LA VITA È UN PALLONE ROTONDO (N. 4)


di MICHELE DI VIRGILIO, 17 ottobre 2016

Quarta puntata.

1. Difensore, centrocampista, attaccante, mezzofondista. Tuttocampista. Se fosse nato quarant'anni prima, Alessandro Florenzi avrebbe fatto la spola nell’Olanda di Cruijff.

2. Kortrijk-Standard Liegi (3-3) è stata più appassionante di una qualsiasi partita dell’8° turno di Serie A.

3. Il sociologo Ilvo Diamanti ha condotto per Demos & Pi, e pubblicato su «La Repubblica» del 2 ottobre scorso, un’indagine analitica riguardo alla disaffezione degli italiani nei confronti del calcio. Da leggere (dovrebbe essere disponibile anche sul web).

4. Eduardo Galeano e l'elogio del tifoso. «Una volta alla settimana il tifoso fugge dalla sua casa e va allo stadio. Sventolano le bandiere, suonano le raganelle, i razzi, i tamburi, piovono le stelle filanti e i coriandoli: la città sparisce, la routine si dimentica, esiste soltanto il tempio. In questo spazio sacro, l’unica religione che non ha atei esibisce le proprie divinità. Anche se il tifoso potrebbe contemplare il miracolo, più comodamente, dallo schermo della televisione, preferisce intraprendere il pellegrinaggio verso questo luogo dove può vedere in carne e ossa i suoi angeli battersi a duello contro i demoni di turno. Qui il tifoso agita il fazzoletto, ingoia saliva, glup, ingoia veleno, si mangia il berretto, sussurra preghiere e maledizioni e all'improvviso gli erompe dalla gola una ovazione e salta come una pulce abbracciato allo sconosciuto che grida gol al suo fianco. Fino a quando dura la messa pagana, il tifoso è folla. Con migliaia di fedeli condivide la certezza che noi siamo i migliori, che tutti gli arbitri sono venduti, che tutti i rivali sono imbroglioni. Raramente il tifoso dice: “Oggi gioca la mia squadra”, ma “Oggi giochiamo”. E sa bene, questo giocatore numero dodici, che è lui a soffiare i venti del fervore che spingono il pallone quando dorme, e gli altri undici giocatori sanno bene che giocare senza tifosi è come ballare senza musica. Quando la partita si conclude, il tifoso, che non si è mosso dalla tribuna, celebra la sua vittoria: «Che goleada gli abbiamo fatto; che batosta gli abbiamo dato», o la sua sconfitta: «Ci hanno fregato di nuovo, arbitro bastardo». Allora il sole se ne va e se ne va anche il tifoso. Scende l’ombra sullo stadio che si svuota. Sulle gradinate di cemento ardono qua e là alcune fiamme di fuochi fugaci, mentre le luci e le voci si spengono. Lo stadio resta solo e anche il tifoso torna alla sua solitudine di io che è stato noi. Il tifoso si allontana, si sparpaglia, si perde, e la domenica è malinconica come un mercoledì delle ceneri dopo la morte del carnevale». 

5. Letture consigliate. «The Numbers Game», sottotitolato «Why everything you know about football is wrong» di Chris Anderson e David Sally (400 pp., Penguin edizioni).

6. Pronostici sulle italiane impegnate in Champions League e in Europa League. Lione-Juventus: X. Napoli-Besiktas: 1. Inter-Southampton: X. Roma-Austria Vienna: 1. Rapid Vienna-Sassuolo: X.

Commenti

Post popolari in questo blog

Francesco Conconi: ho fatto il Test

Cristiano Gatti, il quarto d'ora di umanità dell'ultimo giapponese

Gianpaolo Tessari: «Moser è il Trentino»