Un interno con una famiglia e un lungometraggio da girare


© FRENETIC FILMS
Stellan Skarsgård e Renate Reinsve sono padre e figlia.

Nell’ultima pellicola del regista norvegese Joachim Trier, già premiato al Festival di Cannes, ai Golden Globes e agli European Film Awards, assegnati lo scorso weekend, dai quali è uscito trionfante, con ben sei premi

Antonio Mariotti
22 Jan 2026 - Corriere del Ticino

Il cinquantunenne norvegese Joachim Trier figura senz’altro tra gli «aficionados» del Festival di Cannes, dove ha debuttato nel 2011 con il suo secondo lungometraggio Oslo, 31 agosto. Un sodalizio consolidatosi nel corso degli anni con Louder (2015), che ha visto il suo debutto nella corsa alla Palma d’oro, ma soprattutto dopo il grande successo de La persona peggiore del mondo (2021) che è valso alla sua protagonista, Renate Reinsve, il riconoscimento per la miglior attrice. Quando nel maggio scorso il duo Trier-Reinsve si è ripresentato sul tappeto rosso della Croisette per presentare Sentimental Value ci si poteva quindi aspettare un altro momento importante e così è stato. 

La giuria guidata da Juliette Binoche ha infatti assegnato al film il Gran Premio, ovvero il secondo riconoscimento per importanza del festival, lanciando così un segnale forte che è stato recepito anche oltreoceano, grazie anche alla presenza nel cast di nomi molto conosciuti a livello internazionale come Elle Fanning e Stellan Skarsgard. E, guarda caso, entrambi erano candidati di recente a un Golden Globe come migliori attori non protagonisti (il secondo ha ottenuto il premio, la prima no) ma quel che è più impressionante, il film di Trier aveva ottenuto altre sei nomination nelle categorie principali. 

Stesse premesse agli European Film Awards assegnati lo scorso weekend, dove Sentimental Value ha letteralmente trionfato conquistando sei premi, tra cui quelli per il miglior film, la miglior regia, i migliori attori (Reinsve e Skarsgard) e la migliore sceneggiatura (scritta da Trier insieme con il suo abituale collaboratore Eskil Vogt). Un copione che rischia di ripetersi anche per gli Oscar, le cui nomination saranno annunciate proprio oggi.

Le mura di una casa come teatro e fil rouge di un complesso intreccio di relazioni fra un padre e due figlie

Un improvviso ritorno

A fare da filo conduttore alla vicenda di relazioni per nulla semplici che uniscono un anziano padre (Skarsgard) alle due figlie adulte (Reinsve e l’altrettanto brava Inga Ibsdotter Lilleas) è la casa di famiglia che, come narra una voce fuori campo, ora è in vendita ma che nel corso degli anni è stata teatro di gioie e drammi, litigi e riconciliazioni, finché – nella stupenda scena finale – diventa il set di un film in cui quel che si racconta è accaduto proprio lì. A turbare l’apparente periodo di quiete della casa e delle persone che la abitano ci pensa l’improvviso ritorno del padre, Gustav Borg, affermato cineasta sulla via del tramonto, che ha scritto una nuova sceneggiatura sulla madre e vorrebbe che ad interpretarla fosse la figlia Nora (Reinsve) che di mestiere fa l’attrice ma di teatro, come si scopre nella sorprendente scena iniziale. Nora ha tuttavia un pessimo rapporto con il padre, reo di aver abbandonato la famiglia quando le figlie erano giovanissime. Dopo il secco rifiuto di Nora, Gustav ingaggia Rachel (Fanning), una star di Hollywood, a interpretare il ruolo, ma poco a poco entrambi si rendono conto che solo la figlia di Gustav può incarnare il personaggio sullo schermo.

Picchi di emozione

Meno «leggero» del film precedente di Trier ma comunque non privo di momenti di sottile ironia affidati soprattutto al personaggio di Gustav, con Sentimental Value il regista norvegese compie un notevole passo avanti nel suo modo apparentemente sommesso di raccontare, caratterizzato tuttavia da picchi di emozione fortissima e da idee registiche molto chiare e solide che non negano i diversi (benefici) influssi che ha subito: da Ibsen (Nora è il nome della protagonista della celebre pièce Casa di bambola) a Ingmar Bergman, soprattutto per l’attenzione rivolta alla psicologia dei personaggi femminili. Joachim Trier sovrappone con delicatezza diversi piani di lettura, scavando a fondo in tutti i personaggi ma al tempo stesso interrogandosi sul valore delle storie familiari e sul mezzo migliore per tramandarle alle nuove generazioni. Renate Reinsve è ancora una volta strepitosa dall’inizio alla fine ma con il passare dei minuti emerge anche il carisma di Stellan Skarsgard che dimostra di aver assimilato, nel corso della sua lunga carriera, tutti i tic del regista al lavoro sul set. «Sentimental Value».

Antonio Mariotti 

Regia di Joachim Trier. Con Renate Reinsve, Stellan Skarsgard, Inga Ibsdotter Lilleas, Elle Fanning, Anders Danielsen Lie (NorvegiaGermania-Danimarca-Francia 2025, 133’).

Commenti

Post popolari in questo blog

I 100 cattivi del calcio

Chi sono Augusto e Giorgio Perfetti, i fratelli nella Top 10 dei più ricchi d’Italia?

Echoes' Cycling Biography #4: Jean-Pierre Monseré