FOOTBALL PORTRAITS - Fernández, Mati da slegare


di CHRISTIAN GIORDANO, Eurocalcio (2006)

Per 9.5 milioni di euro (7, secondo altre fonti), dal 1° gennaio 2007 il Villarreal potrà contare su genio, gol, dribbling, rabone, tunnel e cucchiai di questo fenomeno del Colo Colo.

Dopo mesi di voci e battendo l’agguerrita concorrenza (su tutti il Real Madrid e il Chelsea), il Submarino Amarillo potrà rimpiazzare l’infortunato Robert Pires con Mati o Pelusa (il primo soprannome di Maradona, per la fluente chioma) non appena questi avrà terminato il Clausura cileno e la Copa Sudamericana. Dopo il brasiliano Robinho e l’argentino Sergio Kun Agüero, la Liga si appropria così della terza Grande Speranza del calcio sudamericano. Per la quarta, Gonzalo el Pipita Higuaín del River Plate, è solo questione di tempo.

Madre argentina e padre cileno, Fernández ha scelto la nazionale del Cile perché è in quel Paese, a La Calera, che con la famiglia si è trasferito a 5 anni dalla natìa Mendoza. Nella selezione maggiore ha esordito dopo aver furoreggiato in quelle giovanili, specie nell’Under 20 che strappò all'Uruguay il pass per Olanda 2005, il mondiale di categoria. Lì La Rojita, squadretta tanto bella quanto leggerina (chi di 7-0 ferisce, l'Honduras, suo un gol, di 7-0 perisce: dalla Spagna di Cesc, Alexis e Silva), si qualifica come terza ma poi esce agli ottavi contro i padroni di casa (2-0, Babel e Quincy) futuri campioni.

In prima squadra debutta il 17 agosto 2004 contro la Universidad de Cile, una settimana segna la doppietta al Cobresal. Conclude il suo primo campionato, il Clausura 2004, con 8 gol in 21 partite, capocannoniere del Colo Colo e giovane dell'anno. Nel primo semestre 2006, ai tifosi colocolinos regala 14 gol e il titolo di Apertura, che il club di Santiago inseguiva dal 2002, e i quarti di finale della Copa Sudamericana.

È il classico enganche dietro le punte, ed è chiaro che dalle parti del Madrígal si sono premuniti per il dopo-Riquelme, anche se Fernández, che pure inventa calcio a ogni giocata, è tutto meno che un regista classico. Dato che sa anche partire largo, non è da escludere che Pellegrini lo impieghi più esterno, considerati il sistema di gioco del Villarreal e soprattutto la dittatura tattica di Riquelme.

Grandi accelerazioni, gioca a testa alta ed è micidiale quando, sulla trequarti, può affettare le difese con assist millimetrici o filarsela in serpentina per concludere personalmente. Veloce ed esile (1,77 x 73 kg), letale su punizione (calciate con potenza ed effetto, dopo corta rincorsa) e nelle parabole a giro, devastante nell’uno contro uno in zona centrale, ha numeri spettacolari, specie col destro (con la rabona ci dribbla anche), e dimostra personalità: non si nasconde nelle pieghe della gara, va a cercarsi il pallone e si smarca.

Descritto come un ragazzo timido e umile, è l’asso che può regalare al Cile il pass per Sudafrica 2010.
CHRISTIAN GIORDANO, Eurocalcio, 2006


Commenti

Post popolari in questo blog

Francesco Conconi: ho fatto il Test

Cristiano Gatti, il quarto d'ora di umanità dell'ultimo giapponese

Gianpaolo Tessari: «Moser è il Trentino»