Dalipagić, addio mister 70 punti


Il campione di basket morto 38 anni dopo il giorno dell’impresa. 
Gli anni con Reyer e Verona

26 Jan 2025 - Corriere del Veneto (Vicenza e Bassano)
Serena Spinazzi Lucchesi
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Il basket veneziano e veronese piange la morte di Drazen Dalipagić, scomparso ieri a Belgrado all’età di 73 anni, vinto da una grave malattia. Nato a Mostar il 27 novembre 1951, Praja, così lo chiamavano tutti, era arrivato a giocare in Italia una prima volta nel 1980 dopo aver brillato a lungo come stella del Partizan Belgrado. Con la nazionale della Jugoslavia aveva vinto tutto (oro olimpico nel 1980, oro ai Mondiali nel 1978, ma anche medaglie d’argento e di bronzo) e proprio poco dopo le Olimpiadi di Mosca era stato contattato dal coach della Reyer, Tonino Zorzi, che lo convinse a venire a giocare a Venezia. La prima esperienza non durò molto, giusto il tempo di arrivare fino alla finale di Coppa Korac, persa al supplementare a Badalona. Poi se ne era andato al Real Madrid, forse anche a causa dei dissidi con l’altra star del basket di allora in laguna, Spencer Haywood, che aveva un’altra visione del basket e della vita, rispetto a lui. Praja era un perfezionista, uno che si allenava sempre il doppio degli altri, che si fermava ogni sera dopo gli allenamenti a tirare a canestro, ripetendo quel gesto centinaia di volte. Ma non era solo un tiratore, anche se gli annali snocciolano i record di punti e le medie favolose. Lo ricordava, qualche tempo fa, proprio Zorzi: «E’ stato uno dei giocatori più sottovalutati della storia del basket», raccontò una volta. «In troppi lo etichettavano come semplice tiratore, invece sapeva fare tante altre cose.

Lui era nato sotto la stella della ex Jugoslavia e cresciuto in quella meravigliosa scuola: rimane nella storia una sua partita di quando era ancora nelle giovanili. La sua squadra incontrò una selezione di americani nella quale giocava un certo Larry Bird: toccò a Dalipagic il compito di marcarlo, e lo marcò benissimo».

Tra le partite memorabili, almeno da questa parte dell’Adriatico, resta quella del record di 70 punti segnati contro la Dietor Bologna nel 1987, nel secondo periodo in cui giocò a Venezia (1985-1988). Era il 25 gennaio. una coincidenza triste data della sua morte e quella giornata pazzesca, fissata per sempre con una targa all’ingresso del palasport dell’Arsenale di Venezia. Quel giorno Praja spadellò tiri senza sbagliare praticamente mai. Ne aveva messi già 46 dopo il primo tempo, ma in pochi se ne erano resi conto, tanto fu la naturalezza con cui li aveva segnati. E di fronte c’era la capolista dell’epoca, guidata da Sandro Gamba, che qualche settimana prima aveva mandato alcuni suoi collaboratori a studiarlo dal vivo per delineare una strategia di difesa che fosse efficace. Tutto inutile, quel giorno Praja era semplicemente immarcabile. A chi negli anni seguenti gli chiedeva di quel record, rispondeva laconicamente che «bisogna essere in giornata».

Ma una volta, in tempi più recenti, aggiunse qualcosa in più: «La verità è anche che la mia generazione era fatta di fisico e di tanti fondamentali mandati a memoria. Per questo il basket di adesso non è più il mio basket». I record non sono mancati nemmeno nel periodo veronese: dopo l’esperienza con la Reyer, infatti, fu chiamato dalla Glaxo, con cui giocò la stagione 1988/1989, toccando il suo «high» stagionale a Brescia (53 punti). «Uno dei giocatori più iconici della storia del club», scrive oggi la Scaligera a ricordo di Dalipagić. Una sola stagione in gialloblù, l’ultima della sua carriera, da 33,8 punti di media in A2 dove Verona sfiorò la promozione. Fu quello il trampolino di lancio per gli anni d’oro della Scaligera. Dalipagic intanto era già tornato a Belgrado dove per qualche tempo ha anche allenato. Senza mai perdere i contatti con il basket veneto, soprattutto con la Reyer con cui in anni recenti ha collaborato. «Una grande persona, una leggenda dello sport e della pallacanestro veneziana, ma soprattutto un grande amico», si legge nella nota del club orogranata. Sui campi di basket, oggi, sarà osservato un minuto di silenzio.

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