Alex Meier und die letzte Chance
Fotos dpa - Damals und heute: alex Meier (rechts)
trainiert die eintracht 2026, trifft für sie 2013.
Die Eintracht muss in Baku gewinnen, um in der champions League dabei zu bleiben. Kann ausgerechnet Fan-Idol Meier die verunsicherte Mannschaft stabilisieren?
21 Jan 2026 - Frankfurter Allgemeine Zeitung
Von Konrad Ringleb
Irgendwann ist es an einem eisigen Januartag bei der Eintracht ruhig geworden. Ihre Spieler radeln gemächlich aus der wärme ihres Proficamps zum gefrorenen Trainingsplatz, vorbei an einem einsamen Gabelstaplerfahrer, der fast seine Fracht verliert. Sie passen sich ein paar Bälle zu, keiner redet. am lautesten klackern ihre Schuhe auf dem Boden. Vor dem entscheidenden champions-League-Spiel gegen Qarabağ ağdam (Mittwoch, 18:45 uhr auf Dazn) machen nur die Torhüter ein paar Späße.
Die Spieler sind alle da, uzun, Theate, Kristensen. nur ihr Trainer ist es nicht mehr. niemand weiß, wo Dino Toppmöller ist, vielleicht in niederrad, vielleicht an der Mosel, jedenfalls nicht im Frankfurter Stadtwald. an seiner Stelle spaziert alex Meier am Platz entlang. Der langjährige Eintracht-Stürmer, eigentlich Trainer der a-Jugend, schlendert in einem Fünf-Meter-radius umher, die hände hinter dem rücken. Er ist jetzt Ko-Trainer der herrenmannschaft, übergangsweise. an seinen Füßen alte adidas-Stollenschuhe, Modell Kaiser 5. um seinen hals eine kleine analoge Stoppuhr, in der rechten hand eine Trillerpfeife in Silber.
Die haare trägt Meier immer noch wie früher: nach hinten gelegt, zu einem Zopf gebunden. Fußball spielt er auch noch wie früher: als seine Spieler gerade Fünf-gegen-zwei üben, hält Meier mit Marco russ, seinem langjährigen Mitspieler und Zopfkollegen, den Ball hoch. nach 20 Sekunden plumpst der Ball auf den eisigen Boden, als analyst russ ihn annehmen will. Der „Fußballgott“im anorak beobachtet derweil, wie die Sonne Meter um Meter den Platz erobert. Das alles versprüht eine Melancholie, die die Eintracht gerade gut gebrauchen kann. auch wenn unklar ist, wie viele aus der internationalen Eintracht-Mannschaft heute noch wissen, wer alex Meier ist. Seit dem 3:3 in Bremen ist in Frankfurt einiges los. Erst diskutierten die Eintracht-chefs stundenlang, dann war’s das für Toppmöller. am Montag erklärte Vorstand Markus Krösche, wie es dazu kam – und wieso es dazu kommen musste. Je länger die Pressekonferenz dauerte, desto kürzer antwortete Krösche, desto schärfer schaute er zu den Journalisten. Der gefeierte Eintracht-Manager wirkte angekratzt.
Er weiß: Es ist die letzte chance für die Eintracht in der champions League. will sie noch eine chance auf die Playoffs haben, muss sie gegen ağdam gewinnen. Sie hätte dann sieben Punkte und noch ein Spiel: am Mittwoch in einer woche gegen Tottenham hotspur. Gewänne sie dieses auch, dürfte das wahrscheinlich reichen. Das ist reichlich Konjunktiv. Vielleicht zu viel.
Die frostige Stimmung jedenfalls erreichte auch die Mannschaft. „Zu oft waren wir alleine unterwegs“, sagte ihr Kapitän robin Koch am Dienstag nach dem Training. Kleine Entscheidungen seien falsch getroffen worden; „dann läufst du immer hinterher“. Er wolle sich von Toppmöller verabschieden. „wir hatten tolle zweieinhalb Jahre zusammen“, sagte Koch. In dieser Saison hatte Toppmöller Koch zum Spielführer gemacht.
Das amt wird der Verteidiger behalten, wenn die Eintracht in Baku antritt. am rand aber stehen zwei andere: Alex Meier, 43 Jahre alt. und Trainer Dennis Schmitt, 32, der normalerweise für die zweite Mannschaft zuständig ist. Ein Scharnier zwischen alter und neuer Eintracht-welt ist der zweite Ko-Trainer Jan Fießer. Schon in der vergangenen Saison, der erfolgreichsten seit einer ganzen weile, war der hesse für das Pressing und die Standards zuständig. Er ist der Einzige, der aus dem Team Toppmöller verblieben ist.
Für Schmitt hingegen ist vieles neu: „Die Tage waren lang und die nächte kurz“, sagte er. Ihm war nicht anzumerken, dass er nun in der champions League coacht statt in der hessenliga. Es sei ein Traum, „ein solches Spiel begleiten zu dürfen“. Er wolle die Mannschaft enger verteidigen sehen. und ansonsten die Vorteile eines Trainerwechsels nutzen – schließlich wisse der Gegner nie so recht, was auf ihn zukomme.
ob das die Eintracht selbst weiß? Zuletzt machte sie selten den anschein. Eine der zahlreichen Eisflächen, auf denen Toppmöller ausrutschte, war die Stürmerfrage. In der champions League kann winterzugang arnaud Kalimuendo nicht spielen, weil ihn die Eintracht nicht nachnominieren darf. Das heißt: ansgar Knauff wird angreifen. In der Königsklasse spielte der 23 Jahre alte Flügelspieler stark, auch in Bremen traf er spät. Ein klassischer Stürmer ist er trotzdem nicht.
Im Gegensatz zu einem anderen, der mit der Eintracht 3000 Kilometer richtung osten reist. Zuletzt spielten die Frankfurter im august 2013 am Kaspischen Meer. Sie gewannen 2:0. und in einem kurzärmligen, weißen Trikot schoss ein langer Stürmer zwei Tore. Sein name: Alex Meier.
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Foto dpa - Allora e oggi: Alex Meier (a destra)
allena l'Eintracht nel 2026 e segna per la squadra nel 2013.
Alex Meier e l'ultima chance
L'Eintracht deve vincere a Baku per rimanere in Champions League.
Riuscirà proprio Meier, idolo dei tifosi, a stabilizzare una squadra così insicura?
21 gennaio 2026 - Frankfurter Allgemeine Zeitung
di Konrad Ringleb
A un certo punto, in una gelida giornata di gennaio, all'Eintracht è calato il silenzio. I giocatori pedalano tranquillamente dal calore del loro centro di allenamento al campo ghiacciato, passando accanto a un solitario conducente di un carrello elevatore che sta quasi perdendo il carico. Si passano qualche pallone, nessuno parla. Il rumore più forte è quello dei loro tacchetti sul terreno. Prima della decisiva partita di Champions League contro il Qarabağ ağdam (mercoledì, ore 18:45 su Dazn), solo i portieri scherzano un po'.
I giocatori ci sono tutti, Uzun, Theate, Kristensen. Solo il loro allenatore non c'è più. Nessuno sa dove sia Dino Toppmöller, forse a Niederrad, forse sulla Mosella, ma certo non nel bosco cittadino di Francoforte. Al suo posto, Alex Meier passeggia lungo il campo. L'attaccante di lunga data dell'Eintracht, in realtà allenatore della squadra giovanile, cammina con le mani dietro la schiena in un raggio di cinque metri. Ora è vice allenatore della prima squadra, in via provvisoria. Ai piedi indossa vecchie scarpe da calcio Adidas, modello Kaiser 5. Al collo ha un piccolo cronometro analogico, nella mano destra un fischietto argentato.
Meier porta ancora i capelli come una volta: pettinati all'indietro e raccolti in una coda. Gioca ancora a calcio come una volta: mentre i suoi giocatori si allenano nel cinque contro due, Meier tiene la palla in aria con Marco Russ, suo compagno di squadra di vecchia data e collega anche lui con la coda. Dopo venti secondi, la palla cade sul terreno ghiacciato mentre l'analista Russ cerca di prenderla. Il “dio del calcio” in giacca a vento osserva intanto il sole che conquista metro dopo metro il campo. Tutto questo emana una malinconia di cui l'Eintracht ha proprio bisogno in questo momento. Anche se non è chiaro quanti giocatori dell'Eintracht sappiano ancora chi sia stato, Alex Meier. Dopo il 3-3 a Brema, a Francoforte c'è molto fermento. Prima i dirigenti dell'Eintracht hanno discusso per ore, poi è stata sancita la fine per Toppmöller. Lunedì il presidente Markus Krösche ha spiegato come si è arrivati a questo punto e perché era inevitabile. Più la conferenza stampa andava avanti, più Krösche rispondeva in modo laconico e guardava i giornalisti con sguardo severo. Il celebre manager dell'Eintracht sembrava scosso.
Sa bene che è l'ultima occasione per l'Eintracht in Champions League. Se vuole avere ancora una possibilità di qualificarsi ai playoff, deve vincere (in trasferta) contro il Qarabag. A quel punto avrebbe 7 punti e ancora una partita da giocare: mercoledì prossimo contro il Tottenham Hotspur. Se vincesse anche quella, probabilmente sarebbe sufficiente. Sono molti condizionali. Forse troppi.
Il clima gelido ha contagiato anche la squadra. «Troppo spesso abbiamo giocato da soli», ha dichiarato il capitano Robin Koch martedì dopo l'allenamento. Sono state prese piccole decisioni sbagliate e «allora finisci sempre per rincorrere». Koch ha voluto salutare Toppmöller. «Abbiamo trascorso due anni e mezzo fantastici insieme», ha affermato Koch. In questa stagione Toppmöller aveva nominato Koch capitano della squadra.
Il difensore manterrà la carica quando l'Eintracht scenderà in campo a Baku. Ma ci sono altri due candidati: Alex Meier, 43 anni, e l'allenatore Dennis Schmitt, 32 anni, che normalmente è responsabile della seconda squadra. L'allenatore in seconda Jan Fießer è un punto di congiunzione tra il vecchio e il nuovo mondo dell'Eintracht. Già nella scorsa stagione, la più vittoriosa da molto tempo, l'allenatore del club dell'Assia era il responsabile del pressing e dei calci piazzati. È l'unico rimasto dello staff di Toppmöller.
Per Schmitt, invece, molte cose sono nuove: “Le giornate erano lunghe e le notti brevi”, ha detto. Non si notava che ora allena in Champions League invece che nella Hessenliga. È un sogno “poter accompagnare una partita del genere”. Vorrebbe vedere la squadra difendere più da vicino e sfruttare i vantaggi di un cambio di allenatore: dopotutto, l'avversario non sa mai bene cosa aspettarsi.
Ma l'Eintracht ne è consapevole? Ultimamente non lo ha dato a vedere. Una delle numerose spinose questioni su cui Toppmöller ha perso terreno è stata quella degli attaccanti. Arnaud Kalimuendo, arrivato nel mercato invernale, non può giocare in Champions League perché l'Eintracht non ha potuto inserirlo nella lista UEFA. Ciò significa che Ansgar Knauff giocherà centravanti. L'ala 23enne ha giocato bene in questa Champions League, e segnato in campionato a Brema nel finale. Tuttavia, non è una classica prima punta.
A differenza di un altro in viaggio con l'Eintracht a tremila chilometri verso est. L'ultima volta che l'Eintracht ha giocato sul Mar Caspio è stata nell'agosto 2013. Ha vinto 2-0 e un attaccante alto ha segnato due gol con una maglia bianca a maniche corte. Il suo nome: Alex Meier.
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„Barça des Kaukasus“
21 Jan 2026 - Frankfurter Allgemeine Zeitung
Majd El-Safadi
Ein hauch von Geschichte umweht dieses Spiel. Erstmals treffen ein Verein aus aserbaidschan und ein Klub aus Deutschland in der champions League aufeinander. aserbaidschans Meister Qarabağ ağdam empfängt die Eintracht am Mittwochabend im TofiqBəhramov-Stadion in Baku. Bereits zweimal haben sie gegeneinander gespielt: in der Qualifikation zur uEFa Europa League 2013/14. Beide Partien entschieden die Frankfurter damals für sich (2:0 und 2:1). Ein gutes omen?
Doch seither hat sich der Verein aus aserbaidschan stabilisiert. auf die Eintracht wartet somit zwar ein bekannter, aber unangenehmer Gegner. aserbaidschans Meister ist seit mehr als einem Jahrzehnt Stammgast in europäischen wettbewerben. Der Verein gilt als „Fc Barcelona des Kaukasus“. „wir schätzen diesen Spitznamen natürlich“, sagte Trainer Gurban Gurbanow dem „Kicker“. Gleichwohl räumt der einstige Stürmer ein, dass die Eintracht ihnen „in allen Belangen überlegen“sei.
Der 53 Jahre alte Dauertrainer – 18 Jahre lang – setzt auf Ballbesitz, Ballkontrolle, Disziplin und Kampfbereitschaft. Er bevorzugt die 4-2-3-1-Formation, in der Defensive stabil, in der offensive flexibel – auch das temporeiche umschaltspiel gelingt ihnen besser. Mit dieser Spielweise trotzten sie dem Fc chelsea einen Punkt ab (2:2), gegen Benfica Lissabon setzten sie sich auswärts 3:2 durch. nach sechs Spielen kann sich die Bilanz in der Königsklasse durchaus sehen lassen: zwei Siege, ein unentschieden und drei niederlagen.
Mit sieben Punkten stehen sie auf dem 22. Platz und damit in den Play-off-rängen – also dort, wo die Eintracht hinwill. Gurbanows Team schoss zehn Tore und musste 13 Gegentreffer hinnehmen. Der durchschnittliche Ballbesitz liegt bei rund 46 Prozent, die Passgenauigkeit bei rund 82 Prozent. Eine Führung über die Zeit bringen kann Qarabağ in dieser champions-League-Saison jedoch nicht: acht Punkte haben sie dadurch verspielt. In der heimischen Liga stehen sie mit 36 Punkten, 32 Toren und zehn Gegentreffern auf dem zweiten Platz. hier sind sie defensiv stabiler und weniger fehleranfällig.
Die Entwicklung ist ein Verdienst von Trainer Gurbanow. Er ist ruhig und führt keinen Zirkus an der Seitenlinie auf. Zudem hat er den deutschen Fußball studiert. Dessen Spielphilosophie sei von den „Prinzipien der Einfachheit und des Durchhaltevermögens“geprägt, erklärte er. Die Eintracht täte gut daran, diesen Gegner nicht zu unterschätzen.
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“Il Barça del Caucaso”
21 gennaio 2026 - Frankfurter Allgemeine Zeitung
Majd El-Safadi
Un tocco di storia aleggia su questa partita. Per la prima volta, una squadra dell'Azerbaigian e una squadra tedesca si affrontano in Champions League. Il Qarabağ, campione dell'Azerbaigian, ospiterà l'Eintracht mercoledì sera allo stadio Tofiq Bahramov di Baku. Le due squadre si sono già affrontate due volte: nelle qualificazioni alla UEFA Europa League 2013/14. Allora entrambe le partite furono vinte dal Francoforte (2-0 e 2-1). Un buon auspicio?
Da allora, però, la squadra azera si è consolidata. L'Eintracht dovrà quindi affrontare un avversario conosciuto, ma scomodo. Il campione dell'Azerbaigian è da oltre un decennio un habitué delle competizioni europee. Il club è considerato il “Barcellona del Caucaso”. “Naturalmente apprezziamo questo soprannome”, ha dichiarato l'allenatore Gurban Gurbanow a ‘Kicker’. Tuttavia, l'ex attaccante ammette che l'Eintracht è “superiore sotto tutti gli aspetti”.
Il 53enne allenatore di lunga data – da 18 anni – punta sul possesso palla, sulla disciplina e sulla grinta. Predilige il 4-2-3-1, compatto in difesa e flessibile in attacco, che permette alla squadra di gestire meglio anche i rapidi cambi di ritmo. Con questo stile di gioco ha strappato un punto al Chelsea (2-2) e battuto il Benfica Lisbona in trasferta per 3-2. Dopo sei partite, il bilancio è decisamente soddisfacente: due vittorie, un pareggio e tre sconfitte.
Con 7 punti è al 22° posto e quindi nei play-off, ovvero dove vuole arrivare l'Eintracht. La squadra allenata da Gurbanow ha segnato 10 gol e ne ha subiti 13. Il possesso-palla medio è di circa il 46%, la precisione dei passaggi di circa l'82%. Tuttavia, il Qarabağ non è riuscito a mantenere il vantaggio in questa stagione di Champions League, perdendo 8 punti. Nel campionato nazionale è al secondo posto con 36 punti, 32 gol segnati e 10 subiti. Qui è più solido in difesa e meno soggetto a errori.
Questo sviluppo è merito dell'allenatore Gurbanov. È calmo e non fa scenate a bordo campo. Inoltre, ha studiato il calcio tedesco. La sua filosofia di gioco è caratterizzata dai “princìpi di semplicità e resistenza”, ha spiegato. L'Eintracht farebbe bene a non sottovalutare questo avversario.
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