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Visualizzazione dei post da 2019

The 25 Greatest Streetball Players of All Time

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https://www.complex.com/sports/2013/07/greatest-streetball-players-of-all-time/
BY ANGEL DIAZ, JUSTIN BLOCK
JUL 17, 2013
Streetball legends are a thing of the past. Before AND1 and YouTube, streetball players were like unicorns. They jumped over 15 people in a game of 21 or made 15 threes in a row from halfcourt. Tales of their exploits changed with each telling like a game of telephone. But that's what made them special. You had to see it to believe it. Many NBA Hall of Famers got their start in their respective concrete jungles. And many streetball legends could've been immortalized in the halls of Springfield, Mass. had they not allowed the street life to get the best of them.
Gorillas in the game like Pee Wee Kirkland, Earl "The Goat" Manigault, and Joe "The Destroyer" Hammond immediately come to mind. They didn't have the same fortune (or brains in some cases), as guys like Julius "Dr. J" Erving, Wilt "The Stilt" Chamberlain, an…

Cycling's 2010s - An Unpredictable Journey

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by EDWARD PICKERING -- EDITOR ProCycling UK, January 2020
A lot can happen in a decade. This time 10 years ago, Team Sky were just about to start and, let’s be honest, they were a bit average initially. Lance Armstrong was unretired and undisgraced. Fabian Cancellara had yet to win his first Tour of Flanders. And a British rider was probably not going to win the Tour de France any time soon, notwithstanding the fourth place that Bradley Wiggins had just achieved in the race. On the other hand, Marianne Vos was winning a lot of races, just as she is 10 years later. In a fast-changing world, some things remain reassuringly stable.
Pedants will rightly point out that the decade technically ends in December 2020, but pedants didn’t have as good a time as the rest of us on December 31, 1999. We’re celebrating the cycling teens, and what a decade it was. The last 10 years have seen the domination of Sky, the peak years of Cancellara, Peter Sagan, Philippe Gilbert, Vos and more, and most im…

Le Buone feste della Virtus Bologna

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+32 nel derby di Basket City, +13 in quello d'Italia: le feste perfette della Virtus Bologna, capolista in campionato e pure in Eurocup.
C'erano tutti al ritorno della Grande Classica.
I novemila a palazzo, l'inno nazionale cantato dal Coro di Finale Emilia; i grandi in campo (Teodosic e Rodriguez) e gli ex in panchina: Sasha vestito da Achille contro Ettore, applauditissimo dal popolo bianconero per (e con) cui ha vinto tutto.
C'erano tutti alla Virtus Arena, è mancata solo Milano: ancora sfasata per la sconfitta di Mosca col CSKA in Euroleague, e con 24 ore di riposo in meno rispetto alla "passeggiata" di Natale della Virtus sui "cugini" Fortitudo.
Bologna sempre avanti, in ogni quarto: di quattro, due, uno e sei. Nel primo, due triple di Teodosic (che chiuderà con 15 punti e sei assist). Nel secondo, minisorpasso Olimpia firmato Cinciarini, ma all'intervallo Virtus avanti di sei. Markovic (8 punti e 12 assist) e ancora Teodosic allungano fin…

MAESTRI DI CALCIO - Happel, il Tiranno

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«Guardo un giocatore allenarsi per dieci minuti
e capisco subito se è un parassita o uno di cui fidarsi.
E persino se ha bevuto o fumato»
- Ernst Happel

di CHRISTIAN GIORDANO ©, Guerin Sportivo ©
Rainbow Sports Books ©

A volte un aneddoto (vero) vale più di mille parole, per descrivere personaggi e situazioni. Quello che segue lo ha raccontato Wolfgang Rolff, mastino dell’Amburgo che ad Atene ’83, finale di Coppa dei Campioni, Ernst Happel attaccò alle calcagna dello juventino Michel Platini. Premessa: al tecnico austriaco piaceva seguire gli allenamenti da bordocampo, seduto su una sedia da regista. Da lì impartiva istruzioni al vice, che le riferiva alla truppa. Una volta Happel ordinò all’assistente di far uscire anzitempo il giocatore X. Questi chiese spiegazioni al vice, che a sua volta rivolse la domanda al capo. Happel si tolse gli occhiali da sole, fece cenno a X di avvicinarsi e quando se lo …

A junk wins a new day on court

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By PETER VECSEY -- Daily News
Thursday, September 2, 1971

Earl Manigault, although only 25, is referred to with reverence and regarded as a legend in his Harlem neighborhood. Anyone in Manigault’s section, who isn’t well acquainted with his basketball heroics, obviously has been living in a bubble.
When Manigault wanders along Eight Ave, around 114th St., both old and young shout out greetings. The younger teenagers devotedly shadow his every move, showering him with questions.
The children, however, are not Manigault’s only street shadows. His journey through the ghetto is saturated with morbid memories and bitter torment.
…With hallways and alleys. …With addicts and pushers. …With thieves and fences. All these things played a major part of his life after he began smoking dope in the 11th grade.
“I see them wherever I go,” says Manigault reflectively, as though he could see them right at that moment. Waiting. Always there. Always waiting. “I see the addicts nodding and I watch the p…

EARL "GOAT" MANIGAULT - L’uomo che voleva sedersi sul ferro

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di FEDERICO BUFFA
Black Jesus
Un giorno della prima decade del maggio ’98 l’America s’è dovuta fermare un attimo. Le radio e le televisioni le avevano appena raccontato che il cuore di Frank Sinatra aveva appena cessato di battere in una stanza della lussuosa clinica Cedars Sinai.
Due ore prima s’era mozzato il respiro di una zona intera di New York City, quella conosciuta come Harlem. 
Il sistema di comunicazione della città - lo stesso che aveva annunciato negli anni Sessanta che Lew Alcindor era il più grande di sempre, allertato che Kenny Anderson e il penultimo dei Marbury erano materiale da NBA anche quando erano alle scuole medie e proclamato nei primi anni Novanta che nessun caraibico aveva mai mostrato quel che stava sciorinando un cerbiatto meticcio di nome Felipe dal Bronx - le aveva appena raccontato che il cuore di Earl Manigault, detto “THE GOAT” ovvero la capretta, il “Re Buono”, l’unico uomo che poteva girare per Harlem senza un penny in tasca ed avere ciò che voleva, …

Valdano y Cruyff: «Tráteme de usted»

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https://alaves.elcorreo.com/memoria-albiazul/valdano-cruyff-trateme-20181128172715-nt.html

Cruyff y Valdano durante el encuentro entre Alavés y Barcelona. 
Memoria albiazul
Los cuartos de final de la Copa del Rey ante el Barcelona en 1978 se convirtieron en uno de los momentos culminantes de una época donde el Alavés (1974-1983) buscó sin éxito el retorno a la Primera División
FERNANDO RUIZ DE ESQUIDE Jueves, 29 noviembre 2018, 10:24
«Increíblemente y cuando ya el tiempo hábil de la primera parte ha transcurrido el señor Gallardo señala un penalti al Alavés por 'caída' de Cruyff dentro del área, engañoso y listo el holandés. Lanza la máxima pena Zuviría marcando el 1-0. Hasta el público catalán se enfada con el árbitro por su parcialidad». Es parte de la crónica que este periódico publicó el 23 de febrero de 1978. Tras una noche donde al equipo albiazul, que militaba en la Segunda División, se le escapó el sueño de alcanzar las semifinales de la Copa del Rey. En el Camp Nou, ant…

FOOTBALL PORTRAITS - Zlatan Ibrahimović, vita di un anarchico (2007)

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Troppo lezioso per essere un bomber, dicevano di lui. Adesso che procede a suon di doppiette, il “mezza ballerina e mezzo gangster” è diventato il miglior calciatore della Serie A. E non smette di stupire
di CHRISTIAN GIORDANO Guerin Sportivo n. 42, 16-22 ottobre 2007
Rosengård. Il genio ribelle di Zlatan Ibrahimović nasce (il 3-10-1981) e cresce in quei 10 settori costruiti tra il 1960 e il 1970 alla periferia di Malmö, Svezia meridionale. A dividere fra nord e sud (non solo geografici) gli oltre ventimila abitanti di quei 331 ettari provvede la Amiralsgatan, arteria stradale simbolo della segregazione che spacca gli autoctoni dalla seconda immigrazione (84%), quella di chi si è lasciato alle spalle la guerra civile slava e la disgregazione dell’Est europeo. 
Della prima fanno parte papà Sefik, bosniaco, e mamma Jurka, croata, che nel 1970 lasciano Bijeljina, Bosnia-Erzegovina, per il sesto piano i…