Duplantis: «Io imbattibile? Ho paura di sbagliare ma farò altri record»


Dopo quota 6,31 Duplantis punta sul Mondiale indoor

Nuova tecnica - "Ho arretrato la rincorsa da 20 a 22 passi e salto con un’asta più rigida, che mi dà più energia"

16 Mar 2026 - Corriere della Sera
Di Gaia Piccardi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il ragazzo volante è appena tornato sulla terra. Qui Stoccolma, sotto un cielo grigio topo, tappa di passaggio verso Torun, Polonia, dove venerdì scatterà il Mondiale indoor. In sala, nell’aria immobile in cui per la prima volta aveva sfidato la legge di gravitazione ottenendo in cambio di tanto coraggio un record del mondo (6,17 m, 8 febbraio 2020), Armand Gustav Duplantis detto Mondo, 26 anni, cercherà il quarto oro di una collezione privata inestimabile. Nell’asta, rispetto alla progressione di questo svedese cresciuto tra Europa e Usa grazie alla doppia cittadinanza (il padre è l’ex astista americano Greg Duplantis, che lo allena insieme a mamma Helena), anche il totem Bubka vacilla. A Uppsala, il 12 marzo scorso, il predestinato è salito a quota 6,31 nel meeting che porta il suo nome: 15° primato del mondo, migliorandosi di 14 cm in sei anni. A Torun tornerà sul luogo del (primo) delitto.

- Mondo, in Polonia aveva 19 anni. Che ricordi ha di quella impresa?

«Torun sarà sempre il mio posto speciale. Il momento in cui diventi detentore di un record, ti cambia la vita. Ricordo che mi sentivo bene, ero in forma ma, in fondo, non sapevo cosa aspettarmi. Era la seconda gara della stagione dopo Düsseldorf. E, bam, ho saltato 6,17. L’ambiente era rumoroso, pieno di tifo e di energia. Seduto in panchina, durante la gara, mi ero confrontato con Shawn Barber. Un bel momento di condivisione tra colleghi».

- Il pianeta, in quei giorni, era sull’orlo della chiusura per pandemia.

«Vivevamo tempi incerti... Con il Covid imparai a non dare nulla per scontato. Sparirono le folle e i tifosi: l’olimpiade di Tokyo nella bolla non fu uguale a nessun’altra. Quando non puoi condividere, diventa tutto piatto. Ho imparato che connettersi con l’energia della gente dentro uno stadio, dà senso al lavoro che ho scelto».

- 38 vittorie consecutive fanno di lei un campione imbattibile?

«No, guai a pensarlo. Ogni volta che salto lo faccio accompagnato da una sana paura di sbagliare. Non frequento l’hubris, non sottovaluto né le gare né gli avversari. Se mi preparo bene, se salto come sono capace di fare, sono ragionevolmente certo di essere l’astista più forte. È consapevolezza, non arroganza. La mia mentalità, sin da ragazzo, è sempre stata questa».

- A Uppsala ha cambiato asta. Non succede tanto di frequente.

«Non solo. Ho arretrato la rincorsa: da 20 a 22 passi. Sembra niente, ma cambia tutto. E ho saltato con un’asta più rigida, che fin lì non mi aveva dato le risposte che cercavo. Ho trovato un buon ritmo, sono entrato a velocità superiore, l’imbucata mi ha restituito un’energia extra allo stacco e, con essa, un senso di novità che raramente ho provato. È come se fosse cambiato tutto il mio approccio al salto, non so se mi spiego».

- Avanti così, se ripercorrerà i 30 centimetri di miglioramento di Bubka (da 5,85 a 6,15), potrà arrivare a 6,47.

«Sento di avere nel serbatoio altri record, questo è certo. Ma ignoro dove posso arrivare. Però credo che le misure interessino molto di più a voi giornalisti che a me. Io provo a godermi il viaggio, cercando di essere ogni volta che vado in pedana la migliore versione di me stesso. Non sono così analitico, non sono così attaccato ai primati e ai centimetri. Ciò che mi motiva è l’adrenalina della competizione e la voglia di spostare i miei limiti di atleta ogni volta un po’ più in su».

- Qual è il suo concetto di felicità? Un nuovo record, un’altra medaglia d’oro oppure un dettaglio insignificante a cui magari non pensiamo?

«Ci sono molte cose che mi danno un senso come essere umano: passare tempo con la mia fidanzata Desiré, circondarmi di persone che mi ispirano, mi rendono migliore e mi tengono umile, con i piedi sempre ben piantati per terra. Quando ascolto le canzoni che ho inciso, Bop e 4L, torno bambino nel giardino dietro casa in Louisiana, dove ho fatto i miei primi salti».

- A proposito di salti, ce ne sono di più significativi di quelli che hanno marcato i suoi 15 record del mondo?

«Ho fatto centinaia di salti significativi: la prima volta che ho scavalcato 6 metri, a Berlino, nel 2018, per esempio: 6,05 agli Europei da Under 20. Non avevo ancora 19 anni. Sapevo di avere la misura dentro di me, ma tirarla fuori non è mai scontato».

- Che cosa fa la grandezza di un fuoriclasse?

«Salire sul podio dell’olimpiade, con l’oro al collo».


15  Record - La misura di 6,31 con cui ha trionfato a Uppsala giovedì scorso nella terza tappa del circuito indoor è il 15° primato del mondo di Duplantis, 26 anni, nella carriera

***

STELLA

Armand Duplantis è nato negli Usa il 10 novembre 1999 ma ha scelto il passaporto svedese della madre Helena.

● Fuoriclasse dell’asta, in carriera ha ritoccato il record del mondo per 15 volte, portandolo a 6,31 la settimana scorsa a Uppsala.

● Ha vinto 3 ori olimpici, 6 mondiali (3 all’aperto e 3 indoor), 3 europei.

● Duplantis sarà la stella annunciata del Mondiale indoor, in programma da venerdì a domenica a Torun, in Polonia, dove lo svedese realizzò il primo dei suoi primati. L’italia manderà in Polonia 26 atleti, 13 uomini e 13 donne.

Commenti

Post popolari in questo blog

I 100 cattivi del calcio

Chi sono Augusto e Giorgio Perfetti, i fratelli nella Top 10 dei più ricchi d’Italia?

Echoes' Cycling Biography #4: Jean-Pierre Monseré