ADDIO DALIPAGIC, SIGNORE DEL TIRO - LASCIÒ A BOCCA APERTA PURE JORDAN
“Praja” giocò 7 anni in Italia tra Venezia, Udine e Verona
Segnò 41 punti contro la North Carolina di MJ
Corazzata - Con la nazionale ha vinto tutto: è stato il miglior realizzatore della storia della Jugoslavia
Inarrestabile - Ha dominato per tre stagioni la classifica dei marcatori nel torneo italiano
26 Jan 2025 - La Gazzetta dello Sport
Di Giulia Arturi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Drazen “Praja” Dalipagić è mancato ieri, sabato 25 gennaio, a 73 anni, dopo una lunga malattia. Una data che era nel suo destino: il 25 gennaio di 38 anni fa, nel 1987, Praja scrisse la storia segnando 70 punti in serie A, con la maglia della Reyer Venezia contro la Virtus Bologna allenata da Sandro Gamba, il cui vice era Ettore Messina. Coach Gamba provò a fermarlo con una staffetta, invano. Del resto, in pochi ci riuscirono mai. Dalipagić è tutt’ora il miglior realizzatore della Nazionale jugoslava e del Partizan Belgrado, dove ha giocato dal 1971 al 1980, poi nella stagione 81/82. Quando muore un personaggio così, si vorrebbe raccontarlo con parole speciali. Difficile, perché lui era ad un altro livello: tiro inarrivabile in campo, fenomeno fra i fenomeni nella Jugoslavia unita, e uomo profondamente buono. Dietro a quei baffoni e ai record, c’era una grande persona. Tutti coloro che l’hanno conosciuto, oggi lo onorano. Sul campo, quando si alzava per tirare era statuario e inesorabile. Bello e micidiale come Bob Morse. «In campo era coraggioso e tosto, e così ha affrontato anche la malattia. Era inarrestabile, al massimo ci sbattevi contro: un drago. Aveva un talento superiore, gli veniva tutto facile. Era una grande persona: un uomo modesto, benevolo», ricorda commosso Boscia Tanjevic, prima suo allenatore in Nazionale, poi grande amico.
Ci penso io
Ettore Messina, all’epoca allenatore delle giovanili Virtus, era stato incaricato dall’avvocato Porelli, storico patron del club, di intervistare i grandi campioni, tra cui proprio Dalipagic. «Vidi allenarsi un uomo serio e un campione, mi ispirava rispetto e simpatia: quell’approccio l’ho rivisto poi in Danilovic racconta Messina -. Gli chiesi come aiutare i giovani che si deprimevano per gli errori. Mi guardò esterrefatto. “Io continuo a tirare, è ciò che faccio meglio”, mi rispose. Un segno di fiducia incrollabile. I 70 punti? È andata anche peggio. L’anno seguente, sempre a Bologna, ero l’assistente di Cosic che mi prese in giro tutta la settimana prima del match contro Venezia. “So io come fare”, diceva. Bene: Praja segnò 50 punti, e con i suoi assist, Radovanovic e Gianolla finirono con oltre 20 a testa. Perdemmo con uno svantaggio a doppia cifra».
Nazionale
A Mostar, in Bosnia Erzegovina, dove Dalipagić è nato, non c’era una squadra di basket di alto livello. Il calcio dominava. A 16 anni, però, Praja crebbe improvvisamente in altezza (grazie, madre natura) e a 18 iniziò con la pallacanestro. Dopo due anni, era già al Partizan: «Era un talento naturale, in campo si divertiva. Segnava tantissimo, ma con lui c’era spazio per tutti. Nel gioco senza palla era strepitoso. Sapeva usare i giocatori per trovarsi spazio, non servivano neanche blocchi, per lui», spiega Tanjević. Era un uomo-squadra: nel discorso di introduzione nella Hall of Fame, Praja ringraziò i suoi compagni di Nazionale, come Cosić, Slavnić, Delibasić, Kicanović, perché senza di loro non sarebbe stato lì. Quella Jugoslavia era un’iradiddio. Vinse tutto, a partire dall’Olimpiade, nel 1980 a Mosca, e dal Mondiale, nel 1978, a Manila. Nelle Filippine, Praja fu l’MVP.
MJ
Gli mancò solo la NBA, ma all’epoca si doveva scegliere: o l’America o la Nazionale, dove potevano giocare solo i “dilettanti”. E così lui non accettò l’offerta dei Boston Celtics. «Avrebbe dominato anche là - racconta Tanjević -. Nel 1981 portai una selezione nazionale Under 22 in tournée negli Stati Uniti. Si aggiunse anche Praja. L’ultima partita la giocammo contro North Carolina della matricola Michael Jordan. Perdemmo al supplementare, ma Praja fece 41 punti. Nel 1985, quando MJ venne in Italia per un tour promozionale, gli chiesi se si ricordasse della partita. Si ricordava eccome di Dalipagić, con tanto di pronuncia perfetta del cognome». L’Italia è stata fortunata ad avere Praja, e lui adorava il nostro Paese. Quell’uomo con gli inconfondibili baffoni, all’apparenza ombroso e concentrato, ma in realtà sempre disponibile, ha giocato 7 anni nel nostro paese: 4 a Venezia, due a Udine e uno a Verona. Ci ha deliziati. Il suo ricordo rimarrà sospeso oltre il tempo, come il suo arresto-e-tiro.
***
Il 25 gennaio del 1987 Dražen Dalipagić fu capace di mettere a referto ben 70 punti nella sfida vinta dalla sua Venezia contro la Virtus Bologna per 107-102.
Per gli amanti delle statistiche si tratta della terza miglior prestazione individuale di sempre del nostro campionato, anche se “Praja” in futuro è stato capace di prestazioni come i 57 punti contro Pesaro e i 52 contro Livorno.
Nella stagione 1981/82 con il suo Partizan riuscì a chiudere il campionato con ben 42.9 punti di media.
Uno dei migliori attaccanti puri della storia del gioco e di sicuro tra i migliori giocatori europei visti sul parquet.
Con la sua Nazionale vinse di tutto:
- 1 oro olimpico (1980);
- 1 argento olimpico (1976);
- 1 bronzo olimpico (1984);
- 1 oro al mondiale (1978);
- 1 argento al mondiale (1974);
- 2 bronzi al mondiale (1982 e 1986);
- 3 ori agli europei (1973, 1975 e 1977);
- 1 argento agli europei (1981);
- 1 bronzo agli europei (1979).
Commenti
Posta un commento