Campioni da coltivare in casa - La svolta dell’Africa


In Marocco è boom di accademie calcistiche 
Il business è evitare che i talenti vadano all’estero già da giovanissimi

24 Dec 2025 - Corriere della Sera
Dal nostro inviato Andrea Galli
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Si chiama spiaggia delle nazioni, è fuori Rabat, prossima ai giardini esotici (il turismo di massa li trascura, il personale alla biglietteria infatti sonnecchia coi gatti appisolati, ma c’è tutta una storia d’amore, su questo parco); adesso la spiaggia, in un intervallo tra i temporali quasi tropicali, s’allunga nell’acqua pacifica per centinaia di metri comparendo di colpo in cima a una collina. Quasi sembra di cader dentro l’oceano. Ma arrivarci è una fatica, ogni via è presidiata da guardiani coi baffi ben curati i quali difendono, s’ignora da chi, i quartieri residenziali di lusso costruiti e in costruzione. Fra i primi interventi realizzati, un’accademia calcistica per bimbi. Tutt’intorno i muratori pongono fondamenta per nuove case terrazzate e appunto già si corre, crossa, calcia.

La cosiddetta diplomazia del pallone: ovunque campetti ché questo pallone attrae investimenti, legittima manifestazioni quali la Coppa d’africa in corso, rafforza d’identità di popolo, innesca emulazioni. Ovunque, in Africa, è un sorgere di accademie. Che hanno invertito una tendenza: non più talenti nati all’estero bensì figli «fisici» di queste terre; e i soldi, da sborsare per comprarli, dunque direttamente qui versati.

Abbiamo chiesto ai colleghi giornalisti, mentre si discute d’un problema: gli stadi, la cui ristrutturazione ha richiesto un miliardo (ufficiale) di euro, sono quasi vuoti. Forse l’andazzo cambierà con la fase a eliminazione diretta, il re e il governo marocchini potrebbero aver sottovalutato, nelle aspettative, le diffuse crisi deflagrate in Stati con le Nazionali impegnate nella Coppa. Guerre civili e frontiere bloccate, in aggiunta restrizioni dallo stesso Marocco, pare evidente che vi siano scarsi tifosi da fuori. Ci torneremo sopra; per intanto, questi sono i nomi di possibili futuri crack: James Bogere (17 anni, punta centrale, Uganda), gli egiziani Belal Attia (17, centrocampista) e Hamza Abdelkarim (17, centravanti), Joseph Sabobo Banda (20, centrocampista, Zambia), Mohamed Zabiri (20, acrobatico attaccante, Marocco), Yondjo Mata (18, centravanti, Camerun).

Di alcuni, i valori di mercato non superano i 50 mila euro. Abbondano i procuratori dall’Europa, gli alberghi di lusso specie a Rabat un mese fa erano intasati di prenotazioni.

Denaro, sempre il denaro di mezzo? Sì. A cominciare dall’Egitto, i soldi stanno mutando lo scenario. Esistono tre tipi di accademie: quelle tradizionali, ovvero le scuole calcio delle società del campionato, le accademie create da manager di famiglie di emigranti che vogliono mantenere legami — relazioni, visibilità, potere — con la madrepatria, infine le scuole calcio dove entri soltanto se paghi. E parecchio. Il che, ovvio, sbriciola in partenza la selezione. Le possibilità.

Altrove il processo si ramificherà più avanti. O magari no. La Costa d’Avorio s’è data cinque anni per completare una monumentale struttura che unisca la formazione calcistica ai percorsi di studio; in Sudafrica, assai indietro nel sostegno embrionale al movimento femminile, creano accademie specifiche per garantire l’ossatura delle Nazionali maggiori. Pressoché in ogni Paese, nelle fasi d’ideazione, arruolano specialisti. Per strutture, erba, illuminazione. Dall’Europa? No, dal Marocco. Pigliatutto. Fra qualche mese, ospiterà pure la Coppa d’Africa delle donne.

***

Il modello

● Il Marocco sta ospitando la Coppa d’africa. è un test in vista dei Mondiali 2030 che organizzerà insieme a Spagna e Portogallo

● Il Paese ha investito un miliardo nel rinnovamento degli stadi, altri progetti riguardano il settore giovanile con le Academy

● Altri Paesi africani seguono l’esempio, l’obiettivo è far crescere i talenti nei loro Paesi d’origine in modo tale da aumentare anche il valore del cartellino

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