La casa perfetta di Joachim Trier


‘Sentimental Value’

22 Jan 2026 - laRegione
IAS

‘Sentimental Value’ di Joachim Trier arriva nelle sale della Svizzera italiana con credenziali invidiabili: il Grand Prix a Cannes, gli applausi in Piazza Grande a Locarno, sei premi agli European Film Awards tra cui miglior film, regia, sceneggiatura e interpretazioni per Stellan Skarsgård e Renate Reinsve. Trier è un regista attento e raffinato e qui ha potuto contare su un cast eccezionale, dai già citati Stellan Skarsgård e Renate Reinsve a Elle Fanning.

Il film si apre con una delle sue scene più riuscite: Nora Borg (Renate Reinsve), attrice teatrale affermata, è in preda a un attacco di panico prima di entrare in scena. La camera la segue mentre fugge dal palcoscenico, attraversa i corridoi del backstage, chiede disperatamente droga al collega Jakob (Anders Danielsen Lie) con cui ha una relazione, si accontenta di uno schiaffo. Dopo questa sequenza frenetica, incontriamo Gustav (Stellan Skarsgård), padre assente e regista un tempo celebre. Per il suo ritorno al cinema, Gustav decide di realizzare un film personale incentrato sulla storia della sua famiglia e vuole, come protagonista, Nora. La sua proposta risveglia tutti i conflitti che erano rimasti silenti, coinvolgendo anche la sorella minore Agnes (Inga Ibsdotter Lilleaas) e, dopo il rifiuto di Nora, la giovane star hollywoodiana Rachel Kemp (Elle Fanning).

Vivere attraverso le memorie

Il film, come accennato, scorre con eleganza grazie all’ottimo montaggio di Olivier Bugge Coutté che dà a ‘Sentimental Value’ il respiro della grande letteratura, assecondato dalla fotografia di Kasper Tuxen. Skarsgård dà il meglio di sé con un personaggio non facile: Gustav è insieme carismatico e patetico, capace di dominare ogni stanza e poi sgonfiarsi in privato sotto il peso del tempo e dei rimorsi. Reinsve è alle prese con un personaggio forse meno contraddittorio ma anche più profondo mentre Lilleaas compone un ritratto delicato di Agnes, la sorella apparentemente più equilibrata ma ugualmente segnata dall’abbandono paterno. Persino Fanning riesce, sotto la direzione di Trier, a dare vita a un personaggio sfaccettato, un’attrice in cerca di una verità artistica che non può raggiungere.

I richiami cinefili, e le citazioni, sono numerosi: c’è tanto Ingmar Bergman, nella storia e negli sguardi, ma anche Woody Allen e, per alcune scene, si possono anche citare Truffaut e Fellini. Quello che Trier ci mette di suo è l’elemento catalizzatore: la casa di famiglia dove Gustav vuole usare per girare il suo film. È questa maestosa struttura in stile dragestil norvegese (l’architettura “vichinga vittoriana” di fine Ottocento) che Trier trasforma in personaggio capace di vivere attraverso le memorie. “Una casa è una cosa molto soggettiva, ed è diventata un punto di partenza per entrare in una storia più complessa sulla vita e sulle aspettative”, ha spiegato Trier.

‘Sentimental Value’ non è solo, o non è tanto, la storia di una famiglia o un film sulle emozioni: al centro di tutto troviamo una casa presa quasi come categoria esistenziale. E questo è sia la forza sia la debolezza del film. La forza perché ‘Sentimental Value’ ha una struttura narrativa solida, senza quelle indecisioni che trovavamo nel precedente ‘La persona peggiore del mondo’. Ma è anche una debolezza perché quella verso la casa diventa quasi una ossessione che sovrasta gli altri temi e gli stessi personaggi, portando a un racconto che si avviluppa su se stesso e rischia di non arrivare al pubblico.

Cosa funziona
interpreti d’eccellenza, regia impeccabile.

Cosa non funziona
una storia solida ma troppo autocentrata.

Perché vederlo
perché è cinema al suo meglio.

Perché non vederlo
perché a volte è l’imperfezione a dirci qualcosa di vero.

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