LA RABBIA DI DERRY
Il Manifesto
Giovedì 30 Gennaio 2025
Pagina 24
A 53 anni dal Bloody Sunday, la comunità repubblicana nordirlandese non dimentica le sofferenze del popolo palestinese a cui è negato il diritto a una nazione
MICHELE GAMBIRASI
«Un solo mondo, una sola lotta, fino a che non saremo tutti liberi». È lo slogan che conclude la presentazione delle commemorazioni di quest’anno della Bloody Sunday a Derry, Irlanda del Nord. Qui 53 anni fa il primo battaglione dei paracadutisti dell’esercito britannico aprì il fuoco contro civili inermi, nel corso di una marcia per i diritti civili organizzata dalla Northern Ireland Civil Rights Association.
DA ALLORA la comunità cattolica e repubblicana ricorda l’evento, tra i più tragici della storia dei Troubles nordirlandesi e punto di svolta per il conflitto. Dopo quel giorno, davanti alla brutalità del governo di Londra (che riconoscerà le responsabilità militari solo 38 anni dopo, nel 2010) sempre più giovani imbracciarono la via della lotta armata, andando a ingrossare le file dell’IRA. Ora la memoria di quel giorno è rivolta al Medio Oriente e alla popolazione palestinese, cui si manifesta la solidarietà della comunità repubblicana di Derry.
Oggi, nell’anniversario della strage, si terrà un minuto di silenzio, dedicato ai bambini di Gaza, davanti al monumento eretto alle vittime in Rossville street. Le commemorazioni sono organizzate dal Bloody Sunday Trust, l’associazione nata dalla memoria dei fatti del 1972 e impegnata nella promozione dei diritti umani, e dal Museum of Free Derry, che tramanda la memoria storica della città negli anni più duri del conflitto.
Domenica una marcia ripercorrerà il tragitto della manifestazione originaria, con in testa i familiari delle vittime e quattordici croci bianche, una per ognuna delle persone morte quel giorno. Venerdì sera invece terrà l’annuale conferenza Nadya Tannous, attivista irlando-palestinese originaria di Dundalk, coordinatrice del Palestinian Youth Movement. «Derry è l’esempio di come la solidarietà internazionale, costruita tra popoli diversi possa costituire una sorta di prima linea per difendersi» ha detto Tannous. Derry, nel frattempo, è stata dichiarata una «apartheid-free zone» dal consiglio comunale della città. Cartelli con lo slogan saranno posizionati all’ingresso della città, e davanti al famoso «Free Derry Corner», ora ridipinto con la bandiera palestinese sullo sfondo.
«RICORDO il Bloody Sunday del '72, avevo 15 anni, e fu chiaro che le armi erano l’unica strada percorribile in quel momento», racconta a il manifesto Seanna Walsh, ex militante dell’IRA, hunger striker nei blocchi H del carcere di Long Kesh nel 1981. Ora è consigliere comunale a Belfast per lo Sinn Fein, il partito nazionalista irlandese, e direttore del James Connolly Center, dedicato al sindacalista irlandese protagonista della Rivolta di Pasqua del 1916. «Ma nel processo di pace che abbiamo avuto qui avevamo condizioni molto diverse da quelle che vediamo oggi in Medio Oriente», ragiona, «prima di tutto a un certo punto gli inglesi capirono che la strada militare andava abbandonata, che non potevano vincere. E poi il ruolo della comunità internazionale: noi non ci saremmo mai fidati solo di Londra, volevamo una terza parte credibile, e così siamo arrivati all’accordo.
Oggi mi sembra che le istituzioni internazionali siano molto più fragili».
GLI STATI UNITI di Bill Clinton ebbero un ruolo decisivo nel raggiungimento degli «Accordi del Venerdì santo» del (10 aprile) 1998, che hanno avviato il processo di pace nelle contee dell’Ulster. Oggi il vento reazionario che soffia dall’Atlantico, dopo la rielezione di Donald Trump, arriva anche sulle sponde irlandesi. Passeggiando per le strade di Shankill, l’enclave lealista di Belfast Ovest, fuori dalle abitazioni si vedono slogan MAGA (Make America Great Again). «Certo che siamo grandi sostenitori di Trump, così come di Tommy Robinson» racconta un uomo, esibendo la propria bandiera trumpiana accompagnata da quella dell’IDF, l’esercito israeliano. Robinson, che ha ricevuto di recente anche la benedizione di Elon Musk, è stato il promotore delle manifestazioni di estrema destra che la scorsa estate hanno infiammato l’Inghilterra.
Il quadro è quello della Brexit, caldeggiata in Irlanda del Nord proprio dalla parte unionista della società, convinta così di solidificare il proprio legame con Londra. Le cose sono andate diversamente, e l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea è stata di difficile applicazione nell’Ulster, data anche l’impossibilità di restituire un confine che dividesse l’isola. Ciò ha irritato gli unionisti, sentitisi traditi da Londra, alimentando anche nuove recrudescenze settarie e conservatrici. Il «quadro di Windsor», l’accordo che dal 2023 regolamenta lo status nordirlandese nel contesto della Brexit, non è piaciuto al DUP, il Partito Unionista, che ha per due anni impedito la formazione di un governo a Belfast dopo le elezioni del 2022, vinte per la prima volta dallo Sinn Fein.
L’accordo prevede che nuove frontiere terrestri non saranno istituite, e ha creato due corridoi distinti per le merci importante nell’Ulster a seconda che siano destinate al mercato interno o che viaggino verso il sud dell’isola e quindi verso l'UE. A dicembre l’accordo è stato rinnovato per ulteriori quattro anni, senza i voti unionisti.
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