La scommessa Rosenior Scriveva sul Guardian ora allenerà il Chelsea


(Afp) Premier - Liam Rosenior, 
41 anni: sostituisce Maresca

La lettera a Trump e la lotta al razzismo

7 Jan 2026 - Corriere della Sera
Di Carlos Passerini
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Ex bambino prodigio con la passione per la tattica calcistica, poi modesto difensore in Premier League, quindi brillante editorialista per il Guardian, infine — ora — manager del Chelsea: tutto si può dire di Liam Rosenior tranne che sia un personaggio banale. Quarantuno anni, nato a Londra da una famiglia di origine anglo-sierraleonese, è il successore di Enzo Maresca, esonerato nei giorni scorsi dopo aver conquistato il Mondiale per club solo qualche mese fa. Ha firmato un contratto fino al 2032, una sorta di «trasferimento interno» che di certo non è piaciuto ai tifosi dello Strasburgo, squadra che guidava in questa stagione: le due società fanno parte dello stesso consorzio proprietario degli inglesi, il gruppo Blueco. Ecco spiegata non solo la rapidità nella scelta, ma anche il senso.

«Rose-quoi?», «Rose-chi?» s’interrogavano i tifosi francesi nell’estate del 2024, all’annuncio del suo ingaggio, dopo l’esonero dall’hull City. Salvo poi portarlo in trionfo quando, con la squadra più giovane d’europa, nel suo primo anno anziché la salvezza in Ligue 1 ha raggiunto la qualificazione alla Conference, fin qui dominata. Trofei, zero. Anche se di lui si parla bene: niente integralismi, ma un calcio equilibrato e funzionale. In Inghilterra la scelta dei Blues viene definita «di sistema», che va a premiare anche l’aziendalismo dimostrato nei rapporti con la dirigenza. Atteggiamento ben diverso da quello di Maresca, che rivendicava più autonomia. «Vado via con la pace interiore di lasciare un club prestigioso come il Chelsea dove merita di essere» è stato infatti l’addio, con una punta di veleno, che l’italiano ha affidato ai social. I Blues sono quinti a -17 dall’Arsenal primo in classifica.

Voce attiva per i diritti civili, Rosenior sarà il primo allenatore di colore della storia del Chelsea. «Il silenzio non è un’opzione quando si parla di razzismo» ha scritto in una delle sue analisi a metà fra calcio e società. Molto apprezzata fu la lettera aperta indirizzata a Trump nel 2020, dopo la morte di George Floyd sulla scia del movimento Black Lives Matter. In un uno dei suoi ultimi articoli rifletteva su come il calcio sia ancora oggi rimasto invischiato nelle guerre culturali. «Allenare in un altro Paese ti rende libero, nessuno ha preconcetti su di te», diceva qualche mese fa. Ora, il ritorno a casa, per la sfida più difficile: riportare il Chelsea a vincere.

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