Hall of Fame Giro - Roche, l’uomo del 1987: «E la mia vita cambiò»
Davide Cassani, 53 anni, c.t. azzurro, festeggia Stephen Roche,
54 anni, con il Trofeo Senza Fine del vincitore del Giro
Dopo Merckx e Gimondi, il premio va all’irlandese che quell’anno stupì il mondo. Da questa terra partirà il 9 maggio la corsa rosa
26 Feb 2014 - La Gazzetta dello Sport
DAL NOSTRO INVIATO STEFANO BOLDRINI
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BUSHMILLS (Irlanda del Nord) - Il posto è di quelli giusti per amare il ciclismo e rispettarne l’epica: rocce che si immergono nel Canale del Nord, il vento che piega gli alberi, la pioggia che va e viene. Natura allo stato puro, come puro dovrebbe essere uno sport offeso, purtroppo, dalla chimica. Quassù, a Bushmills, si celebra il primo atto del Giro d’Italia 2014, in partenza a Belfast il 9 maggio: Stephen Roche entra nella Hall of Fame della corsa rosa. L’ex corridore, nato a Dublino il 28 novembre 1959, conquistò nel 1987, l’anno della sua vita, Giro, Tour e il titolo mondiale, a Villach. E’ il terzo nome ad entrare nella Hall of Fame: è stato preceduto nel 2012 dal Cannibale Eddy Merckx e nel 2013 da Felice Gimondi.
Il 1987
Roche è un uomo che ha capito molto cose della vita: ha scelto di vivere in Costa Azzurra, dove ha radicato le sue attività. «Il Giro del 1987 ha segnato la mia vita, anche se si era capito sin dalle prime gare che quello sarebbe stato il mio anno. Avevo vinto la Vuelta Valenciana, ero arrivato secondo nella Liegi-Bastogne- Liegi, quarto nella Freccia Vallone e nella Parigi-Nizza. Il successo nel Giro mi diede popolarità, benessere, convinzione dei miei mezzi e nuovi amici. Sull’onda lunga, partecipai al Tour senza credere di poter vincere di nuovo, ma invece andò benissimo, anche se quello del 1987 fu uno dei più difficili della storia. E poi ci fu il Mondiale, dove scelsi il momento giusto per andare all’attacco».
Lo strappo
Roche dominò quel Giro consumando uno strappo che fece scalpore, in una delle giornate più tumultuose della storia rosa. Il capitano della Carrera era Roberto Visentini, trionfatore nel 1986. L’ordine di scuderia, scontato, era che Visentini avrebbe dovuto essere sostenuto per fare il bis. Roche però scalpitava. Aveva vinto la seconda semitappa della prima frazione (8 km dal Poggio a Sanremo) e la cronocronometro a squadre del quarto giorno. La tappa che sconvolse il copione fu quella da Lido di Jesolo a Sappada. Roche andò in fuga. Il direttoree sportivo della Carrera, Davide Boifava, ordinò agli altri suoi uomini di inseguire l’irlandese. Tutti risposero al diktat, tranne il gregario Eddy Schepers, un fedelissimo di Roche. Non lo ripresero. L’irlandese conquistò la maglia rosa e distanziò in classifica Visentini. All’arrivo, scoppiò il finimondo. Visentini, furibondo, accusò Roche di tradimento. Urlò: «Qualcuno stasera tornerà a casa». Ci fu una riunione concitata nella notte, ma alla fine la mediazione di Boifava riuscì a evitare abbandoni clamorosi: «Quell’uomo che doveva tornare a casa non potevo certo essere io — spiega Roche —. Stavo benissimo e proprio perché sentivo che quello era il mio momento, decisi di attaccare. Vincendo il Giro feci vincere tutta la squadra. E la stessa cosa si può dire del Tour. Ci sono momenti in cui un corridore deve ascoltare le sue voci di dentro e le squadre devono tenerne conto».
Ombre
La stagione successiva, Roche cambiò squadra e lentamente la sua carriera, segnata anche da diversi infortuni, declinò. Si ritirò al termine del 1993 e proprio sull’ultimo anno della sua attività ci sono delle ombre. Nel 2000, nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla procura di Ferrara e affidata al PM Pierguido Soprani, venne alla luce che il medico sportivo Giovanni Grazzi, collaboratore del dottor Francesco Conconi, avrebbe somministrato in quel 1993 l’Epo a sei ciclisti della Carrera, tra i quali Roche. Il corridore irlandese si difese sostenendo di non aver mai preso l’EPO e di non aver avuto rapporti con Conconi. La prescrizione fece calare il sipario sulla vicenda. Roche è rimasto nello sport come organizzatore di campus in Spagna, commentatore tv e maratoneta dilettante. Il figlio Nicolas e il nipote Daniel Martin sono corridori professionisti. La bicicletta è il testimone della famiglia Roche.
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3 DOMANDE A...
DAVIDE CASSANI
«Io in stanza con Visentini quel giorno a Sappada...»
Davide Cassani, 53 anni, è il c.t. della Nazionale: nel 1986 e 1987 è stato alla Carrera di Visentini e Roche.
1. Davide Cassani, lei è stato compagno di squadra di Stephen Roche nella Carrera di Davide Boifava. Che campione è stato, Roche?
«Stephen era un atleta di altissimo livello che è riuscito a superare se stesso in quella stagione indimenticabile. Andava forte dappertutto, ha vinto una Roubaix da dilettante, era un grande a cronometro e in salita. Ma lo ricordo come un fenomeno nelle cronosquadre. Dava i tempi e interpretava quello sforzo collettivo come nessun altro. Aveva una grande visione della corsa».
2. Un ricordo del fatidico Giro d’Italia 1987?
«Me lo ricordo benissimo. Io ero compagno di camera di Visentini. Quando Roche attaccò a sorpresa e in modo non ortodosso nella tappa di Sappada, e Boifava ci chiese di tirare alle sue spalle, mi sembrava di vivere una situazione paradossale. Quella sera, in albergo, il clima non era serenissimo... Visentini, ancora adesso, non vuole nemmeno sentire pronunciare il nome di Roche. Ma è stata un’edizione storica e Stephen quell’anno era davvero il più forte».
3. Ora Roche è nella Hall of fame del Giro...
«Ci sta, perché è stato il primo corridore di lingua inglese a conquistare la maglia rosa e perché il prossimo Giro d’Italia partirà dalla sua Irlanda. Ho visto qui, tra Belfast e Dublino, una grande passione per il ciclismo. A giudicare dall’entusiasmo e dall’impegno, sarà un altro momento storico per la nostra corsa».
p. ber.
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Un murales militare a Belfast bold.
Irlanda del Nord, terra di pace
Ma è polemica sui murales
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L'avvenimento sportivo più importante della storia ndell'Irlanda del Nord, costituita dal 1920. Da queste parti, con il passato non scherzano e se sostengono che il Giro è davvero l'evento-clou di 94 anni di vita, bisogna credere alle loro parole. L'Irlanda del Nord cerca molte cose nella corsa rosa. Vuole mostrare al mondo il suo volto nuovo di terra in pace, dopo le violenze degli anni Settanta e Ottanta che portarono il Paese sull'orlo di una guerra civile. Cerca il business: le previsioni di 40 mila turisti nei giorni del Giro, dal 9 all'11 maggio, possono far decollare il turismo. Si stanno utilizzando fondi importanti per ristrutturare strade, alberghi ed edifici.
Un problema sta però dividendo il Paese, riportando in primo piano antiche tensioni. E’ la questione dei murales, una delle caratteristiche di Belfast. Sono vere opere d’arte, che ripercorrono la storia di una nazione segnata dalle lotte tra protestanti e cattolici. Ann Lo, elemento di spicco del partito Alliance, nata ad Hong Kong e residente in Irlanda del Nord da 30 anni, ha proposto di cancellare alcuni murales: «Vogliamo davvero che le immagini più violente siano visibili da milioni di persone che guarderanno la tv?». Le reazioni sono state immediate. Ann Lo è stata minacciata e insultata. Una vicenda spinosa, che il governo di Belfast vuole tenere sotto controllo, per evitare che alla vigilia del Giro gli animi possano scaldarsi. In Irlanda del Nord, dal 1998 c’è la pace, ma le divisioni religiose permangono. Nella capitale nordirlandese, sopravvive l’ultimo muro d’Europa, che marca il confine tra i quartieri cattolici e protestanti. I cancelli sono aperti, ma la polizia continua a vigilare. Cancellare i murales, in questo contesto, può provocare reazioni imprevedibili. Il messaggio è chiaro: «I murales non si toccano» .
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