quattro gatti che osavano "demonizzare" un potere delinquenziale.
Se insomma tutte queste brave e coraggiose persone che hanno raccontato l'Italia di Berlusconi da un sistema dei media valutato per libertà ai livelli del Ben…

Nostalgia canaglia

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CONTROMANO
di CURZIO MALTESE il Venerdì di Repubblica, n. 1581, 6 luglio 2018

Il 2018 è stato finora l'anno della nostalgia per le grandi passioni. Nei luoghi che più spesso ho frequentato, il giornalismo, il cinema, la sinistra, è curioso che questo sentimento sia esploso nel cinquantennale del '68, l'anno del maggio francese e della morte di Bob Kennedy e di Martin Luther King, di Odissea 2001 di Kubrick, dell'apogeo dei Beatles, la rivoluzione culturale.
Ma come sempre, si celebra il passato o si sogna il futuro per parlare al presente, alla nostalgia di utopie delle nuove generazioni. Il grande cinema popolare è stato il miglior diario sentimentale di questo passaggio. È stato deludente il sequel di Blade Runner di Denis Villeneuve, pallido spettro del capolavoro di Ridley Scott dell'82. «Ho visto cose che voi umani...». Eppure significativo della nostalgia del cinema per la grandezza e il coraggio perduti. Molto belli erano invece Dunkirk di Nolan e L'ora…

A Laruns il grande salto di Roglič

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Quattro corridori in 32" alla vigilia della penultima tappa, la crono decisiva: tutto farebbe pensare a un finale più che mai equilibrato e avvincente.
Peccato si tratti "soltanto" di stabilire chi e dove salirà sul podio accanto alla maglia gialla Thomas, così padrone della corsa da sprintare su Bardet per il secondo posto e i 6" di abbuono nell'ultimo tappone pirenaico. Quello che avrebbe dovuto farlo saltare. E stravinto da Primož Roglič, primo sloveno a imporsi al Tour, un anno fa a Serre Chevalier, e ora finalmente pronto al grande salto. 
Non è solo metafora. Iridato juniores nel salto con gli sci nel 2007, s'è convertito al ciclismo a 17 anni come riabilitazione dopo lo spaventoso incidente di Planica di quello stesso anno. Non fu la sua ultima gara nel salto con gli sci, ma lì cambiò la sua vita.

A quasi 29 anni (il prossimo 29 ottobre), la fuga vincente, in discesa verso Laruns dopo 200,5 km con 6 GPM e il trittico Aspin-Tourmalet-Aubisque, può ca…

Why Nixon Hated Georgetown

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https://www.politico.com/magazine/story/2015/06/richard-nixon-georgetown-set-118607_Page2.html
By EVAN THOMAS June 04, 2015
The paranoid president never fit in with the powerful D.C. social crowd. And they never let him forget it.
Nixon soon learned that Kissinger was making fun of him at Georgetown dinner parties. He tried to be philosophical about it, telling his aides that Kissinger was insecure and needed to build himself up by preening for the swells, even if that meant running down the president. Nixon would tease Kissinger. “Oh, there goes Henry to the leak to the Washington Post,” the president would say when his national security adviser left a meeting, or, “There goes Henry to dine with his Georgetown friends.”
But Kissinger’s perfidy rankled, especially when it appeared in the liberal press—the Times and Post, Time and Newsweek—that Kissinger was a dove who was trying to rein in the hawkish Nixon on Vietnam (the truth was far more complicated). Nixon instructed his Chief of …

Démare a Pau zittisce tutti, anche Greipel

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La quiete - in un'afa soffocante - prima delle (due) tempeste decisive: 171 km dall'inedito Trie-Sur-Baise (poco più di mille anime sugli Alti Pirenei) alla tradizionale Pau, per la 70-esima volta sede di tappa al Tour.
Ultima chiamata per i (pochi) velocisti superstiti e prova generale per la passerella di domenica sui Campi Elisi. Malconcio Peter Sagan, caduto in discesa dal Val Louron-Azet il giorno prima e comunque lì a giocarsi lo sprint, il lotto era ancora più ristretto: i soliti Arnaud Démare e Alexander Kristoff - nell'ordine, come nella 13-esima, a Valence - più John Degenkolb (vincitore a Roubaix) e qualche altra ruota magari meno veloce ma con ancora residui di energie. 
Ha vinto, sul connazionale Christophe Laporte e il norvegese Kristoff, il favorito: Démare, chiudendo così - grazie anche al perfetto treno di Jacopo Guarnieri - la polemica via-social con André Greipel (finito fuori tempo massimo sull'Alpe d'Huez).
“Qualcuno dovrebbe dire alla Groupama…

«The Best American Player Ever», Pallotta sogna Pulisic, star a vent'anni

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https://www.tuttomercatoweb.com/serie-a/the-best-american-player-ever-pallotta-sogna-pulisic-star-a-vent-anni-1138579
Tuttomercatoweb
25.07.2018 18:00 di Marco Conterio

"The best American player that I've ever seen". Eddie Johnson, che è stato promessa poi mantenuta solo a metà del soccer, ritiratosi a trentuno anni per problemi di salute, ha così incoronato Christian Pulisic. Difficile dissentire dalla teoria di Johnson sul classe 1998 di Hershey, Pennsylvania.

La parabola dell'esterno del Borussia Dortmund è una storia in quinta marcia: dalla città prima produttrice di cioccolato degli States, dove faceva innamorare i coach della Pennsylvania Classics, alla cantera del Borussia Dortmund nel 2015. Poi l'esordio tra i professionisti, il rinnovo multimilioario fino al 2020. A diciannove anni il wonderboy di Hershey ha giocato settanta gare in Bundesliga, quindici in Champions League, sei in Europa League. Una Supercoppa tedesca dove è andato pure in gol, che sono …