Marty, una pallina che non si ferma mai
24 Jan 2026 - La Gazzetta dello Sport
Emanuele Bigi
CON TIMOTHÉE CHALAMET, GWYNETH PALTROW, ODESSA
AZIONE 149 MINUTI, AL CINEMA
Marty Supreme di Josh Safdie è travolgente, frenetico e ipnotico. Come il protagonista del film, Marty Mauser (un Timothée Chalamet da Oscar), un giovane ebreo newyorchese ambizioso, istrionico, esibizionista e sicuro che un giorno sfonderà nel mondo del ping pong. È però l’unico a credere nel suo stesso sogno, da realizzare ad ogni costo. Truffa, ruba, mente allo zio e alla madre, a un’attrice sul viale del tramonto e a un gangster che rivuole indietro il suo cane scomparso. Così tutto va a rotoli, ma Marty è una pallina impazzita in cerca di rivalsa. Lo sport non è il fine, è il percorso che conta: sullo sfondo c’è l’America degli Anni 50, ossessionata dall’ascesa sociale.
Il film (candidato a 9 Oscar) è una giostra senza freni, ogni scena è un’esplosione di dettagli e un tuffo nell’anima fuori controllo di Marty. Il ping pong diventa metafora del caos moderno, e il viaggio del protagonista un’odissea grottesca tra ambizione, autodistruzione e rivalsa.
Diretto da Josh Safdie cavalca dramma e farsa, spaccato sociale ed eccesso visivo. Chalamet è perfetto: irrequieto, brillante, instabile.
È il motore di un film che non si ferma mai. Che affonda nella carne viva del sogno americano, per raccontarne il lato più oscuro, disperato e surreale.
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