Addio a Dalipagić, il magico tiratore della super Jugoslavia
26 Jan 2025 - Corriere della Sera
Di Daniele Dallera
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«Date la palla a me e ci penso io», aveva quell’aria lì Drazen Dalipagić, e lui ci pensava davvero: faceva sempre canestro. Era magico, aveva tempi perfetti, tra ricezione e tiro, posizione del corpo, movimento dei piedi, finta che spiazzava il difensore. Un’armonia quasi musicale. Il mondo del basket è in lutto: è scomparso a Belgrado a 73 anni Dalipagic, leggenda della pallacanestro europea e italiana. Volto simbolo tra gli anni 70 e 80 della Nazionale jugoslava, in Italia è stato protagonista con Venezia, Udine e Verona. Se ne va un fuoriclasse, estenuato dalla cattiveria di una lunga malattia, un signore del basket. «Se fosse nato negli Usa — racconta Dino Meneghin, suo splendido avversario — avrebbe dominato anche nella Nba. Un avversario che ho sempre rispettato, leale, non ricordo un suo fallo tecnico…».
Dalipagic è stato il re del basket europeo tra gli anni 70 e 80, ha giocato in Italia sette stagioni, quattro a Venezia, due a Udine e una a Verona, era il giocatore giustamente più pagato, anche degli americani. Qui da noi ha realizzato il record dei 70 punti in una partita, lo ha fatto con la maglia della Reyer Venezia, in una partita vera contro la Virtus Bologna: partita storica, 25 gennaio 1987 (guarda caso muore il 25 gennaio 2025).
Tiratore d’accordo, ma non giocava da solo, non era dominato dall’egoismo, conosceva il dono del passaggio, dell’assist per il compagno. E anche in difesa si faceva rispettare. È ancora tra i migliori marcatori della storia del basket italiano con 7.993 punti. È diventato poi allenatore, ma senza tanta fortuna: amici di Belgrado, spiegano che avesse poca pazienza, forse perché il suo basket era arte e non gli andava che fosse guastata da interpreti non alla sua altezza.
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