Visentini tra i giganti
Da sinistra Gianni Bugno, 61 anni, re del Giro 1990;
Claudio Chiappucci, 62, 2° nel 1991 e nel 1992, 3° nel 1993;
Roberto Visentini, 68, re nel 1986, con il Trofeo Senza Fine;
lo storico costruttore Ernesto Colnago, 93;
Guido Bontempi, 66, 16 tappe rosa vinte;
Stefano Allocchio, 63, 4 tappe vinte al Giro, di cui ora è direttore di corsa - LAPRESSE
GIRO HALL OF FAME, ENTRA IL RE DELL’86: «GRANDE EMOZIONE»
Al bresciano il Trofeo Senza Fine della corsa rosa
«Avrei potuto vincere di più? Nessun rimpianto»
«Coppe e riconoscimenti? Non ho conservato niente ma questo Trofeo lo terrò, ne sono fiero»
Sul tradimento di Roche a Sappada nel Giro 1987:
«Inutile dire altro, potrei arrabbiarmi.
Tutti sanno come sono andate le cose»

31 Jan 2026 - La Gazzetta dello Sport
LAPRESSE
di CIRO SCOGNAMIGLIO @CIROGAZZETTA
Quando gli hanno chiesto quale fosse stato il momento più bello della carriera, Roberto Visentini a rispondere ha impiegato un millesimo di secondo: «Il giorno che ho smesso...». Tre parole che raccontano già parecchio del carattere dissacrante e fuori degli schermi quello del bresciano di Gardone Riviera che ieri, con una cerimonia tenuta da Eataly Smeraldo a Milano, vista su Piazza XXV Aprile, è entrato ufficialmente nella Hall of Fame del Giro d’Italia ricevendo il Trofeo Senza Fine: quando lui trionfò nella corsa della Gazzetta – 1986, dopo il secondo posto del 1983 – ancora non c’era (esiste dal 2000). «Una grande emozione, il risultato di una carriera piena di sacrifici — il commento di Visentini, accompagnato dalla moglie Elisabetta e dai figli Matteo e Alice —. Di fatto, tra coppe e trofei, non ho conservato più niente o quasi. Ma per questo Trofeo il posto lo troverò. Molti dicono che avrei potuto vincere di più, ma non ho rimpianti. Di sacrifici ne ho fatti eccome, allenandomi tutti i giorni senza saltarne uno. Il ciclismo di oggi? Non mi convince troppo, vince sempre lo stesso (Tadej Pogacar; ndr) e all’Italia manca uno come Vincenzo Nibali».
Una mattina densa di emozioni, ricordi e presenze importanti tra campioni e compagni di squadra di Visentini – Gianni Bugno, Vincenzo Nibali, Claudio Chiappucci, Guido Bontempi – senza dimenticare il maestro di Cambiago, Ernesto Colnago, che dalla platea si è rivolto direttamente a Roberto: «Torna nel ciclismo, sei una risorsa per il movimento. Aiutaci a trovare e formare i talenti italiani». Visentini ha ricordato il trionfo del 1986, fin da quando alla partenza di Palermo si presentò con una microfrattura allo scafoide «ma nonostante questo mi sentii bene fin da subito, e conquistai nel giorno del mio compleanno il successo finale a Merano davanti a Saronni, Moser e LeMond. Mica male...».
Non potevano mancare i riferimenti anche all’edizione 1987, quella restata nella storia per il tradimento di Sappada: Visentini, in rosa, fu attaccato dal compagno di squadra Roche e finì per perdere il primato, senza poi concludere la corsa conquistata dall’irlandese che firmò pure Tour e Mondiale in pochi mesi. I rapporti non si sono più ricomposti: «Tutti sanno come sono andate le cose e non c’è bisogno di aggiungere altro, potrei davvero arrabbiarmi...».
Luca Di Persio, Global Chief Marketing, Communication & Innovation Officer di Agenzia ICE, a destra, ha dato a Roberto Visentini la maglia tricolore in quanto Ambasciatore dell’Italia nel mondo.
Con loro in foto anche Andrea Cipolloni e Matteo Mursia
Matteo Mursia, Chief Revenue Officer di RCS Sports & Events, ha detto: «La Hall of Fame del Giro d’Italia è un progetto che valorizza il nostro patrimonio sportivo e culturale. Eventi come questo dimostrano quanto il Giro sia una piattaforma unica». E Andrea Cipolloni, padrone di casa in qualità di Group CEO Eataly, ha aggiunto: «Il ciclismo e Eataly condividono un legame autentico con i territori che attraversano: portano, con passione, il meglio dell’Italia nel mondo. Siamo onorati di celebrare un campione come Roberto Visentini, che ha scritto pagine indimenticabili nella storia del ciclismo entrando, a pieno titolo, nel cuore degli appassionati».
***
IDENTIKIT
Anche secondo nel 1983 dietro a Saronni
Nato a Gardone Riviera (Brescia) il 2 giugno 1957, è stato iridato juniores nel 1975.
Professionista dal 1978 (nella prima stagione fu maglia bianca di miglior giovane al Giro d’Italia) al 1990, ha corso per Vibor, CBM Fast-Gaggia, San Giacomo, Sammontana, Inoxpran, Carrera Jeans, Malvor. Jolly Componibili.
Ha vinto il Giro 1986 (dopo essere arrivato secondo nell’83) davanti a Giuseppe Saronni e a Francesco Moser, oltre a 5 tappe della corsa rosa, nella quale è stato leader per 27 giorni.
Corridore di grande talento, forte sia in salita sia a cronometro. Tra i successi, anche il Giro del Trentino 1981, la Tirreno-Adriatico 1983 e due tappe alla Vuelta.
Sposato con Elisabetta, hanno due figli, Matteo e Alice.
***


Commenti
Posta un commento