Traoré & soci Uomini onesti e vincenti


  • «La terra dei padri retti»: questo significa Burkina Faso in lingua mossi e dyula
  • La nazionale fra le più povere del Continente Nero è arrivata alle semifinali, contro l’Egitto, trascinata dai fratelli Bertrand e Alain, e dall’eterno Bancé
  • Un centravanti che in carriera ha girato 19 club e 12 Paesi

di IACOPO IANDIORIO
MARTEDÌ 31 GENNAIO 2017
ExtraTime, LA GAZZETTA DELLO SPORT 

Quando si rimboccano le mani­ che le donne in Africa, ecco che arride la speranza di successo. Senza Aminata Louise Izabelle non ci sarebbe stata la favola dei fratelli Traoré, giunti in se­ mifinale di Coppa d’Africa col Burkina Faso, domani contro il potente Egitto di Cuper e Salah. Sì perché Bertrand, detto Ber­ to, 21 anni (proprietà Chelsea ma è in prestito all’Ajax), e il fratello maggiore Alain, 28 an­ ni (ora in Turchia al Kayseri­ spor ma per 11 anni in Francia), avevano il calcio nel sangue, ma non sarebbe bastato. Un mese dopo la nascita di Berto, nell’ottobre 1995, infatti, papà Feu Isaï n.10 del Racing Club di Bobo­Dioulasso e della nazio­ nale degli Stalloni muore di colpo. Uno choc per Aminata, madre di 4 figli, 27enne, anche lei ex calciatrice e n.10 delle Panthères Noires, e istruttrice per l’infanzia. «Non avevo dirit­ to alla pensione, perché mio marito non aveva lavorato nemmeno 15 anni per la mini­ ma», ha raccontato a maliweb.


Mamma tuttofare 
Così per seguire da vicino i pic­coli lascia il lavoro fisso e si de­ dica al commercio, un mini­ market che vende di tutto, dal carbone alla legna per riscalda­ mento, dal riso ad altro cibo. Il figlio grande David si laurea in informatica, Alain e Bertrand si dedicano al calcio. «Nostra ma­ dre è stata tutto per noi ­ ha det­ to una volta Alain, cresciuto a Auxerre in Francia ­: un coach, una fan, una fisioterapista, e la nostra confidente». Nel 2004, a 16 anni, Alain, n.10 e sinistro come da tradizione di famiglia, è preso dal Centre de Forma­ tion Planète Champion di Oua­ gadougou, la capitale di uno dei Paesi più poveri del mondo (circa 1.500 euro di Pil annuo pro capite), con gran parte del­ l’economia finanziata da aiuti internazionali. E la vita dei Tra­ oré svolta. Sì perché Daniel Rolland, scout dell’Auxerre, lo nota alla Coppa d’Africa Under 17 del 2005 e lo porta subito in Borgogna, soffiandolo ad Alex Ferguson. Per i Traoré è la fine delle sofferenze. Anche perché nel 2008 Alain propone al suo club uno stage per il fratellino Berto, allora di 13 anni. Torna­ to dalla prova francese Ber­ trand è convocato nell’Under 17 per il Mondiale 2009 di cate­ goria in Nigeria ad appena 14 anni: lì segna alla Costarica, di­ ventando il più giovane marca­ tore della storia della manife­ stazione.


Re con l’Under 17 a 15 anni 
Nel gennaio 2011 a 15 anni e 4 mesi vince la coppa d’Africa U17 in Ruanda da leader dei piccoli Étalons e siglando 3 reti. Nel settembre 2011 poi, 3 gior­ ni prima di compiere 16 anni, Berto debutta nella nazionale maggiore a Bobo­Dioulasso in amichevole contro la Guinea Equatoriale: il gol dell’1­0 è del fratello Alain. Che racconta: «Prima del match gli avevo det­ to di faro solo quel che sapeva, senza agitarsi. E lui sereno: “Non ti preoccupare, andrà tut­ to bene”. Era già maturo a 15 anni». È sempre Alain che nel­ l’ottobre 2012 sigla al 96’ il gol qualificazione con la Repubbli­ ca Centrafricana: il Burkina va alla Coppa 2013, dove Alain si­ gla 3 reti e gli Stalloni centrano una storica finale, persa con la Nigeria. Berto non c’è, ma ha debuttato nell’edizione 2012, e si rifà in amichevole col Maroc­ co, siglando il suo 1° centro a nemmeno 18 anni. Lo prende il Chelsea dall’AJS di Bobo, dopo uno stage in Asia coi Blues. In questi anni è andato in prestito al Vitesse dove nel 2014­15 ha siglato 14 reti in Eredivisie e 3 in coppa, ha assaggiato la Pre­ mier (con 2 reti) ed è di nuovo in prestito all’Ajax, dove finora ha firmato 5 reti in stagione. In questa Coppa Berto ha messo in mostra il suo sinistro e, col k.o. di Pitroipa, sarà lui il leader contro l’Egitto. 


Aristide il globetrotter 
Poi magari risolverà il tutto il legnoso centravanti di scorta Aristide Bancé, come con la Tu­ nisia nei quarti, un idolo fra gli «Uomini Onesti», in lingua mossi e dyula, uno che a 32 an­ ni ha girato 19 club grazie al suo agente Dimitri Seluk (lo stesso di Yaya Touré), partendo nel 1999 dalla Costa d’Avorio, per giungere a Riga, Lettonia, nell’agosto scorso «per tenermi in forma, e non avendo altre of­ ferte». Uno che ha lasciato Oua­ ga a 16 anni «perché allora era pericolosa per i tentativi di col­ po di Stato contro il dittatore Compaoré», ha detto di recente a Footballski. E poi è andato in Belgio «dove ho visto per la pri­ ma volta la neve», in Ucraina al Metalurg (dov’era stato Yaya), «ma era dura per il freddo e il razzismo», in Germania (14 gol al Mainz in B nel 2008­09, pro­ mosso in Bundesliga e poi alle­ nato da Tuchel), Emirati («ho giocato con Fabio Cannava­ ro»), Qatar, Turchia, Finlandia, dove con l’HJK nel 2014 ha vin­ to il suo unico titolo, con sole 4 gare e 1 gol, Kazakistan e Suda­ frica. Una punta che dal 2010 in campionato non va in doppia cifra, ma col Burkina ha siglato 16 gol, di cui 3 in 4 coppe d’Afri­ ca, 1 in semifinale nel 2013, ed è un idolo a Ouaga. «Ora mi adatterei pure alla C francese», ha detto Bancé senza contratto. Intanto coi fratelli Traoré c’è una Coppa da conquistare.

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